Un Witz, come da tradizione

Come da tradizione, anche se con un imperdonabile giorno di ritardo, in occasione del giorno della Memoria metto qui un witz, una storiella ebraica. Questa in particolare è tratta da un libro di Moni Ovadia che s’intitola L’ebreo che ride. Se volete saperne di più sulla grande tradizione dell’umorismo ebraico e volete anche farvi delle piacevoli risate, ve ne consiglio la lettura.

Yankele e Moishele litigano furiosamente e ad un certo punto Yankele al colmo dell’ira sfida Moishele a duello. Dato che tutti e due hanno servito lo Zar nell’esercito e conoscono l’uso delle armi, decidono di fare il duello alla pistola. Stabiliscono di incontrarsi il giorno successivo alle sei in punto di mattina, nel campetto di fianco al mulino.
Il giorno dopo, alle sei precise, Yankele è lí nel campetto di fianco al mulino, evidentemente con i suoi padrini. Passa mezz’ora, tre quarti d’ora, di Moishele nessuna traccia. Dopo un’ora si vede spuntare correndo da dietro il mulino un vecchio ebreo ortodosso con le falde del pastrano e i cernecchi svolazzanti. Il khassida tiene in mano e agita un foglio di carta. Quando raggiunge Yankele gli domanda: «Lei è il signor Yankele? Sí? Questo è un lettera per lei di parte del signor Moishele».
Yankele lacera la busta, estrae la missiva e legge: Yankele, sono il Moishele. Senti, se lo dovessi ritardare, non stare lì ad aspettarmi. Comincia pure solo… Spara!»

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Bene! Bravo! Bis!

La politica italiana dell’ultimo mese è stata un po’ come quel film, Donnie Darko. L’avete visto, e vi ha pure coinvolto, ma non avete idea di cosa cazzo parli. È successo di tutto e il contrario di tutto, coi giornali che raccontavano il contrario di tutto quando succedeva di tutto, e raccontavano di tutto quando succedeva il contrario di tutto, come loro abitudine.

Dire con esattezza come sono andate le cose è impossibile. Perché è caduto il governo gialloverde? Chi l’ha fatto cadere? Cos’è andato storto? Non lo sapremo mai. Io, nel mio piccolo, so solo che adesso, quando organizzo la serata poker a casa mia, tutti gli amici che invito non fanno che ripetermi “Oh, mi raccomando, dillo pure a Salvini!”. Ma no, non lo inviterò. Mi svuoterebbe la dispensa. Mi chiuderebbe il porto (ho un piccolo porto in casa).

Fatto sta che la crisi di governo più beckettiana da che siamo una repubblica si è finalmente conclusa, e il gialloverde è passato di moda. D’altronde l’estate sta finendo, ed è il momento di far partire la collezione autunnale, che giustamente è giallorossa, a ricordare le foglie pronte a cadere dai rami e certe ferite piene di pus. Dopodiché arriverà l’inverno: cioè il sonno, la morte, la putrefazione, ovvero il contributo del PD al programma. I 5 Stelle ci hanno messo la carta intestata.

El gobierno ha muerto, viva el gobierno!
(Elon Musk)

È vero, PD e 5 Stelle sono una strana coppia. Ma non so se siete mai stati di notte in certi parcheggi isolati di periferia.

Si sono presi a insulti per mesi. Anzi, per anni. E se avete esperienze matrimoniali sapete quanto questo conti perché la cosa funzioni bene. Finché morte non li separi, ovviamente.

Certo, le politiche sull’immigrazione dovranno cambiare. Dire a quei poveri disperati che arrivano sui barconi “non venite in Italia, non c’è lavoro, non ci sono opportunità” non funzionerà più. Non dopo aver dato una seconda chance sia a Conte che a Di Maio. Siamo ufficialmente il paese delle seconde possibilità.

Conte fa il bis. Peccato non si tratti di Paolo.

Ma va bene così. Abbiamo mandato a casa qualche ministro e qualche sottosegretario che persino a Mordor sarebbero stati visti con diffidenza.

