24 marzo

(gruppo Roti, ottobre 1943)

Oggi, 24 marzo, ricorre l’anniversario dell’eccidio di Braccano, strage nazifascista avvenuta alle pendici del monte San Vicino. Persero la vita: Don Enrico Pocognoni, Demade Lucernoni, Ivano Marinucci, Raghè Mohamed, Temistocle Sabbatini e Nur Thur.
Qualche anno fa, per un ebook intitolato Schegge di liberazione, scrissi questo breve racconto, un dialogo immaginario ispirato a quei tragici fatti. Vale la pena riproporlo.

Pessima memoria

Una panchina del parco. Nella penombra di fine aprile.

– Te lo ricordi il somalo?
– …
– Ivano!
– Cos’hai da gridare? Ti prende il matto?
– T’eri addormentato.
– E allora lasciami dormire.
– Te lo ricordi il somalo?
– Di che parli?
– Il somalo, com’è che si chiamava?
– Mai conosciuto somali.
– Era con noi, su a Roti.
– Roti. Roti me la ricordo, c’ero anch’io?
– Certo che c’eri anche tu.
– E cosa ci facevamo a Roti?
– Nur Thur!
– Cosa?
– Si chiamava Nur Thur, il somalo.
– Non ricordo somali.
– Un tipo piacevole.
– Ed era a Roti.
– Sì, era insieme a noi.
– E cosa ci facevamo a Roti io, tu e Nurtù?
– Nur Thur, non Nurtù.
– Io, questi somali, perché non usano nomi normali? Ivano, Umberto, o che ne so. Me lo dici che ci facevamo tutti allegri a Roti?
– Allegri mica tanto, c’era la guerra.
– La guerra, addirittura. Non mi ricordo.
– Nur Thur morì lo stesso giorno di Don Enrico.
– Ecco, il prete me lo ricordo.
– I tedeschi lo fucilarono che non era ancora l’ora di pranzo.
– Che lo ammazzarono però non me lo ricordo mica.
– Aveva suonato le campane per avvertirci dell’arrivo della colonna.
– Sì, suonavano le campane, quel giorno. Sicuro che c’ero anch’io?
– C’eri, c’eri, porco diavolo!
– E non t’arrabbiare, ci credo. Solo è tutto un po’ una nebbia.
– Son passati più di sessant’anni, è normale.
– Poi cos’è successo?
– Siamo scesi in paese con altri due del gruppo, a vedere cos’è che andava storto.
– C’era anche il somalo?
– No, lui era sceso giù la mattina presto: lo avevano trovato durante il rastrellamento.
– E chi altro c’era con noi?
– Non mi ricordo.
– Ah, lo vedi?
– Cosa?
– Anche tu c’hai dei buchi.
– Io però non mi ricordo i dettagli, tu pare che neanche c’eri a fare il partigiano.
– C’ero, c’ero. E’ la testa che… Dai, va’ avanti.
– Eravamo alle porte del paese quando ci accorgemmo che avevano iniziato l’accerchiamento.
– Nel mezzo della tenaglia: eravamo nient’altro che un branco di ragazzini idioti.
– Potevamo solo arretrare.
– Tornammo indietro, verso Roti.
– Prima di buon passo, poi una corsa indiavolata.
– Loro erano tanti, bene armati, e con un piano e ordini da eseguire.
– Rimanemmo in due ancor prima di arrivare alla fonte.
– Raggiungemmo il fienile.
– Era quasi fatta. Da lì poi verso l’eremo, o verso il costone, mille vie di fuga. Quasi fatta.
– Non mi ricordo mica com’è finita…
– Di spari ne sento tanti, e di pallottole passarci sopra anche. I suoni si confondono, tra il fiatone, il calpestare degli scarponi, il pulsare del sangue nella testa. Poi, come isolato, arriva un colpo più nitido, definito, nemmeno uscisse da un altoparlante. La pallottola non ci sorpassa, si ferma accanto a me, a destra, nemmeno un metro. Tutto rallenta. Se mi fossi voltato un istante prima avrei visto il proiettile scostare i capelli dalla tua nuca, bruciarli, bucare la pelle e affondarvi, frantumare le ossa del cranio e finire dentro, nella testa, a fare confusione, a mischiare i ricordi e a cancellarli, a trasformarti in un’ombra.
– E poi?
– Poi ho solo corso, che mi pare ancora di avere il fiatone.
– Dici che è andata così? Non mi ricordo mica.
– Lo so. Ciao Ivano.
– Ciao Umberto, a domani.

