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L’ultima cena, pittorescamente

Lasciamo stare il racconto di quel giovedì sera, ci sono già abbastanza vangeli che ne parlano. Giusto un paio di precisazioni:

  • Gesù voleva prenotare per il mercoledì sera, ma venne fuori che Giuda aveva un impiccio e non poteva, così s’organizzò per giovedì.
  • L’oste fece promettere a Gesù di non fare quella cosa della moltiplicazione del cibo o della trasformazione dell’acqua in vino, che già gli affari non erano granché. Gesù lo rassicurò, ma si premurò che non li facesse aspettare troppo, sennò poi gli apostoli chi li sentiva.

Parliamo invece dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci. E più precisamente della sua caratteristica più assurda: sono tutti dalla stessa parte del tavolo.

Premesso che nessun ristoratore sarebbe così folle da sistemare 13 persone su un tavolo da 24, Leonardo deve aver avuto le sue ragioni. Ecco alcune ipotesi, piuttosto plausibili.

Leonardo voleva far credere a tutti di esserci stato, all’ultima cena. Non proprio al tavolo di Gesù: a un altro. Poi Gesù l’aveva riconosciuto e gli aveva chiesto di far loro un ritratto, oppure una foto, se per caso aveva già inventato la macchina fotografica. Qualcuno fece notare a Leonardo che, per quanto portasse bene i suoi anni, non ne aveva di certo 1500.

Leonardo aveva avoluto ritrarre solo il tavolo vip, ma all’ultima cena c’era molta più gente: 150-160 persone. Il salone al completo, in pratica. Il tavolo di Gesù, in quanto attrazione principale, era disposto come quello degli sposi ai banchetti di matrimonio, in modo che tutti potessero guardare lui e gli apostoli senza ostacoli, ritrarli o coinvolgerli in brindisi.

Leonardo pensava che l’ultima cena non fosse stata una cena in senso letterale. Più che altro si era trattato di un convegno. Gesù, al centro, ne era il relatore principale. Agli apostoli erano toccati interventi minori. L’argomento del dibattito non era mai stato chiarito, ma qualcuno aveva ipotizzato che riguardasse una nuova formazione politica che voleva riunire e dare nuova vita alle varie anime della sinistra.

Leonardo, quella volta che era stato a Padova, aveva passato mezza giornata nella Cappella degli Scrovegni a guardare l’Ultima cena di Giotto. Per l’epoca in cui era stata dipinta era un lavorone, non si poteva negare. Però c’era quel dettaglio che lo assillava. Non era tanto il mettere gli apostoli di spalle: era la posa naturale, in una tavolata. Solo che così quelli di fronte, com’è giusto, avevano l’aureola dietro la testa; a quelli di spalle, invece, Giotto non l’aveva potuta mettere dietro, perché in tal modo li avrebbe nascosti, e sarebbe stato un peccato (probabilmente all’epoca lo sarebbe stato letteralmente). Così fu costretto a mettergliela davanti alla faccia, impedendo loro di mangiare, di fare conversazione, e costringendoli ad apparire, agli altri della tavolata, con un bollino nero in volto, come oscurati per la privacy. Tanto che i due apostoli più a destra si guardano l’uno con l’altro come a dire “ma ti pare il modo?”.

Vittima di quel trauma Leonardo decise che per la sua, di Ultima cena, avrebbe usato la tecnica dei telefilm americani: tutti faccia in camera e mezzo tavolo vuoto.

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