Il cavaliere mascherato

Silvio Berlusconi è morto in un incidente stradale nel 1999.

Sull’identità della persona che da allora finge di essere il leader di Forza Italia ci sono diverse ipotesi:

1) Francesco Maria Voltolini, autotrasportatore di Vigevano, attore teatrale amatoriale recante una non banale somiglianza col Berlusconi degli anni ’90. Successivamente, invecchiando, tale caratteristica è andata sfumando, il che spiegherebbe l’attuale utilizzo di una maschera nelle situazioni pubbliche. Lo scambio di identità sarebbe avvenuto (e in seguito mantenuto operativo) su proposta di Veronica Lario e Gianni Letta.

2) Luisa Melandri Morelli, imitatrice di San Sepolcro lanciata nel 1996 dalla trasmissione “Uguale sputato” di Tele Toscana 31. Contattata dai vertici di Forza Italia appena dopo l’incidente fatale, è stata sottoposta a un intervento di chirurgia estetica affinché potesse somigliare in modo verosimile a Berlusconi, più basso di 31 cm. Leggenda vuole che durante una puntata di “Uguale sputato” la Melandri Morelli abbia litigato furiosamente con un giovane Matteo Renzi seduto fra il pubblico e inalberatosi per un paio di battute sugli scout di Pontassieve.

3) Amhal ibn Gazizi, pizzaiolo pakistano. Di lui si sa pochissimo. Secondo alcuni ha conosciuto Berlusconi a Rho, nella sua pizzeria, durante la campagna elettorale per le politiche del 1994. In tale occasione Gazizi avrebbe confessato al futuro Presidente del Consiglio: “Vorrei essere come lei”. E Berlusconi avrebbe risposto: “Puoi esserlo, caro. Tutti possono” (fonte: Chi).

4) Veronica Lario, seconda moglie di Silvio Berlusconi. Secondo questa ipotesi il leader di Forza Italia non è mai stato coinvolto in alcun incidente fatale ed è tuttora in vita. Prostrato però dalle fatiche e dalle delusioni della vita politica, nel 1999 decise di ritirarsi da ogni incarico di tal genere per concentrarsi sulla sua carriera imprenditoriale. Veronica Lario scelse quindi di raccogliere l’eredità e la responsabilità politica del marito (ma alcuni dicono che lo fece solo per sete di potere) e di comune accordo si scambiarono di ruolo. Il pesante trucco utilizzato da entrambi serve appunto a mascherare tale messinscena.

5) Bettino Craxi. Il leader decaduto del PSI, tornato dal suo esilio di Hammamet (dove poco dopo, nel 2000, ne fu simulata la morte), ha continuato la sua carriera politica sotto mentite spoglie fino al 2011, successivamente sostituito da Francesco Maria Voltolini (vedi 1). Attualmente è Ministro dell’Economia in Venezuela.

Anche quest’anno un witz

Come ormai succede da qualche anno (siamo al quinto!), in occasione di questo giorno dedicato alla memoria metto qui un witz, ovvero una storiella ebraica. Questo in particolare è tratto da “OY OY OY! Umorismo e sapienza nel mondo perduto dello yìddish”, un libro di Leo Rosten:

Il signor Rubin è appena tornato dal suo primo viaggio in Europa, ed è con gli amici assai prodigo di racconti.
«A Roma ci sei stato?» domanda uno di loro.
«Certamente! Come si fa a non andare a Roma?»
«E il Colosseo ti è piaciuto?»
Rubin si profonde in un ampio gesto: «Molto grazioso, ammesso che piaccia il moderno».

Sulla scarsa lungimiranza delle promesse elettorali

Una delle qualità che più mancano nella politica e nei politici, soprattutto in Italia, è la lungimiranza, ovvero quella capacità di guardare lontano nel tempo, ben oltre il ristretto periodo di una legislatura, e di sapersi proiettare almeno qualche decennio nel futuro, in modo da prevedere, date le condizioni attuali, quali problemi sorgeranno e quali soluzioni possiamo già da ora mettere in atto. Un esempio classico sono i cambiamenti climatici: senza uno sguardo a medio e lungo termine siamo praticamente ciechi, perché ogni anno potremmo dire “quest’anno la temperatura globale è aumentata solo di 0,5 gradi, figurati se è un problema”, ma nel giro di cinquant’anni saremo pronti per essere serviti con del purè. Insomma, ci vuole un occhio al futuro, ma i politici, soprattutto in campagna elettorale, non sembrano prenderlo in seria considerazione.