Umberto s’alza e se ne va lento, lasciando vuota la panchina.

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Grandi e vaccinati

Ieri, girando per i soliti social network, a proposito di morbillo e vaccini mi sono imbattuto in un paio di soggetti interessanti. Uno diceva, più o meno, “Ai miei tempi non ci si vaccinava per il morbillo e non è mai morto nessuno”, mentre l’altro, sempre più o meno, diceva “Non c’entrano i vaccini, il morbillo lo portano i clandestini, ecco perché è aumentato”. Per dire quanto può essere creativa la mente umana.

Al di là di queste note di colore, che però aiutano a farsi un’idea del clima che si respira sull’argomento, ci tenevo solo a sottolineare un dettaglio che mi sembra un po’ trascurato.

Ovvero.

Vista la convinzione dimostrata da chi è contro i vaccini, vista la campagna che è stata portata avanti (perché sì, ci vuole una campagna dis-informativa per far sì che le vaccinazioni calino al punto da far ricomparire certi fenomeni epidemiologici, e mettere in moto di conseguenza campagne pro vaccinazioni), visti la forza e l’animo spesi nelle discussioni da queste persone, a me pare piuttosto ovvio, lo do proprio per scontato, che quando inizieranno i decessi (e sì, inizieranno), questi individui se ne prenderanno tutto il merito.

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Una poesia elettrodomestica

In occasione della giornata mondiale della poesia, pubblico volentieri un breve componimento del poeta elettrodomestico Tullio Mancetta, che è stato ospite della quarta puntata de L’analfabeta funzionante (qui trovate il podcast, l’intervista è al minuto 37 circa). Questi versi in particolare sono tratti dalla sua raccolta “La bolletta salata”:

La tastiera del telefono

S’è rotto il 3
non va, non so perché
non funziona.
Dovrei chiamare
l’assistenza, lo so
ma il numero è
800.65.24.373.

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Ulteriori motivi per scegliere una fidanzata dell’Est

(la storia la sapete già, probabilmente. Proseguiamo sulla stessa linea, all’incirca):

  1. Si accontentano di una cuccia in terrazzo o nel ripostiglio.
  2. Forniscono ai figli un genere di educazione che è il giusto compromesso tra il socialismo e il capitalismo, generando una discendenza che si troverà a proprio agio in un mondo assoggettato alla potenza cinese.
  3. Sanno programmare in COBOL.
  4. Prima di inciampare chiedono il permesso.
  5. Lavano 50 piatti utilizzando un solo bicchiere d’acqua. Al posto del sapone usano lo Sguardo truce dell’Est©.
  6. Praticano il Rusty trombone abitualmente, di cui conoscono anche tutte le varianti.
  7. Se vedono che il loro uomo sta per mettere un piede in una pozzanghera, si apprestano rapidamente a berla.
  8. Picchiate, accoltellate o investite dall’acido, mantengono una pelle morbida e dal colorito sano.
  9. Cedono senza alcun problema tutti i diritti di sfruttamento della propria immagine e del proprio corpo a titolo gratuito.
  10. Se tradite, chiedono scusa e s’impongono un mese di penitenza.
  11. Si vestono con sobrietà, ma sotto indossano sempre una tuta di latex.
  12. Non vogliono fare le astronaute, le biologhe, le ricercatrici in antropologia.
  13. Se la casa è fredda, possono aumentare la loro temperatura corporea al fine di riscaldare l’ambiente.
  14. Parlano la lingua degli elettrodomestici.
  15. Se il loro uomo ne ha necessità, gli cedono volentieri gli organi interni.
  16. Emettono un delicato aroma di mughetto e musica lounge.
  17. Sottoposte a fiamma, si esibiscono in una danza della loro tradizione.
  18. Sono capaci di fotosintesi clorofilliana.
  19. Assorbono raggi gamma e pm10.
  20. Secernono vodka da un beccuccio.
  21. Possono essere utilizzate come avvitatori o chiavi a brugola.
  22. Rispettano e ammirano la madre del loro uomo, a cui si avvicinano sempre in ginocchio e di cui hanno dei poster in cucina.
  23. Sintonizzano il digitale terrestre senza usare il telecomando, emettendo appositi raggi infrarossi.
  24. Orbitano attorno al loro uomo, da cui ricevono luce e calore per la sopravvivenza.
  25. Guardano sempre Ra1.
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Controcorrente