Spiace un po’ per Toninelli. Di strada non ne ha fatta così tanta. E sì che era il ministro dei trasporti.

Vediamo cosa combina questo nuovo governo. I mercati ci credono, lo spread è in forte calo, e pure la glicemia di Salvini è rientrata nei valori normali. (va be’, un po’ di stress al fegato, ma quello ci sta)

Sarà un quadrimestre bellissimo.

 

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Se si baciano due uomini

Se si baciano due uomini, a me non dà alcun fastidio. Non parlo di diritti, ovviamente. Quello è un altro discorso. Ognuno ha il diritto di baciare chi gli pare. Sempre che l’altro sia d’accordo, certo. O anche di baciare cosa gli pare, e in questo caso non c’è bisogno che la cosa sia d’accordo, perché le cose si lasciano baciare sempre, anche se raramente ricambiano. Parlo proprio di assistere a un bacio fra due uomini.

So che ad alcuni non piace, una scena del genere. Alcuni si scandalizzano, altri provano repulsione, certi emettono versi di riprovazione, altri ancora minacciano azioni legali, terrene o divine, mostrando i pugni al cielo, e altri ancora, ma pochissimi, si strappano via gli occhi con violenza e intraprendono un cammino di redenzione visiva che li porterà su pullman canterini diretti verso santuari che promettono pochissimo in termini di miracoli ma moltissimo in termini di accoglienza alberghiera.

Io invece, se vedo due uomini che si baciano, penso Toh, si baciano. E anche per due donne, stessa cosa. Toh, si baciano. Invece, molti di quelli che si scandalizzano se vedono due uomini baciarsi (bleah!), si scandalizzano un po’ meno se a baciarsi sono due donne (mmh). Io invece penso Toh, si baciano. Se sono due uomini, se sono due donne, se sono un uomo e una donna, se sono quel che vogliono essere. Toh, si baciano, penso.

A meno che.

A meno che i due uomini che vedo baciarsi non siano due politici della Lega. In quel caso, mi spiace, ma un po’ di fastidio ce l’ho. Cioè, davanti a due uomini politici della Lega che si baciano, lo ammetto, provo un po’ di repulsione. Anche solo immaginarli, io faccio una fatica che non vi dico. Mi si storce la bocca.

Anche due donne eh, se sono politiche della Lega e le vedo baciarsi, stessa cosa, mi si smuove un po’ lo stomaco, mi tocca voltarmi.

E pure se un uomo politico della Lega baciasse una donna politica della Lega, e ci fossi io lì a vederli, diomio che robaccia!, ma cosa mi tocca vedere!?

E a dirla tutta, anche un uomo politico della Lega da solo, o una donna, pure lei politica della Lega da sola, che sta lì e basta, non bacia nessuno, non c’è nessun altro, c’è proprio lui e basta, o lei e basta, fermo, ferma, a far niente, a fare il politico leghista, a fare la politica leghista, ma dico io, vedere una scena simile, insomma, ma non si vergognano?

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Aggiornamento M5S

Oggi è una giornata cruciale per il Movimento 5 Stelle. Sulla piattaforma Rousseau infatti, a parte il voto su Di Maio, evento di ben poco conto e alquanto scontato nell’esito, usciranno i nuovi aggiornamenti di Toninelli, ministro pentastellato contraddistinto da una serie di bug che fin dall’inizio del suo mandato ne ha compromesso il funzionamento.