I politici, inoltre, sono diretta espressione dei loro elettori. Nel senso che nessuno politico – a parte Matteo Renzi ovviamente – proporrà cose che non sono accettabili dalla propria base elettorale, tantomeno in campagna elettorale. Potremmo chiamarla demagogia, potremmo chiamarla customer retention. In breve, significa tenersi il proprio pubblico. Il che, insieme al conquistarsene dell’altro, fa la differenza quando ci sono le elezioni.

Questo significa che nel momento in cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio promettono di eliminare l’obbligo vaccinale sanno di trovare un buon appoggio nei loro elettori, i quali quindi sono in buona parte pronti a rifiutare – al di là dei motivi per cui lo fanno – la somministrazione dei vaccini ai propri figli.

Le altre forze politiche non sembrano voler puntare su questa abolizione: se ne desume quindi che i loro elettori non hanno alcun problema nei confronti dei vaccini.

Perciò, se ragioniamo a breve termine, la proposta di Salvini e Di Maio di abolire l’obbligo vaccinale ha il suo ritorno politico, perché è una buona garanzia di ottenere voti e quindi potere.

Però, se ragioniamo usando un po’ di lungimiranza, e proiettiamo questa proposta su un arco di tempo più ampio, dell’ordine di qualche decennio, le cose cambiano.

Non vaccinarsi significa esporsi a una serie di pericoli per la salute. Malattie, per farla breve. Sappiamo che fino a una certa soglia di popolazione vaccinata il sistema funziona a dovere (anche per chi – categoria di cui sembrano fregarsene abbastanza coloro che non vogliono i vaccini – non può vaccinarsi, e dipende dal grado di protezione offerto dal “gregge”). Al di sotto di tale soglia le malattie riemergono, si diffondono e le persone non vaccinate si ammalano: alcune guariscono, alcune subiscono danni permanenti, alcune muoiono. Detta con l’accetta: meno ci si vaccina, più si muore. Se non ci credete, date un’occhiata ai dati dell’OMS.

Ne consegue che, a lungo termine, Salvini e Di Maio perseguono, con la loro proposta di abolizione dell’obbligo vaccinale, un aumento importante della mortalità dei loro elettori, e quindi anche una prospettiva di sconfitte elettorali sempre più cocenti col passare del tempo.

Contemporaneamente, con la loro proposta stanno anche andando contro, a lungo termine, ad alcuni dei loro cavalli di battaglia politica, ovvero la lotta all’immigrazione (e agli immigrati) per la Lega, e la lotta contro il PD per il M5S. Questo perché, in conseguenza delle vaccinazioni, che loro invece non rifiutano, gli immigrati e gli elettori del PD sopravvivranno e prospereranno, mentre gli elettori di Lega e M5S diminuiranno costantemente fino a contare poco o niente, e gli unici con cui potranno prendersela saranno i loro rappresentanti politici, a partire da Salvini e Di Maio, ben poco lungimiranti.

(sebbene non sia riuscito a individuarla, in questo ragionamento dev’esserci senz’ombra di dubbio una falla, perché una forza politica che punta sull’eliminazione – pur a lungo termine – del proprio elettorato è davvero un’assurdità)

Tutte le tasse che non pagherem(m)o

È un peccato che le elezioni possano vincerle solo alcuni.

Se le vincessero tutti, e tutti rispettassero le promesse elettorali, non avremmo più le seguenti tasse:

Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili, Addizionale comunale sull’Irpef, Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup. 185 kw, Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale, Addizionale regionale sull’Irpef, Bollo auto, Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv, Cedolare secca sugli affitti, Concessioni governative, Contributo Ambientale Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), Contributi concessioni edilizie, Contributi consorzi di bonifica, Contributo Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), Contributo SSN sui premi RC auto, Contributo unificato di iscrizione a ruolo, Diritto Albo Nazionale Gestori Ambientali, Diritti archivi notarili, Diritti catastali, Diritti consolari, Diritti delle Camere di commercio, Diritti di magazzinaggio, Diritti per contrassegni apposti alle merci, Diritti SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), Imposta catastale, Imposta di bollo, Imposta di bollo sui capitali all’estero, Imposta di bollo sulla secretazione dei capitali scudati, Imposta di registro e sostitutiva, Imposta di scopo, Imposta di soggiorno, Imposta erariale sui aeromobili privati, Imposta erariale sui voli passeggeri aerotaxi, Imposta ipotecaria, Imposta municipale propria (Imu), Imposta per rivalutazione terreni e partecipazioni, Imposta plusvalenze cessioni azioni (capital gain), Imposta provinciale di trascrizione, Imposta regionale sulle attività produttive (Irap), Imposta regionale sulla benzina per autotrazione, Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, Imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato, Imposta sostitutiva sui premi e vincite, Imposta sulla sigaretta elettronica, Imposta su immobili all’estero, Imposta sugli oli minerali e derivati, Imposta sugli spettacoli, Imposta sugli spiriti, Imposta sui gas incondensabili, Imposta unica sui concorsi pronostici e scommesse, Imposta sui tabacchi, Imposta sul gas metano, Imposta unica su giochi a distanza con vincite in denaro, Imposta sul lotto e le lotterie, Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), Imposta sul valore aggiunto (Iva), Imposta sulla birra, Imposta sulle assicurazioni, Imposte su assicurazione vita e previdenza complementare, Imposta Regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio e patrimonio indisponibile, Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione, Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax), Imposta sull’energia elettrica, Imposte comunali sulla pubblicità e sulle affissioni, Imposte sul reddito delle società (Ires), Imposta sul reddito di impresa (Iri), Imposte sulle successioni e donazioni, Maggiorazione IRES Società di comodo, Nuova imposta sostitutiva rivalutazione beni aziendali, Prelievo erariale unico, Proventi dei Casinò, Imposta sostitutiva rivalutazione del Tfr, Ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale, Ritenuta sui compensi ai raccoglitori occasionali di tartufi, Ritenute sugli utili distribuiti dalle società (dividendi), Sovraimposta di confine su gas incondensabili, Sovraimposta di confine su gas metano, Sovraimposta di confine sugli spiriti, Sovraimposta di confine sui fiammiferi, Sovraimposta di confine sui sacchetti di plastica non biodegradabili, Sovraimposta di confine sulla birra, Sovrimposta di confine sugli oli minerali, Tassazione addizionale stock option settore finanziario, Tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili, Tassa di ancoraggio, Tassa emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto, Tassa erariale imbarco e sbarco merci trasportate per via aerea, Tasse ipotecarie, Tassa occupazione di spazi e aree pubbliche TOSAP, Tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti dello Stato, Tassa regionale di abilitazione all’esercizio professionale, Tassa regionale per il diritto allo studio universitario, Tassa scolastica di iscrizione, Tassa scolastica di frequenza, Tassa scolastica per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di maturità e di abilitazione, Tassa scolastica di rilascio dei relativi diplomi, Tassa smaltimento rifiuti (Tari), Tassa sulle concessioni regionali, Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela , protezione ed igiene dell’ambiente, Tributo per i servizi indivisibili (Tasi), Tributo speciale discarica (Ecotassa).

Peccato che vincano solo alcuni.

E peccato, soprattutto, che a nessuno venga mai in mente di rispettare le promesse elettorali.

L’angolo del Natale

Perché poi, se uno ci si mette d’impegno a rifletterci su, andando proprio alle origini della questione, percorrendo all’indietro le tradizioni, le espressioni delle varie culture e società succedutesi, i riti, i legami dell’uomo con la terra che abita, indietro e ancora indietro, anzi più a fondo, fino al nucleo essenziale, originario, viene fuori che a Natale non si fa altro che festeggiare il fatto che l’asse terrestre è inclinato – almeno in questi ultimi tempi – di 23° 27′ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica.

