Premesso che io sono per l’abolizione degli stati nazionali e per la creazione di una federazione planetaria (e, quando sarà, interplanetaria), un po’ perché

1) diomio cerchiamo di non essere ridicoli, è il 2017 e le merci vanno ovunque e le informazioni (leggi: internet) pure vanno ovunque ma le persone sono ancora sottoposte al Chi è lei? Cosa viene a fare? Che lingua parla? Ha del cibo in valigia? Mi mostra per favore un pezzo di carta dov’è scritto che in effetti sì, può venire qui? Parlerà male di noi quando tornerà a casa? Ma ce l’ha una casa?
E un po’ perché
2) col regresso all’infinito verso il basso (mi separo dall’Europa, mi separo dall’Italia, mi separo dalle Marche, mi separo dalla provincia di Macerata, mi separo da Barbatruccoli, mi separo da via Manzoni, mi separo dal civico 21, mi separo dal secondo piano, mi separo dalla sala da pranzo, mi separo da me stesso, e il giorno dopo sul Carlino “Indipendentista estremo trovato decapitato”) non si finisce mai bene,

se uno deve proprio indire un referendum per l’indipendenza di una regione, non può certo chiedere il parere di quelli che abitano lì nella regione. È sbagliato come approccio, secondo me, e così è davvero poco democratico. Se fai un referendum del genere, il quesito va posto a tutti gli altri. Per esempio, invece di indire un referendum in Veneto per l’indipendenza del Veneto, bisognerebbe indirlo in tutto il resto d’Italia per l’indipendenza del Veneto. Cioè, non sono i veneti che devono dire “L’Italia ci sta sul cazzo, ce ne andiamo”, ma gli italiani che devono affermare “I veneti hanno rotto il cazzo, che se ne vadano”.

La democrazia funziona così, con la maggioranza che decide. Non me lo sono mica inventato io.