Di recente mi è successo di leggere un libro di Amedeo Balbi intitolato Dove sono tutti quanti?, nelle cui pagine si racconta e si spiega la ricerca della vita al di fuori del nostro pianeta. Saggiamente, prima di dirci cosa potrebbe esserci là fuori (e dove, nel caso), Balbi ci dice cosa c’è qui, intanto, sul nostro pianeta, e soprattutto cos’è il “cosa”, cioè la vita, perché se vogliamo cercarla altrove dobbiamo pur sapere come riconoscerla. E no, non è così scontato.

Così, nel capitolo in cui si cerca di definire la vita, mi sono imbattuto in alche righe che mi hanno molto colpito:

La vita, però, non è solo complessità. Anche un cristallo, una nuvola o una galassia sono strutture molto complesse. C’è qualcosa di più, una caratteristica talmente importante da far sembrare i sistemi viventi profondamente diversi dal resto della materia che troviamo nell’universo: essi sembrano eludere la spontanea tendenza di tutto ciò che esiste a precipitare nel disordine. È una legge di natura, la seconda legge della termodinamica: lasciato a se stesso, qualunque sistema inizialmente ordinato si incasina inesorabilmente. Senza manutenzione i monumenti si sgretolano, e non ci aspettiamo certo che un mucchio di sassi inizi improvvisamente a mettersi assieme formando un edificio. Eppure, in un certo senso, un sistema vivente fa proprio questo, almeno finché ci riesce. Più o meno consapevolmente, è questo il criterio con cui distinguiamo ciò che è vivo da ciò che non lo è: la capacita sorprendente di restare separato dal flusso del decadimento che coinvolge ogni cosa. La morte non è altro che il ritorno di un organismo al comportamento spontaneo della materia inanimata, la perdita graduale di una struttura organizzata.

Insomma, la vita è una specie di resistenza. Un opporsi a un destino inesorabile, per un breve istante (almeno in termini cosmologici), emergendo per un attimo da un fiume in piena, nuotando controcorrente, faticosamente, per percorrere solo pochi centimetri, se non millimetri, e poi via, sfiniti, di nuovo dalla parte “giusta”, con tutto il resto.

Combattere sapendo di non poter vincere. Piccoli stupidi eroi.

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Passeggeri

Ieri pensavo che siamo scemi. Noi umani, nel senso. Lo ammetto, mi capita di pensarlo spesso e per tanti motivi diversi. Ieri però non c’erano di mezzo grandi questioni come guerre, povertà, fame, violenze, ideologie, baracca e burattini. C’erano di mezzo le automobili.

Ieri ero in auto, e a un certo punto ho pensato che sì, siamo per forza scemi. Guardavo le auto che incrociavo, tutti veicoli con una capienza di 5 persone, al limite 4, e notavo che dentro c’era solo la persona alla guida. Un passeggero al massimo.

In Italia ci sono circa 37 milioni di auto.

Facciamo finta che possano caricare al massimo 4 persone ciascuna.

Abbiamo posto per 148 milioni di persone.

Siamo in 60 milioni.

Sono sicuro che ci saranno questioni molto complicate dietro la mancata diffusione di auto con dimensioni un po’ più ragionevoli, un po’ più vicine al reale uso che ne facciamo. Questioni industriali, sociali, di mercato.

Non chiedo mica di punto in bianco di rivoluzionare il mondo dei trasporti privati, il mondo dell’automobile.

Ma almeno troviamo ‘ste 88 milioni di persone da scarrozzare, che cazzo.

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L’analfabeta funzionante

Insomma sono quasi tre mesi che ho una trasmissione radiofonica che s’intitola L’analfabeta funzionante. Spacciato come programma di cultura (ma con la R maiuscola), è più che altro l’occasione per dire un po’ di scemenze attraverso un mezzo diverso dal solito web. In realtà, visto che Radio Sverso, la radio che ospita L’analfabeta funzionante, è una web radio, l’ultima affermazione non è esattamente vera, ma non mettiamoci a sottilizzare.

Ho sempre un po’ avuto il pallino del mezzo radiofonico, ma non mi ero mai mosso in tal senso. Poi, qualche mese fa (come avevo già raccontato), mi è capitata l’occasione, e mi ci sono buttato.

