Limitare gli sprechi

Se comprate un’auto con cinque posti, poi però ci andate in giro da soli, oppure in coppia, è un po’ uno spreco. Sì, qualche volta capita di caricare altre persone, amici parenti colleghi, ma non succede così spesso da potersi chiedere, di quei tre posti là dietro, Come avrei fatto senza?

Per rimediare allo spreco la soluzione più naturale è fare dei figli: riempiono i sedili alla perfezione, sembrano fatti apposta. Ovviamente si tratta di una strategia che non dà risultati a breve termine, a causa dei tempi biologici. A questo potete porre almeno in parte rimedio lavorando su due fronti: produzione propria e adozione. La tempistica dovrebbe migliorare, ma per un risultato soddisfacente avete comunque bisogno di qualche anno.

Un’altra soluzione è dare a tutti passaggi indiscriminatamente, nel senso che li vogliamo o no. Ci fossero tanti autostoppisti, tutto sarebbe più facile, ma in loro assenza dovrete affiancare i pedoni e convincerli a salire per portarli dove stanno andando. Nella maggior parte dei casi vi toccherà insistere: molti tendono a essere diffidenti. Sedili comodi, ambiente ottimamente climatizzato e blocco centralizzato degli sportelli giocheranno a vostro favore. Appostatevi all’uscita delle discoteche: lo spettro dei controlli alcolometrici ridurrà la resistenza delle persone al minimo.

Anche comprarvi un grosso cane va bene.

Dovete ingegnarvi un po’, insomma, ma potete farcela.

Con le tasche posteriori dei jeans invece il problema è risolto, grazie agli smartphone.

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Volevo avvertirvi

E niente, ho avuto un po’ di casini col blog qui, e può darsi che passando, nelle ultime ore, siate finiti su un sito porno.

Ecco, ci tenevo a dirvi che adesso, invece, se venite qui sul blog, ci trovate proprio il blog. Mi dispiace.

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Manifesto del Dietrismo

Ammettiamolo, l’Arte non ha più niente da dire. Stiamo riciclando più di un ambientalista strafatto di ginseng. Abbiamo messo il prefisso post così tante volte alle varie correnti artistiche che l’unica via d’uscita è iniziare a usare post-post, o superpost, o megapost, che però sembra un sito per vedere i film in streaming e non funzionerebbe.

Abbiamo scritto tutto lo scrivibile, dipinto tutto il dipingibile, scolpito tutto lo scolpibile, opinato tutto l’opinabile. Abbiamo esaurito ogni combinazione, possibilità o idea, comprese le idee sulle idee, che giacciono nell’iper-iperuranio, o negli articoli di critica letteraria.

Non se ne può più produrre d’originale, perciò l’Arte è finita.

Di conseguenza, si inaugura qui un nuovo movimento artistico ben consapevole dell’esaurimento dell’originalità nel mondo, conscio dell’impossibilità ideale e materiale dell’artista di dar vita a un’opera davvero nuova, davvero ispirata. Un movimento che non sceglie la via banale dello smettere di fare, perché comunque in qualche modo bisogna campare, e già il comparto artistico è in crisi, e insomma non facciamoci prendere dal panico, continuiamo a produrre, a fare, ma facciamolo rendendoci conto, e rendendone conto allo spettatore, al lettore, a quello che passava lì per caso e si è trovato un’opera d’arte davanti, che tutto quello che si fa d’artistico, non vale mica la pena.

Ed è così che il Dietrismo agisce, consapevole della fine dell’arte ma volendo salvare capra e cavoli: voltando l’opera dall’altra parte. Dietro.

Volete dipingere? Va bene. Ma poi il quadro, esposto, va rivolto verso il muro. Contempleremo il retro della tela, perché tanto non c’è più niente da vedere.

Volete scrivere? Non c’è problema. Ma scrivete sulla pagina dietro. Lasciate che il lettore non legga il già letto, e si fermi alla pagina bianca.

Volete scolpire? Ok, ma lasciate l’opera dietro una tenda, o dietro un muro, vedete voi.

Volete suonare? Adesso vediamo bene come attrezzarci in merito.

Il Dietrismo è l’univa via possibile. Oddio, ci sarebbe anche la guerra atomica che spazza via tutto e tutti e ci riporta all’età della pietrà, ma eviterei d’agire d’impulso.

Solo rimanendo dietro, l’Arte potrà andare avanti in qualche modo.

Se siete d’accordo, mettete una firma qui dietro.

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Ricordo della Blogfest

Della blogfest, che adesso non si chiama più così, si chiama festa della rete, la cosa che mi è rimasta più impressa è una frase. Me l’hanno detta diverse persone. Gente che mi legge, immagino. Qualcuno non lo conoscevo proprio. Con qualche altro ci si incrocia in rete. Comunque tutte persone che potevano anche non venire a dirmela, quella frase, invece sono venute.

Sono venute lì e mi hanno detto: continua così.

Ora, io non lo so bene cosa intendessero, però, nel dubbio, continuo così.

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Allingiù

Dev’esserci poi anche un pianeta, da qualche parte nell’Universo, molto simile al nostro, anzi, uguale in tutto e per tutto, tranne che per un unico dettaglio, che però è di gran conto. Sul quel pianeta, che per dargli un nome chiameremo Allingiù, la gravità è infatti repulsiva. Stesso modulo, stessa direzione, ma verso opposto alla nostra. Invece di spingervi a terra, vi spinge in aria. Se vi cade qualcosa, e non c’è un soffitto a fermarla, finisce nello spazio.