Di seguito, la lista degli aggiornamenti che i 5 Stelle rilasceranno in giornata per risolvere alcuni dei bug che affliggono Toninelli:

  • TNL 1331.2: risolve il bug 99Ag “Toninelli fissa il vuoto dopo una domanda di un giornalista”; con questo aggiornamento i tempi di reazione dovrebbero passare da 11 secondi a 5 secondi e mezzo;
  • TNL 1378.004: risolve il bug P0Rt1 “il comando vocale ‘Toninelli chiudi i porti’ fallisce” ; con questo aggiornamento Toninelli avvierà la procedura di chiusura dei porti tramite messaggio vocale di Salvini;
  • TNL 1403.a: risolve il bug COn1 “overflow per conteggio di interi – Toninelli conta solo fino a 31, poi si azzera”; con questo aggiornamento Toninelli riuscirà a contare fino a 33 [solo per macchine con RAM>8GB]
  • TNL 1414.7: risolve il bug “output vocale random – Toninelli fa dichiarazioni casuali e non booleane”; con questo aggiornamento Toninelli non emetterà più frasi come “ponte su cui si potrà mangiare e giocare” o “tunnel del Brennero” o “cicci cicci birilli cacca pupù”;
  • TNL 1449.r1: risolve il bug “riavvio inaspettato”; con questo aggiornamento Toninelli non si riavvierà più quando dovrà rispondere a domande molto tecniche, ma andrà in sleep mode;
  • TNL 1502.4: risolve il bug “overflow per flusso di lavoro”; con questo aggiornamento Toninelli andrà in stand-by dopo 8 ore di geolocalizzazione presso il ministero;
  • TNL 1513.y1: risolve il bug “surriscaldamento CPU per dossier ministeriali”; con questo aggiornamento viene aumentata la velocità delle ventole di raffreddamento della CPU di Toninelli, in modo da evitare surriscaldamenti in fasi critiche di lavoro (lettura, scrittura, divisione per 3);
  • TNL 1622F: risolve il bug “salvataggio di Salvini da sequestro di persona”; con questo aggiornamento Toninelli potrà salvare Salvini anche da altre accuse e in altri formati;
  • TNL 1638.1: risolve il bug “basso volume permanente”; con questo aggiornamento si potrà dare più volume ai capelli di Toninelli;
  • TNL 1717: risolve il bug “mancata selezione altre lingue”; con questo aggiornamento si potrà ascoltare Toninelli, oltre che in lingua originale, anche in italiano;
  • TNL 1721S: risolve il bug “rimozione sicura di sottosegretari”; con questo aggiornamento si potrà rimuovere qualsiasi sottosegretario senza rischiare il crash del sistema;
  • TNL 1753: risolve il bug “fallita disinstallazione”; con questo aggiornamento si potrà disinstallare Toninelli dal proprio pc, ma resterà comunque nella memoria, per molto molto tempo.

Come si può vedere, nonostante l’impegno dei programmatori 5S, i problemi più importanti restano irrisolti. Per quelli, fanno sapere da Rousseau, toccherà attendere il Service Pack “Caduta del governo”.

Tenetevi aggiornati.

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Adesso basta

Adesso ti giuro, per quant’è vero Iddio, mi alzo da qui vado di là faccio un casino. E beh, per forza, non se ne può più. Non si può mica andare avanti così. Vado di là e gliene dico quattro. Quattro poi: gliele dico tutte. Tutte una per una. Perché non se ne può più. Non se ne può, davvero, più.

Adesso, te lo giuro sulla buon’anima di mia madre, su mio padre, sul busto di Lenin, mi tiro su corro in cucina apro la porta come se dovesse venir giù tutto il muro, apro la porta così forte che vedi se non vola via la pendola da muro con quei suoi stramaledetti rintocchi ogni quindici minuti, quella pendola della malora che ci ha regalato lo zio Alvaro, che poi voleva regalarci il robot da cucina, lo zio Alvaro, per il matrimonio, invece poi se n’è uscito con la pendola, chissà come gli è venuto in mente di regalarci una pendola da muro, dico io, chissà chi gliel’ha messa in testa, che non è nemmeno facile da trovare, una pendola da muro, dove la vai a cercare? in che negozio si va, di arredamenti? di casalinghi? dall’orologiaio? non lo so mica. Eh, ma lo so io chi gliel’ha messa in testa, la pendola. Certo che lo so. Ora basta però. È ora di finirla, una volta per tutte. Ma sul serio, ti dico.