Mi ci sono buttato anche se non si trattava solo di fare l’autore. Si trattava di fare più o meno tutto, visto che la radio era da costruire e poi lanciare. Quindi c’era da inventarsi un programma intero, scriverlo, condurlo e in buona parte farsi anche da regista durante le dirette (sì, si va in diretta, come quelli veri).

Il cosa, cioè l’idea di un programma umoristico di cultura, non è stato difficile. Il come, però, è stato – ed è tuttora – un altro paio di maniche.

Non avendo mai approcciato i microfoni, e non avendo tutta questa gran spigliatezza o capacità di andare a braccio, ho iniziato più o meno facendo il contrario di quello che immagino si faccia in radio: scrivere un copione da seguire dalla prima all’ultima lettera. In sostanza, per diverse puntate, ho letto. E si sente (non che legga malissimo eh, però ecco). Tanto testo, troppo pensato per essere letto invece che ascoltato.

Da quella forma iniziale, che prevedeva oltretutto un dispendio di tempo ed energie notevole (parliamo di 10-12 pagine per un’ora di programma a settimana, musica compresa), la scrittura de L’analfabeta funzionante si è evoluta e sta evolvendo. Meno densità di battute o gag, umorismo più adatto all’ascolto, meno copione, meno rigidità. Una costruzione a blocchi, con qualche rubrica ricorrente (la lettura integrale della Divina commedia; quasi fissa anche quella delle lettere – dovrei dire lettera in realtà – alla redazione). Dentro c’è finito un po’ di tutto: da animali inventati piuttosto idioti, a recensione fasulle, a ricette che vi sconsiglio vivamente, biografie, approfondimenti scientifici ecc. E ovviamente non posso non citare il fantasma del signor Guglielmo Marconi, che mi fa da silenziosa spalla durante il programma, visto che sono così furbo da avere un one-man show (tentare la comicità senza una spalla vera, chissà dove ho la testa). Insomma, per ora, e credo per parecchio ancora, sarà tutto un grande sperimentare in cerca di una formula che funzioni e che richieda uno sforzo di scrittura umano.

Poi ci sarebbe da parlare delle mie capacità di speaker, ma stendiamo un velo pietoso. Lì il cammino sarà ancora più lungo (d’altronde ho l’animo dell’autore, mica dell’interprete).

Mi diverto a farlo (il che non significa che non sia fonte di molte parolacce quando i testi non funzionano, o non vengono le idee), ed è una continua sfida, e queste sono le cose che contano. Perciò si va avanti. Almeno finché non mi cacciano o non mi chiamano alla RAI (per svuotare i cestini probabilmente).

Se siete curiosi, i risultati ottenuti nel tempo li trovate in forma di podcast. Se invece volete sapere a che punto sono ora, c’è la diretta, il martedì alle 22, su Radio Sverso.

E non fermatevi alla terza media.

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Fondamenti di sinistra quantistica

Figura d’interferenza sinistro-quantistica (realizzata da Milena)

La meraviglia che ognuno di noi prova nel contemplare la superba perfezione dell’Universo è pari solo allo stupore che ci assale di fronte ai suoi misteri o a una dichiarazione di Borghezio.

A differenza di Borghezio però questi misteri sono sondabili, risolvibili. Le capacità intellettuali che la natura stessa ci ha messo a disposizione ci consentono di completare un po’ a fatica i sudoku in spiaggia ma anche di studiare i fenomeni naturali e di comprendere le leggi che li regolano.


Dio non gioca a dadi con l’Universo. Preferiscono la briscola.
Albert Einstein


In questa incredibile avventura della conoscenza hanno avuto e hanno tuttora un ruolo da protagoniste le scienze politiche, con il loro ambito di studio più paradossale: la sinistra quantistica. Settore che ha dimostrato in modo definitivo che aprire un negozio di toelettatura anguille tutto sommato non è poi così assurdo, se confrontato con la realtà politica.

La recente scoperta di un’ulteriore scissione nella sinistra, cioè quella che ha caratterizzato SEL (Sinistra Elettroni e Libertà) e LED (L’Ennesima Divisione), ci offre l’opportunità di trattare alcuni dei fondamenti teorici che spiegano il comportamento della sinistra. Parliamo, ovviamente, della LQM (Left Quantum Mechanics).