Facile da immaginare. Più difficile viverci, anche per gli stessi autoctoni, gli allingiuani, che sono in tutto e per tutto simili a noi, tranne che per un paio di dettagli: sono tutte persone coi piedi per terra e sono tutti, nessuno escluso, dei gran testardi.

Questi due tratti caratteriali, che su un pianeta a gravità attrattiva passerebbero inosservati praticamente a tutti, su Allingiù hanno effetti ben visibili. Gli allingiuani, infatti, teste dure come sono, hanno deciso che non sarà certo la natura a imporre loro di avere i piedi per aria, come si converrebbe su un pianeta a gravità repulsiva. Così, invece di camminare coi piedi, loro camminano con le mani, e tengono i piedi magari non a terra, ma quantomeno verso la terra, anche se quella li respinge. E vivono sempre costantemente facendo la verticale, e hanno i marciamani ai lati delle strade, e mettono le scarpe alle mani, e i guanti ai piedi, ma solo se è freddo.

Però, nonostante le difficoltà, qualche vantaggio c’è. Se uno muore cadendo nello spazio, cosa che non capita poi così spesso, più o meno quanto da noi uno che cade in un burrone o dal tetto, rispetto a qui da noi loro hanno la soddisfazione, per via delle mani tenute all’insù, di essere già nella posizione giusta per fare finta di volarsene via, tipo Superman.

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Una guerra, ma fatta bene

 

Adesso che ci sono tutte queste tensioni internazionali e che sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda, sarebbe il caso di sfruttare la situazione.

Ammettiamolo, una guerra sarebbe una bella spinta per l’economia stagnante in cui tutti viviamo. I conflitti, si sa, rimettono in moto un po’ tutto.

Dalle guerre passate abbiamo imparato tanto. Con così tanta esperienza alle spalle non possiamo di certo fallire.

Basterà prendere le varie fazioni (Europa, Russia, Nato, Ucraina) e mettersi a tavolino per studiare una strategia comune che porti pari vantaggi a tutti.

Secondo me, se tutti fanno la loro parte, e le cose sono organizzate a dovere, si può anche riuscire a fare una guerra senza sparare un colpo.

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Bussìo

Questa cosa che le porte, a seconda di dove vai, fanno un rumore diverso, quando le bussi, è strana davvero. Ci si aspetta che il rumore delle nocche sul legno sia sempre lo stesso, invece, a quanto pare, non è così. Negli Stati Uniti, e credo anche in Inghilterra, le porte non fanno toc toc come da noi, fanno noc noc. Devono avere delle porte strane, dei legni molli, perché l’impatto di un osso, per quanto rivestito di un velo di pelle, è difficile che sia una n (poi l’oc è il rimbombo, quello è uguale). Da noi, sulle nostre porte sui nostri legni, è t. Toc. Un suono netto, di carattere. Noc invece è fiacco, ben poco convinto, svogliato, a mezza voce. E infatti, sono quasi sicuro, negli Stati Uniti, e credo anche in Inghilterra, la prima volta che bussate non vi apre nessuno.

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Debello sapiens

Il tizio che ci ha chiamato per la prima volta sapiens deve averlo fatto in preda a un cieco entusiasmo. Dopo una notte di sesso sfrenato, magari, o dopo aver trovato in terra una banconota da 100. O dopo avere trovato una banconota da 100 e averla usata per assicurarsi una notte di sesso sfrenato. Altrimenti non si spiega l’ottimismo.

Siamo sapiens. Infatti quando ci sono guerre e conflitti vari, sparsi qua e là nel mondo (con la predilezione per quelli dove il sottosuolo è parecchio generoso, ma è un caso), mettiamo in moto diplomazie, tregue, trattati, piani, roadmap e risoluzioni, mobilitando persone, risorse, energie, in processi molto difficili, sempre lì sull’orlo del fallimento. Anzi, capita che falliscano nonostante tutto. O magari sono funzionali inizialmente, ma a distanza di qualche anno innescano ulteriori conflitti, che diventano repliche, e repliche di repliche, e così via.

Però ci proviamo. Perché siamo sapiens.

Siamo sapiens e bisogna fermare la guerra.

E contemporaneamente, non bisogna fermare l’industria bellica.

(non so esattamente perché non si possa, ma visto che non se ne parla mai, che nessuno prende in considerazione la cosa, in tutti quei lunghi processi di pace, anzi sento dire che per fermare le guerra spesso la soluzione è aggiungere altre armi, allora do per scontato che non sia nemmeno pensabile che si possa fermarla)

E anche se siamo sapiens non è per niente facile, conciliare le due cose.

Forse sapiens non basta. E toccherà aspettare che ci evolviamo. O che moriamo tutti ammazzati.

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Volevo rassicurare tutti

Da quei 20 che di solito leggono questo blog bisogna togliere: quelli che erano in ferie, e avevano altro a cui pensare, quelli che comunque, anche non in ferie, non sono passati di qui perché avevano da fare o non gli andava, quelli che gli è passato di mente, quelli che hanno pensato a un problema di connessione tutto loro quindi pace, quelli che hanno immaginato che avessi drasticamente modificato i contenuti e la grafica del blog, lasciando solo quella scritta essenziale di sito non disponibile, puntando a un ampliamento del pubblico, quelli che hanno immaginato che non avessi pagato l’hosting, che allora mi ha rimosso il sito.

Tolti questi, non credo resti qualcuno a cui spiegare quello che è successo. Quindi niente.

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