Questo è un estratto di “Adesso basta”, una specie di monologo che ho scritto un po’ di tempo fa e che è stato pubblicato nell’Almanacco 2019 della Quodlibet, a cura di Ermanno Cavazzoni.

Oltre al mio, nell’Almanacco ci sono gli scritti di Paolo Albani, Patrizia Barchi, Daniele Benati, Nicola Bonazzi, Paolo Colagrande, Elena Contenta Patacchini, Ugo Cornia, Alessandro Della Santunione, Ivan Fantini, Michele Farina, Enrico Ferratini, Luigi Godino, Andrea Lucatelli, Giovanni Maccari, Gianfranco Mammi, Francesco Marsibilio, Michele Mellara, Luca Mirabile, Paolo Morelli, Jacopo Narros, Mauro Orletti, Paolo Pergola, Alberto Piancastelli, Sara Ricci, Davide Ruffini, Irene Russo, Marino Santinelli, Vincenzo Scalfari, Aldo Testa, Stefano Tonietto, Paolo Vistoli.

Poi il 31 maggio, a Reggio Emilia, alle 21, ai chiostri di San Pietro, se ne legge qualche pagina dal vivo.

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Non vale mica la pena

Siccome è una cosa che ho visto fare, e sono curioso di vedere che effetto fa e quanto ci vuole a farlo, volevo scrivere un post qui sul blog, poi, dopo averlo pubblicato, invece di condividerlo nel solito modo su Facebook, cioè condividendo il link o usando il tasto condividi che è qua sotto (spero), volevo fare uno screenshot, cioè un’immagine del post stesso, e pubblicare quello su Facebook, in modo che uno che è su Facebook possa leggere il post direttamente da lì, nell’immagine pubblicata, così non si affanna a cliccare il tasto del mouse e aprire un nuovo link per venire a leggere qui il post, anche perché, questo post, tutto sommato, non vale mica la pena leggerlo.

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Il prossimo dittatore italiano

Facciamo così. Per evitare una serie di polemiche inutili e noiose, e anche una serie di gag che poi alla lunga stufano, il prossimo dittatore italiano, una volta caduto, vediamo di appenderlo dal verso giusto.

Anzi, per essere ancora più sicuri, il prossimo dittatore italiano, quando cade, vediamo di non appenderlo per niente. Lo si appoggia a un muro, lo si stende a terra. Non lo so. Basta non appenderlo.

E se invece, per essere proprio sicuri sicuri al cento per cento, il prossimo dittatore italiano ce lo evitiamo proprio?

Dico soprattutto per praticità.

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Sarà che è primavera

Forse l’ho già scritto, ma qualche giorno fa una persona mi ha chiesto Come si chiama il tuo blog?, così gli ho detto Mixmic punto it. Solo che non ha capito, perché mixmic in effetti non si capisce, a voce, com’è scritto, e allora gliel’ho ripetuto, ma non ha capito di nuovo, e alla fine gliel’ho scritto su un pezzo di carta, per fare prima. Allora ho pensato che forse era meglio usare un nome che, a voce, si capisca com’è scritto, e ho fatto una serie di cose tecnomagiche per cui adesso, se mi chiedono Come si chiama il tuo blog?, posso dire Cristianomicucci punto it, anche se non è proprio vero. Magari non lo capiscono la prima volta che lo dico, ma alla seconda sì.

Poi, già che c’ero, sarà che è primavera, ho pure cambiato il nome del blog che compare in cima, e che prima era Mix, e che adesso invece è Delle cose che ho scritto. Secondo me come titolo spiega meglio cosa c’è, dentro questo blog. Ho anche tolto un po’ di robe che non servivano, come il sottotitolo, e messo in alto il logo della barba che ride, che chissà perché non avevo messo, prima.

Nient’altro, mi pare. In caso vi faccio sapere. So che ci tenete.