Einstein nella sua famosa imitazione di Ignazio Marino

Le origini di questa teoria risalgono ai primi del Novecento, quando Marx Planck (pensate stia scherzando?, N.d.A.), fisico tedesco, si trovò a dover affrontare il problema della radiazione del corpo rosso, inteso come insieme degli elettori di sinistra. L’applicazione delle ben note equazioni di Marxwell (adesso sì, N.d.A.) a questo problema portava infatti a un risultato assurdo: una qualsiasi formazione ideale di sinistra avrebbe emesso un continuo di elettori di potenza infinita (catastrofe dell’ultrarosso). Situazione che era in contrasto con ogni evidenza elettorale.

Planck, pur titubante, avanzò l’ardita ipotesi dei quanti, in base alla quale l’energia della sinistra e la sua evoluzione ideologica non fossero descrivibili secondo le leggi della politica classica, e che le emissioni e le oscillazioni sinistrorse avvenissero solo per quantità discrete. Il postulato di Planck si dimostrò valido. Una nuova scienza politica era nata: la LQM, la meccanica sinistro-quantistica.

Scoperti i limiti della sinistra classica, adatta a descrivere il mondo macroscopico delle grandi masse operaie e delle basse energie riformiste, la LQM iniziò a mostrare cosa avveniva a scale politiche più fondamentali, permettendo di gettare uno sguardo sulla micro e micromega-politica.


Nulla è di sinistra finché non è misurato.
Niels Bohr


Nel 1913 il fisico Niels Bohr, famoso anche per aver inventato le danesi alla crema, sfruttò i risultati di Planck sulla quantizzazione dell’energia di sinistra per applicarli a scala atomica, ottenendo così quello che oggi è conosciuto come modello partitico di Bohr. Tale modello prevedeva un partito formato da un nucleo centrale (dirigenza) composto da dirigenti muniti di carica e dirigenti privi di carica (della famiglia dei baroni, si scoprì più tardi), attorno a cui orbitano un certo numero di elettori (base) che possono allontanarsi dal partito o avvicinarsi a esso solo seguendo percorsi ben definiti e discreti (salto quantoideologico).

Riunione del direttivo comunista della sezione di Sassuolo, 1927

Il precedente modello partitico, elaborato da Rutherford qualche anno prima, soffriva di un grave problema di stabilità politica: gli elettori del partito, infatti, entro una quantità finita di tornate elettorali, finivano per cadere all’interno del nucleo dirigenziale, generando il paradosso di una formazione politica con una dirigenza infinita ma priva di elettori. Inserendo la quantizzazione, Bohr risolse il problema, e le evidenze sperimentali gli diedero ragione. Inizialmente proposto per l’atomo politico più semplice (la sezione di quartiere), il modello trovò applicazione anche per strutture più complesse (provincia, regione, governo centrale, federazione dei pianeti, internet).


Penso di poter affermare che nessuno capisce le affermazioni di Vendola.
Richard Feynman


Qualche anno più tardi Louis de Broglie (scopritore altresì dei brogli elettorali, da cui prendono il nome) scoprì che l’elettorato di sinistra può essere descritto in modo assolutamente equivalente sia come corpuscolo popolare che come onda comunista (principio di plementarieà comunista, o com-plementarietà). Nel volgere di poco Werner Heisenberg e Erwin Schrödinger formalizzarono questa intuizione dando avvio a un nuovo e fecondo campo di studi, quello dei sondaggi elettorali e degli exit poll.

Questa natura ambivalente dell’elettorato di sinistra emerge in modo piuttosto eclatante da una serie di esperimenti (iniziati da Young, detto Il giovane, all’inizio dell’800) chiamati “della doppia fenditura”, o anche del “e mo chi voto?”. In pratica si prende una sorgente di elettori di sinistra e la si dirige verso un muro (famoso, per le dimensioni, quello utilizzato a Berlino fino al 1989, poi abbattuto per mancanza di fondi alla ricerca) dotato di due fenditure, una a sinistra e una più a sinistra, dietro cui è posta una parete in grado di rilevare l’urto degli elettori. Su questa parete durante l’esperimento viene a formarsi la classica figura di comunismo (falce e martello, vedi figura in alto), tipica dei fenomeni ondulatori.


