82 milioni di emendamenti

 

Nel corso della storia ci sono momenti che segnano un punto di svolta, di non ritorno. Oggi noi abbiamo la fortuna di assistere a uno di questi.

L’onorevole Calderoli ha infatti depositato 82.730.460 proposte di modifica al ddl Boschi. 82 milioni. Un numero che lui stesso non aveva idea che esistesse.

L’intento dell’operazione è chiaro a tutti: si chiama ostruzionismo, e non è certo una novità. Se siedi in Parlamento le possibilità sono due: o governi o cerchi di non far governare. Per questo fare il politico è così semplice. Per questo lo vogliono fare tutti. E anche la paga non è male.

Il nucleo della questione però è altrove, e sta nell’ordine di grandezza di tale operazione e nel metodo per generarla.

Calderoli non è nuovo a queste magie numeriche, ma nei suoi precedenti record si era fermato a qualche centinaia di migliaia di proposte di modifica. Una cifra che, avendo a disposizione mezzi, organizzazione e un hangar di militanti della Lega messi lì come le famose scimmie che battono a macchina senza sapere cosa fanno e alla fine producono un discorso di Bossi, è ancora possibile produrre umanamente.

82.730.460 emendamenti però sono impossibili da generare con tale metodo, quantomeno nei tempi necessari.

E allora ecco entrare in gioco il software, la generazione automatica. Ovvero la macchina.

Dal punto di vista tecnologico non è nemmeno un’invenzione. Non stiamo parlando di un software che, inserito nella centralina di un’auto, ne regola le emissioni quando è in fase di test, in modo da rispettare le norme di legge, anche se poi, per il resto del tempo, emette fiamme e odore di zolfo.

Chiunque conosca un minimo di programmazione può sfornarvi, se gli promettete abbastanza visibilità, un programmino che partendo da un testo ne generi una valanga di varianti. Tanto non importa che abbiano senso.

– Quanti emendamenti vuoi?
– 80 milioni.
– Ok… Eccoli. Ho fatto 82: che faccio, lascio?

E allora la vera domanda che dobbiamo porci è: è giusto che quegli emendamenti portino la firma di Calderoli?

In fondo lui non ha davvero prodotto quelle proposte di modifica. Al massimo ha spinto il tasto invio, cercandolo a lungo, al terzo tentativo. Ma dubito si sia preso un tale gravoso impegno.

Dovrebbe firmarli il programmatore?

Anche lui, in fin dei conti, ha solo applicato un algoritmo, probabilmente già esistente. Non ha ha generato gli emendamenti.

La verità è che quegli 82 milioni di emendamenti dovrebbero portare la firma della macchina, di quell’insieme di hardware e software che ha dato vita a quel numero iperbolico di varianti. Senza la macchina sarebbero stati inutili Calderoli, che ha avuto quest’idea bislacca, e anche il programmatore, che non avrebbe avuto niente da programmare, e infatti avrebbe fatto un altro mestiere.

Eccola quindi la svolta, il punto di non ritorno: il primo passo verso la democrazia affidata alle macchine. Una prima macchina per generare ostruzionismo, tramite milioni di proposte di modifica. Poi una seconda macchina per smontare e bocciare gli emendamenti. Poi una terza per approvarli. E via così, passo dopo passo, verso un sistema in cui i politici, se proprio ci tengono, possono fare da portavoce alle macchine, oppure da semplici fantocci urlanti in aula, cosa per cui sono già parecchio preparati.

Mentre la macchina fa il vero lavoro.

E governa.

Forse è giunto il momento di spegnere e riaccendere.

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