Come a Saigon

Spalanco la porta del bar e il tugurio s’inonda della luce delle 11.29 del mattino. Ne esce un odore di stantio, alcol e tabacco di pessima qualità, con una punta sul finale di gratta e vinci grattati. S’intravede appena, con una mano a proteggersi gli occhi sedimentati nella quasi oscurità, un’umanità di perdenti. Qualcuno dal fondo lamenta un “E chiudi”. Faccio un passo e chiudo, come fossi un addetto alle comunicazioni nel fottuto Vietnam. I miei occhi ci mettono qualche secondo per abituarsi a quel minimo sindacale d’illuminazione; la bolletta sarà ridicola, i promotori di EniGasELuce fuggiranno facendosi il segno della croce, quando provano qui a piazzare i loro contratti. Le uniche fonti di luce sono una fila di faretti anemici che tentano di illuminare il bancone, un televisore arrampicato in un angolo che trasforma in fotoni gli elettroni di una televendita di gioielli scontatissimi ma mai abbastanza da giustificare la loro bruttezza, qualche lampadario sparso qua e là sopra i tavoli lungo la parete e un gruppo di fuochi fatui vicino alla porta del bagno, rigorosamente in stile Luigi XIV. Non ci vuole un occhio di falco, come invece serviva nel fottuto Vietnam per salvare la pelle, per capire il genere di reietti che ha fatto la tana là dentro, alcuni dei quali svicolano e si allontanano come scarafaggi al mio passaggio, temendo di essere pestati o disinfestati. Ci sono un pugno di tossici a vari stadi di tossicità e di nostalgia per gli anni ’80, 3 o 4 alcolizzati cronici, un consulente Mediolanum, un paio di maestre d’asilo, un invertito, qualche allibratore, Luca Carboni e un geometra comunale, oltre ovviamente al barista, che però dev’essere un nano, perché dietro al bancone non si vede nessuno. “Potrebbe essere nel retro”, mi dice questa voce di chissà chi in testa. “Oppure è un nano”, insisto nella mia testa. “Oppure dorme sul pavimento del bancone”, ribadisce, “Oppure è un nano” penso io, “Oppure è collassato sbronzo”, rilancia, “Oppure è un nano”, “Oppure è al cesso”, “Oppure è un nano”, “Oppure è piegato a sistemare della roba”, “Oppure è un nano”, “Va bene, ci rinuncio, è un nano, fai come ti pare”.
Arrivo al bancone, mi siedo su uno sgabello che ne ha viste troppe e dal lato sbagliato e lo sguardo incazzato di un nano che pare volermi dire “Beh, cosa ti aspettavi, che fossi nel retro?” mi inchioda dal basso come un’imboscata nel fottuto Vietnam. “Che bevi?”, chiede nel suo falso accento di Moria. “Un Long Island”, rispondo in Morse. “Senti amico, questo è un locale serio, i liquidi li teniamo separati. Se vuoi birra, ti do birra, se vuoi whiskey, ti do whiskey, se vuoi vodka, ti do rum, se vuoi Amaro del capo, ti do Montenegro, se non vuoi niente, ti do il conto”. “Per me allora un whikesy, e per la signorina qui dello scotch”. La tizia accanto a me sta infatti cercando di riappiccicarsi le sopracciglia finte, senza grandi risultati, e la gamba di legno. Mi pare di averla già vista, forse al Museo di arte contemporanea, esposta, ma evito di chiederglielo, impegnata com’è nel rimontaggio. “Senti capo – dico al barista – devo chiederti una cosa”. “Come fai a sapere il mio nome? Sei uno sbirro?”. “Ti chiami Capo?”. “Di cognome. Di nome Senti. Chi cazzo sei? Che cazzo vuoi?”. “Non ti agitare Capo, non sono uno sbirro. Sono un investigatore privato. Hai mai visto questo tizio” e gli mostro la foto. “Certo che l’ho visto, è il presidente della repubblica”. “Ops, sbagliato foto, scusa. Eccolo. Si chiama Bernie Allotropico, è un Cattolico Ateo Teleologico”. “Un fottuto CAT, adesso capisco quegli strani discorsi sulla cromatura di Gesù”. “Quindi lo conosci”. “Ha passato qui una settimana a sbronzarsi da mattina a sera con del Pernod. Poi un pomeriggio ha detto che aveva sete e se n’è andato. Mai più visto”. “Qualche idea su dove possa essere andato”. “A bere”. “Ottimo. Ecco i soldi del whiskey”. “Quello è un buono per una enciclopedia in cd-rom”. “Scusa, sbagliato tasca. Ecco qui. Stammi bene Senti Capo”. Mi avvio ad abbandonare quel posto fetido. Quando sono sulla porta il nano, senza farsi vedere, chiede: “Che cosa ha fatto, ‘sto Bernie Allotropico?”. Mi giro lentamente guardando la sua mano a forma di becco che sbuca da sotto il bancone e mi fissa. “Ha ucciso il Papa”, gli dico. “Ma il papa è vivo”. “Non ancora per molto, Capo. Non ancora per molto”. Supero la soglia incespicando, come nel fottuto Vietnam, e mi lascio quella piccola Saigon della società alle spalle, spero per sempre.

