La vita, l'universo e tutto quanto Satira

Il fluido che vota

L’elettorato ormai è fluido. Quando sei sicuro di averlo agguantato, vai a stringere il pugno per trattenerlo e quello cola dappertutto. Sulla pozza che forma ai tuoi piedi si fiondano tutti i tuoi avversari, i quali, armati di spugne e secchietti, cercano di accaparrarselo, per poi ricominciare il ciclo appena provano loro a trattenerlo.

Un po’ di quell’elettorato fluido caduto a terra, a causa di un fenomeno fisico chiamato percolazione sprofonda nel terreno e finisce in una cavità sotterranea chiamata astensione. Il sogno bagnato di ogni politico è quello di riuscire a scavare un pozzo che arrivi ad attingere a quell’enorme serbatoio, ma finora non c’è riuscito nessuno. E infatti la cavità a ogni elezione si riempie sempre di più.

Il problema è che l’elettorato fluido non ce la fai a renderlo solido, perché congela a -120°. Non lo trovi mica un freezer così potente. Nemmeno tra quelli a pozzetto. Se invece l’elettorato fluido lo scaldi troppo fai un disastro. Inizia a bollire, schizza dappertutto, lascia delle macchie sulle camicie che mandarle via è un’impresa. E nessun politico vuole girare con la camicia impataccata.

Insomma l’elettorato ormai è fluido e te lo tieni così. Dicono sia colpa del riscaldamento globale, perché fino a un certo punto è stato abbastanza solido. Altri dicono che sia colpa dei social, come per quasi tutto.

Alla solita università del Wisconsin hanno fatto di recente un esperimento. Hanno messo dell’elettorato fluido in un contenitore, e accanto al contenitore hanno messo un tizio che ripeteva in maniera ossessiva “Basta tasse, in pensione a cinquant’anni, lavoro per tutti, via gli immigrati”. Dopo mezz’ora, il tizio quel fluido ce l’aveva quasi tutto in tasca.

 

condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *