Fiaschi

Giusto un appunto (che già il fatto mi sembra sparire dai resoconti e dalle riflessioni) a margine dello psicodramma “Italia fuori dai mondiali”.

Come nazionale, ieri sera abbiamo ufficialmente pareggiato, e quindi perso, alla fine del secondo tempo, col fischio dell’arbitro.

Come nazione, invece, avevamo già perso durante l’inno nazionale svedese, coi fischi del pubblico.

Speriamo che star fermi un giro ci aiuti a ripensare un po’ di cose.

Lettera a coloro che scrivono una lettera ai propri figli per spiegare loro certe batoste

Cari voi,
sì, il mondo è un posto per buona parte orribile, abitato da persone orribili che fanno cose orribili in modo orribile. E non vestono nemmeno troppo bene.
Il problema è che, a forza di stare in quel 5% dove ogni cosa è un po’ meno orribile, forse ce lo siamo dimenticati.
Così, quando capitano certi avvenimenti, e il 95% si mostra in tutta la sua orribiltà, la paura ci assale e l’istinto ci fa arretrare ancora, diciamo fino al 4%.
Dite ai vostri figli, sempre che ne abbiano bisogno, che a forza di arretrare fra poco il mondo sarà orribile al 100%. Così tutto andrà a posto e non ci sarà più bisogno di scrivere lettere simili.

Alla Seldon

 

Sì può guardare al mondo con estremo sconforto. Ci sono guerre, sfruttamenti, disastri e distruzioni. I potenti badano solo a rimanere tali e ad accrescere il loro potere. Tutti gli altri, mediamente, lottano per sopravvivere, poco importa se questo implica calpestare quelli che stanno appena appena, giusto di un centesimo o due, peggio di noi, e invidiare e idolatrare e raggirare quelli che stanno appena appena, giusto di un centesimo o due, meglio di noi. Tutto questo, mentre il pianeta non ci sopporta quasi più, e non manca molto al momento in cui ci sputerà via, unici indegni abitatori fra centinaia di migliaia di specie animali. Anche accorciando lo sguardo ai soli confini nazionali, lo sconforto non diminuisce comunque. Corruzione, malaffare, ignoranza, populismi, violenza, Mario Adinolfi. Nonostante la retorica del ce la possiamo fare, del più subiamo più reagiamo, come popolo, come sempre nella storia, la sensazione di decadenza senza ritorno è palpabile. Allora – sarà che di recente ho avuto il piacere di leggere il ciclo della Fondazione, di Asimov, con dentro le teorie psicostoriografiche di Hari Seldon – ho pensato che l’unica maniera di affrontare la situazione senza cadere in una nera depressione, ma anzi dandosi da fare per risolverla, con una soluzione alla Seldon però, è cercare di accelerare il disastro, la decadenza, facendo in modo che la catastrofe e la barbarie che verranno poi durino il meno possibile, perché il mondo e il paese tornino alla vita quanto prima. Noi, ovviamente, non ci saremo. Ma l’obiettivo, a dirla tutta, è proprio quello.