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Il governo come opportunità


Un governo come quello che c’è adesso in Italia, secondo me, è una grande opportunità. Se riusciamo a trovare delle belle vetrinette dove esporlo, e facciamo pagare dieci ma anche quindici euro a visitatore, sono sicuro che un punto un punto e mezzo di PIL lo tiriamo su, perché dall’estero figurati se non vengono a vedere un’attrazione simile, figurati se non fanno le code per visitarla, per farcisi i selfie, per comprare i souvenir dedicati, prendere il catalogo, per raccontare quando tornano a casa che roba incredibile che hanno visto lì, in Italia.

Il governo poi, figurati se si tira indietro davanti a un progetto simile. Gli dici di risollevare le sorti economiche del paese senza che ci sia bisogno che facciano nulla. Anzi, addirittura mettendosi in vetrina. Capace che ci stanziano anche delle cifre.

Così vinciamo tutti.

Ora l’unica cosa è trovare delle belle vetrinette.

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Deregolamentazione

C’è stato un periodo, secondo me, in cui conoscevo le regole dell’italiano, e scrivevo cercando di rispettarle. È da un po’, invece, che è come se me le stessi scordando, è come se le stessi mettendo da parte. O meglio, uso quelle che mi servono, come fa qualunque artigiano coi suoi strumenti. Se non sono utili allo scopo, le lascio lì sul tavolo. Qualcuno potrebbe pensare “facile così eh”, e invece no, è più complicato. Ma è anche molto, molto più divertente. Sono diventato un somaro, direbbero a scuola. Un somaro che ride.

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Biografie

L’altro giorno ho dovuto scrivere una mia breve biografia per un libro che uscirà fra un paio di mesi e che conterrà, tra gli altri, un mio racconto. Mi era già capitato altre volte di scrivere queste cosiddette notizie sull’autore, coincidendo io con quest’ultimo, che sono poi finite in libri, siti web o su etichette di prodotti alimentari sospetti. Confrontando la biografia che ho scritto l’altro giorno con quelle più vecchie, mi sono accorto che nel corso del tempo le ho scritte sempre più brevi. Le prime biografie erano lunghe, arzigogolate, piene di battute e gag. Le ultime, pur avendo nel frattempo accumulato più biografia, sono formate da pochissime righe e da informazioni essenziali.

Sarà che all’inizio, quando uno non ha molto da scrivere di sé perché non ha fatto granché, si sente così poco importante che finisce per metterci di tutto, nelle biografie. E sarà che alla fine, quando uno da scrivere ne ha, si sente così poco importante per aver fatto quelle cose che nemmeno gli passa per la testa di scriverle.

Così, di anno in anno, all’aumentare delle esperienze, le biografie si assottigliano. Quelle perfette, evidentemente, sono solo nome e cognome.

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Importantissima

«La verità» ha detto la signora Ross «dal momento che me la impongono, non m’interessa». Sono rimasto tutto il pomeriggio colpito da quest’aforisma pensando che avrebbe segnato un nuovo periodo della mia esistenza. A sera, accanto al focolare, ho pregato la signora Ross di spiegarmi meglio la sua frase, per me importantissima. Non se la ricordava.

[Ennio Flaiano, La saggezza di Pickwick, in Diario notturno, Adelphi 1994, p. 96-97]

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Un witz, anche stavolta

Come ormai ogni anno, in occasione del giorno della memoria metto qui un witz, una storiella ebraica. Quella che segue è tratta dal libro di Leo Rosten, Oy oy oy! – Umorismo e sapienza nel mondo perduto dello yìddish, alla voce “Kvell”, che significa “gonfiarsi”, sprizzare orgoglio, soprattutto per i successi (veri o falsi che siano) dei propri figli.  Anche questo è un modo per ricordare.

La signora Blumenfeld e la signora Kovarsky si incrociano al supermercato. La prima dietro il carrello della spesa, la seconda dietro un passeggino con due marmocchi dentro.
«Buon giorno, signora Kovarsky. Che carini i suoi bimbi. Che età hanno?»
«Il dottore tre anni, l’avvocato due» risponde fiera la mamma.

