Deregolamentazione

C’è stato un periodo, secondo me, in cui conoscevo le regole dell’italiano, e scrivevo cercando di rispettarle. È da un po’, invece, che è come se me le stessi scordando, è come se le stessi mettendo da parte. O meglio, uso quelle che mi servono, come fa qualunque artigiano coi suoi strumenti. Se non sono utili allo scopo, le lascio lì sul tavolo. Qualcuno potrebbe pensare “facile così eh”, e invece no, è più complicato. Ma è anche molto, molto più divertente. Sono diventato un somaro, direbbero a scuola. Un somaro che ride.

Biografie

L’altro giorno ho dovuto scrivere una mia breve biografia per un libro che uscirà fra un paio di mesi e che conterrà, tra gli altri, un mio racconto. Mi era già capitato altre volte di scrivere queste cosiddette notizie sull’autore, coincidendo io con quest’ultimo, che sono poi finite in libri, siti web o su etichette di prodotti alimentari sospetti. Confrontando la biografia che ho scritto l’altro giorno con quelle più vecchie, mi sono accorto che nel corso del tempo le ho scritte sempre più brevi. Le prime biografie erano lunghe, arzigogolate, piene di battute e gag. Le ultime, pur avendo nel frattempo accumulato più biografia, sono formate da pochissime righe e da informazioni essenziali.

Sarà che all’inizio, quando uno non ha molto da scrivere di sé perché non ha fatto granché, si sente così poco importante che finisce per metterci di tutto, nelle biografie. E sarà che alla fine, quando uno da scrivere ne ha, si sente così poco importante per aver fatto quelle cose che nemmeno gli passa per la testa di scriverle.

Così, di anno in anno, all’aumentare delle esperienze, le biografie si assottigliano. Quelle perfette, evidentemente, sono solo nome e cognome.

Importantissima

«La verità» ha detto la signora Ross «dal momento che me la impongono, non m’interessa». Sono rimasto tutto il pomeriggio colpito da quest’aforisma pensando che avrebbe segnato un nuovo periodo della mia esistenza. A sera, accanto al focolare, ho pregato la signora Ross di spiegarmi meglio la sua frase, per me importantissima. Non se la ricordava.

[Ennio Flaiano, La saggezza di Pickwick, in Diario notturno, Adelphi 1994, p. 96-97]

Un witz, anche stavolta

Come ormai ogni anno, in occasione del giorno della memoria metto qui un witz, una storiella ebraica. Quella che segue è tratta dal libro di Leo Rosten, Oy oy oy! – Umorismo e sapienza nel mondo perduto dello yìddish, alla voce “Kvell”, che significa “gonfiarsi”, sprizzare orgoglio, soprattutto per i successi (veri o falsi che siano) dei propri figli.  Anche questo è un modo per ricordare.

La signora Blumenfeld e la signora Kovarsky si incrociano al supermercato. La prima dietro il carrello della spesa, la seconda dietro un passeggino con due marmocchi dentro.
«Buon giorno, signora Kovarsky. Che carini i suoi bimbi. Che età hanno?»
«Il dottore tre anni, l’avvocato due» risponde fiera la mamma.

Tagliare (davvero) i parlamentari

Ho letto che il governo vuole tagliare il numero dei parlamentari. Così facendo, diminuirebbero i costi della politica. L’idea è di tagliarne 345. Non so perché 345, forse perché è un numero facile da ricordare, tipo 123 o 1789 (che intuito, i francesi, a fare la rivoluzione quell’anno lì), oppure c’è un motivo più serio. Ma non credo.

Su questo fatto di tagliare i parlamentari ho un solo dubbio: se l’obiettivo è quello di risparmiare, che senso ha tagliarne solo 345? Che senso ha tenersi tutti gli altri (circa 600), spendendo comunque una cifra considerevole? Tanto vale darci un taglio davvero, e lasciarne solo uno, che a quel punto deciderà su tutto e per tutti. E anzi, secondo me, se togliamo di mezzo tutti i parlamentari tranne uno, quell’unico che avrà il potere assoluto lo stipendio neanche lo vorrà, e non spenderemo nemmeno un centesimo per far funzionare la democrazia.

Una bella recensione

Prima, mentre cercavo su Google un ristorante nuovo che ha aperto da queste parti, sono incappato in una delle recensioni più belle che abbia mai letto, che diceva così: “Ancora devo andarci ma già fa cagare”.

Più di tutto, di questa recensione, ho apprezzato quel sottile senso di disperazione di chi, pur sapendo che un ristorante fa cagare, sa bene che ci finirà a mangiare, prima o poi.

Puntini

Poco fa, mentre scrivevo delle cose al computer, ho visto una macchia sul monitor. Era in basso, vicino al bordo, e risaltava spocchiosa sul fogliesco bianco di fondo. Ho provato a toglierla passandoci sopra il dito, ma niente, è rimasta lì. Allora ho usato l’unghia: stesso risultato. Così mi sono attrezzato a dovere e ho insistito, usando prima della barba di tre giorni, poi della carta vetrata da 40, della pietra pomice, un fascio di neutrini, delle battute salaci, un gufo reale che era rimasto sveglio tutto il giorno a guardare una maratona di film con Mel Gibson. Infine, quando già maledicevo i piromani dei pixel, ho notato le dimensioni non indifferenti della macchia, e la sua peculiare forma di puntino. È bastato scorrere appena la pagina per scoprire che sotto il puntino c’era il resto di una lettera i, isolata, solitaria, di certo fuorviante. E ho pensato che dei meticolosi si dice che mettono i puntini sulle i, ma di coloro che sono dediti all’equivoco, all’ambiguità e al fraintendimento – che credo siano i comici e pochi altri – non si dice mai che li tolgono. Forse è ora d’iniziare a dirlo.

Tornano i blog

Tutto scorre, diceva Eraclito, sopravvalutando la coda alle poste e la realtà in generale. Ma c’è da capirlo: ai suoi tempi il mondo era piccolo e semivuoto, e ogni cosa sembrava una novità.

Tutto torna, disse Nietzsche due millenni e mezzo più tardi, molto più realistico sulla questione, inaugurando il concetto di remake e facendo la fortuna dell’attuale cinematografia.

Nel tempo sono tornati i pantaloni a vita bassa, quelli a vita alta, quelli avvita e svita, i baffi a manubrio, i boomerang, i piumini, le camicie a quadrettoni, gli skateboard, l’odio razziale, gli scaldamuscoli, gli occhiali a specchio, le ricevute delle raccomandate, le battute sull’ora legale, i dischi di vinile, il cibo cinese, i jeans strappati, gli yo-yo, la Terra piatta, la cometa di Halley, D’Alema e molto altro. Giusto le sonde Voyager sembrano convintamente non voler tornare, ma chissà.

Tutto torna. O forse tutto si ripropone, perché non ce la facciamo a sfornare e digerire continuamente novità.

Tutto torna, se non si è capito. E adesso tornano pure i blog, mi hanno detto.

C’era bisogno? No. Ma quasi di niente c’è davvero bisogno. Tutto il resto è riempimento.