Inventarsi nuove scuse

Ieri, ascoltando la radio, a un certo punto c’era questa speaker che commentava il messaggio di una ragazza che aveva scritto che lei, siccome faceva l’università, era assillata da tutti quelli che le chiedevano in continuazione “Quando ti laurei?”, e questa speaker le aveva risposto di stare pur tranquilla, tanto dopo la laurea tutti avrebbero iniziato ad assillarla con altre domande, tipo “Quando ti sposi?”, “Quando fai dei figli?”, domande che ti rivolgono soprattutto i parenti e soprattutto durante il Natale, quando ci si ritrova a tavola con loro, e anzi questa speaker si ricordava di una sua zia piuttosto fastidiosa che proprio a un pranzo di Natale continuava a chiederle “Eh ma quando ti sposi?”, e lei alla fine, estenuata, aveva perso la pazienza e le aveva dato una rispostaccia: le aveva detto che era lesbica. Così aveva messo a tacere la zia.

Solo che adesso, ho pensato io dopo aver ascoltato, i gay possono sposarsi. Perciò, ecco, come scusa contro le zie petulanti non funziona mica più, questa qui di essere gay. Tocca inventarsi altro.

Anche il progresso civile, qua e là, ha qualche piccola fregatura.

Retta parola

Anch’io, come quasi tutti, ho avuto il mio periodo buddista. No, non mi sono tagliato i capelli e non mi sono vestito d’arancione. E soprattutto non sono diventato vegetariano. Semplicemente, certe letture (Kerouac soprattutto) e certe visioni (Nirvana di Salvatores, filmone) mi accesero la curiosità nei confronti di questa religione, o, come si preferisce dire quando si è all’apice di tale mania, filosofia di vita (che comunque ha i suo concetti  interessanti; per dire, la storia delle morti e delle rinascite, del cammino verso il Nirvana, delle vite su vite spese tentando di acquisire la consapevolezza, ecco, mi pare funzionare molto meglio del cristiano vita-morte-giudizio -> paradiso/inferno, perché in una vita cosa vuoi capire, cosa vuoi diventare consapevole, che dura sì e no un paio di starnuti?)

Fatto sta che, subita tale fascinazione, comprai qualche libro di questo e di quell’esperto (anche qualcosa del Dalai Lama) e mi misi a studiare un po’ il buddismo. Tanta teoria, quindi. A livello di pratica, invece, cose cioè come la meditazione (che poi è il nucleo fondamentale del buddismo), zero. Un po’ perché il fascino era intellettuale, più che spirituale, un po’ perché tutte le religioni sono adorabili, finché non ti richiedono sacrifici (ne sa qualcosa Isacco).

Di tutta quella teoria, mi restano oggi un mucchio di macerie in testa, qualche nome qua e là, e alcune dei concetti più importanti. Uno di questi è il cosiddetto ottuplice sentiero, che in sostanza è il percorso da seguire per acquisire consapevolezza e liberarsi dalla sofferenza (sì, il prologo del buddismo è: la vita è sofferenza. Vagli a dare torto), ed è composto da, guarda caso, otto elementi. Fra questi ve ne sono tre che sono più spiccatamente norme morali, regole di comportamento, e sono: retta parola, retta azione, retta sussistenza.

Nello specifico, retta parola significa esprimersi in un modo che non semini odio e discordia o sentimenti negativi. E quindi significa non mentire, non insultare o denigrare, non adulare né darsi al pettegolezzo, non seminare zizzania.

Il che mi pare, al di là delle questioni spirituali e religiose, una buona norma di comportamento, soprattutto di questi tempi in cui la parola, soprattutto quella scritta, ha invaso le vite di tutti attraverso internet.

Per quanto mi riguarda, mi spiace ammettere che sulla retta parola sono tutt’altro che un campione. Un po’ perché scrivo un sacco di cose inutili (questo post, per esempio), un po’ perché, ogni volta che ne ho l’occasione, parlo male di Paulo Coelho.