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Tagliare (davvero) i parlamentari

Ho letto che il governo vuole tagliare il numero dei parlamentari. Così facendo, diminuirebbero i costi della politica. L’idea è di tagliarne 345. Non so perché 345, forse perché è un numero facile da ricordare, tipo 123 o 1789 (che intuito, i francesi, a fare la rivoluzione quell’anno lì), oppure c’è un motivo più serio. Ma non credo.

Su questo fatto di tagliare i parlamentari ho un solo dubbio: se l’obiettivo è quello di risparmiare, che senso ha tagliarne solo 345? Che senso ha tenersi tutti gli altri (circa 600), spendendo comunque una cifra considerevole? Tanto vale darci un taglio davvero, e lasciarne solo uno, che a quel punto deciderà su tutto e per tutti. E anzi, secondo me, se togliamo di mezzo tutti i parlamentari tranne uno, quell’unico che avrà il potere assoluto lo stipendio neanche lo vorrà, e non spenderemo nemmeno un centesimo per far funzionare la democrazia.

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Una bella recensione

Prima, mentre cercavo su Google un ristorante nuovo che ha aperto da queste parti, sono incappato in una delle recensioni più belle che abbia mai letto, che diceva così: “Ancora devo andarci ma già fa cagare”.

Più di tutto, di questa recensione, ho apprezzato quel sottile senso di disperazione di chi, pur sapendo che un ristorante fa cagare, sa bene che ci finirà a mangiare, prima o poi.

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Puntini

Poco fa, mentre scrivevo delle cose al computer, ho visto una macchia sul monitor. Era in basso, vicino al bordo, e risaltava spocchiosa sul fogliesco bianco di fondo. Ho provato a toglierla passandoci sopra il dito, ma niente, è rimasta lì. Allora ho usato l’unghia: stesso risultato. Così mi sono attrezzato a dovere e ho insistito, usando prima della barba di tre giorni, poi della carta vetrata da 40, della pietra pomice, un fascio di neutrini, delle battute salaci, un gufo reale che era rimasto sveglio tutto il giorno a guardare una maratona di film con Mel Gibson. Infine, quando già maledicevo i piromani dei pixel, ho notato le dimensioni non indifferenti della macchia, e la sua peculiare forma di puntino. È bastato scorrere appena la pagina per scoprire che sotto il puntino c’era il resto di una lettera i, isolata, solitaria, di certo fuorviante. E ho pensato che dei meticolosi si dice che mettono i puntini sulle i, ma di coloro che sono dediti all’equivoco, all’ambiguità e al fraintendimento – che credo siano i comici e pochi altri – non si dice mai che li tolgono. Forse è ora d’iniziare a dirlo.

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Tornano i blog

Tutto scorre, diceva Eraclito, sopravvalutando la coda alle poste e la realtà in generale. Ma c’è da capirlo: ai suoi tempi il mondo era piccolo e semivuoto, e ogni cosa sembrava una novità.

Tutto torna, disse Nietzsche due millenni e mezzo più tardi, molto più realistico sulla questione, inaugurando il concetto di remake e facendo la fortuna dell’attuale cinematografia.

Nel tempo sono tornati i pantaloni a vita bassa, quelli a vita alta, quelli avvita e svita, i baffi a manubrio, i boomerang, i piumini, le camicie a quadrettoni, gli skateboard, l’odio razziale, gli scaldamuscoli, gli occhiali a specchio, le ricevute delle raccomandate, le battute sull’ora legale, i dischi di vinile, il cibo cinese, i jeans strappati, gli yo-yo, la Terra piatta, la cometa di Halley, D’Alema e molto altro. Giusto le sonde Voyager sembrano convintamente non voler tornare, ma chissà.

Tutto torna. O forse tutto si ripropone, perché non ce la facciamo a sfornare e digerire continuamente novità.

Tutto torna, se non si è capito. E adesso tornano pure i blog, mi hanno detto.

C’era bisogno? No. Ma quasi di niente c’è davvero bisogno. Tutto il resto è riempimento.

 

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