Un paio di cose che mi sono sembrate strane

La prima è che domenica mattina, al cinema, c’è la canonizzazione (mi viene sempre da leggere cannonizzazione, come dire che li sparano in cielo) di papa Giovanni XXIII e di papa Giovanni Paolo II. In diretta.

La seconda è che la RAI, in vista dei mondiali di calcio brasiliani, sta trasmettendo uno spot che finisce con la statua del Cristo Redentore, quella famosissima che domina Rio de Janeiro, che indossa la maglia della nazionale italiana (col numero 10; e invece di Cristo, come da regolamento, c’è scritto Italia).

Viene da pensare che ci sia stato il classico scambio di valigette.

 

Il bonus libri: dal trailer al film

Fatta qualche eccezione, i film, se uno si fida dei trailer, son tutti belli. Guardi il trailer, dici “oh che attori”, dici “oh che musiche”, dici “oh che effetti”, ti convince, vai al cinema, il film fa schifo.

Per la politica, in Italia, funziona più o meno allo stesso modo. Vedi le proposte di legge, dici “oh be’, sì”, “è giusto, certo”, “oh, una roba ben fatta”, poi esce la legge, fa schifo. Fatta qualche eccezione.

Per dire, le “Misure per favorire la diffusione della lettura”, il trailer era splendido. Si vedevano detrazioni fiscali, incentivi alla lettura, bonus libri. Il film, invece, ci stanno mettendo degli emendamenti assurdi dentro, farà schifo. Certo, non si può dare per scontato, visto che è ancora in lavorazione. Nel senso, può anche peggiorare.

Datageist

L’informazione è potere. Negli anni 80 i giornali lo scrivevano un giorno sì e uno no. Negli anni 90 cinque volte a settimana. Adesso invece scrivono quasi sempre “Ve l’avevamo detto o no, negli anni 80 e 90, che l’informazione è potere?”, bullandosi per l’unica previsione che hanno azzeccato dal dopoguerra.

Quando abbiamo scoperto che un ragazzino smanettone era in grado di scatenare una guerra termonucleare globale abbiamo capito che il mondo stava cambiando. E che quel ragazzino poteva essere il figlio occhialuto e silenzioso dei nostri vicini.

Così abbiamo iniziato a temere quelli che i giornali chiamavano – ovviamente sbagliando – hacker, furfanti del cyberspazio che s’infiltravano, comodamente da casa, nei sistemi informatici del governo, per rubare e distruggere, mettendo in pericolo la vita di noi onesti e tecno-disadattati cittadini perché, si sa, tutto è controllato dalle macchine, e queste sono collegate, i virus si trasmettono dall’una all’altra in un battibaleno, poi c’è la teoria del caos che dice che basta un attimo e tutto crolla, e non è che le macchine pensino, eseguono solo dei programmi, però ti tagliano fuori, e non puoi staccare la corrente perché la macchina è programmata per reagire, e basta un corso di Basic per poter costruire un supercomputer, per non parlare di Matrix. Insomma questi criminali informatici bisogna fermarli, prima che facciano chissà quali danni.

Ce l’hanno insegnata così bene, la cantilena, che ora che abbiamo scoperto che l’unico vero gigantesco hacker è il governo USA, ci siamo persino rimasti male.