La sinistra non è una rappresentazione della realtà, ma del nostro modo di pensare a Berlinguer.
Werner Heisenberg


Cio che è paradossale è che se si sparano i singoli elettori – corpuscoli di sinistra dotati di tessera elettorale – uno alla volta, sulla parete di fondo viene a formarsi comunque la figura di comunismo, come se il singolo elettore interferisse con se stesso (quantoschizofrenia) e passasse contemporaneamente da entrambe le fenditure (quantoballottaggio). Ancora più assurdo è che se si fa un sondaggio elettorale presso una delle due fenditure, per capire dove passa l’elettore, la figura di comunismo scompare, e sulla parete di fondo si forma il simbolo del PD.

Secondo Richard Feynman (fisico che ha ispirato a Elio e le storie tese la nota strofa di Parco Sempione: “piantala con ‘sti bonghi” ) il paradosso del collasso della funzione d’onda comunista a elettorato corpuscolare del PD è conseguenza del principio d’indeterminazione di Heisenberg.


Questa sinistra quantistica è una bomba!
Robert Oppenheimer


Tale principio, che Heisenberg partorì mentre cercava di calcolare la quantità di Brezel sufficiente per non sbronzarsi completamente con 8 boccali di birra, afferma che è impossibile misurare contemporaneamente e con precisione arbitraria la posizione politica di un elettore di sinitra e la velocità con cui questi si sta spostando verso un altro partito di sinistra.

Se si tenta una misura simile, per esempio con un’intervista telefonica, si avrà questa situazione: più si cerca una risposta precisa dell’elettore, più l’elettore sarà soggetto a un ripensamento. In numerosi esperimenti effettuati è stato confermato che chiedere lista, partito e nome del candidato preferiti ha come conseguenza l’annichilazione dell’elettore stesso, fenomeno che è conosciuto come PCI (People Collapse Interaction).


I gatti sono rivoluzionari reazionari.
Erwin Schrödinger


Per mostrare quanto la LQM sia controintuitiva e lontana dalle leggi della sinistra classica, sarà il caso di accennare a un famoso esperimento mentale ideato nel 1935, quello dell’elettore di Schrödinger. Lo facciamo con le parole dello scienziato stesso:

Si possono anche costruire casi del tutto burleschi. Si rinchiuda un elettore di sinistra in una cabina elettorale, insieme alla seguente macchina infernale: una matita copiativa e una scheda elettorale su cui sono stampati due simboli partitici, quello del PCI e quello del PD. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che l’elettore è di sinistra se nel frattempo ha messo una croce sul simbolo del PCI, mentre non lo è se ha messo la croce sul simbolo del PD. La funzione (PSI) dell’intero sistema porta ad affermare che in essa l’elettore di sinistra e non di sinistra non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso.

In poche parole, fino all’atto della misura, ovvero lo spoglio elettorale, l’elettore è contemporaneamente di sinistra e non di sinistra, cioè in una sovrapposizione di stati (come anche Palestina e Israele, per esempio). Nel momento in cui la scheda viene aperta e osservata dallo scrutatore la funzione d’onda comunista collassa in uno dei sue stati possibili e la sovrapposizione sparisce: l’elettore ha votato o PCI o PD, quindi è di sinistra o non è di sinistra. Per quanto sorprendente, i fondamenti della sinistra quantistica conducono a tali risultati.

Elettore di Schrödinger

È il caso di far notare, per non incorrere in fraintendimenti, che il cosiddetto “centrosinistra”, che spesso i non addetti ai lavori scambiano per una sovrapposizione degli stati “centro” e “sinistra” nell’ambito della LQM, è in realtà un concetto proprio di una teoria chiamata Gravità Quantistica a DC (Divine Center Quantum Gravity), nata allo scopo di superare l’incompatibilità tra la LQM e la RG (Right Gravity). La DCQG si configura infatti come una teoria di unificazione, in grado di spiegare ogni interazione politica esistente in natura. Essa parte dall’assunto che le varie forze politiche conosciute siano nient’altro che espressioni a bassa energia di una, sola, cattolica, apostolica, forza partitica che ad altissime energie elettorali le riunisce tutte.

La Gravità Quantistica a DC, allo stato attuale, non ha ottenuto alcuna conferma sperimentale.

 


Questo scritto è stato pubblicato in origine su Diecimila.me. Era il 17 luglio 2014. A parte qualche dettaglio (cambiano le sigle, restano le scissioni), il resto dell’apparato teorico sembra essere ancora valido. Probabilmente resterà tale fino alla prossima rivoluzione. Scientifica.

 

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