È che non sono una scheggia

fantozzi potiomkin

Devo ammetterlo, in certe cose sono un po’ lento. Una di queste è rispondere alle domande. Non domande di routine come “che ora è?”, o “qual è la capitale del Laos?”. Quelle ce la faccio in tempi ragionevoli. Ma alle domande di una certa complessità, che presuppongono un ragionamento, a meno che non abbia già fatto quel ragionamento prima, per cavoli miei (però è difficile che uno si metta a preparare i ragionamenti per tutte le domande che possono fargli) quasi mai riesco a rispondere immediatamente. Mi ci vuole un attimo. A volte anche di più.

Allora ieri pomeriggio a Milano, in un un posto che si chiama Palazzina Liberty, ero a leggere delle cose di satira insieme agli altri di Diecimila.me, e anche insieme ad altri di altri collettivi. E alle letture è seguito un dibattito.

E a un certo punto il giornalista che dirigeva il dibattito ha chiesto, a noi lì che avevamo letto quelle cose di satira, se per caso il fatto che Grillo avesse ottenuto così tanti voti alle elezioni non fosse anche colpa un po’ nostra, e di quelle cose che andavamo scrivendo.

Così, mentre io ero a pensare a quella domanda, gli altri hanno preso la parola, hanno risposto, hanno detto come la pensavano, e il discorso è andato avanti, e il dibattito pure, si sono toccati altri temi, altri ragionamenti, ci sono state altre domande e altre risposte, e a un certo punto è anche finito, il dibattito.

A quel punto, dopo averci ragionato per bene, avrei anche potuto rispondere. A dibattito finito però, non mi è sembrato il caso.

Fossi stato un po’ più rapido, avrei risposto “Ma che cazzo di domanda è?”.

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I figli dei preti (cvd)

preti bastaStatemi dietro:

in base al SAC (Sistema assiomatico clericale)

1) i preti hanno l’obbligo del celibato, cioè non possono sposarsi.
+
2) il sesso non può essere praticato al di fuori del matrimonio.
=
3) i preti non possono praticare sesso.

Fino a qualche tempo fa da ciò conseguiva il corollario:

3a) i preti non possono avere figli.

Ora però, con le moderne tecniche di inseminazione e fecondazione, si può, pur nel rispetto del SAC, giungere a una conclusione che contraddice 3a, ovvero:

3b) i preti possono avere figli.

Dal che si deduce che il Sistema assiomatico clericale è inconsistente. Quindi da abbandonare.

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Segreti accordi politici

Io, quelli che pensano che per fare politica basti la voglia, l’entusiasmo, la passione, li capisco bene.

Anch’io ho sempre avuto una gran voglia di mettermi al pianoforte e suonare Rhapsody in Blue di George Gershwin, o Take the A Train (che è di Billy Strayhorn, ma se è così famosa è merito di Duke Ellington).

Così una volta mi sono seduto a un piano, in preda a un sacro fuoco interiore, e ho provato.

Niente. Senza saper suonare non funziona.

 

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Il miglior motivo per dare l’8 per mille alla chiesa (cattolica)

Spesso sento dire che non bisogna dare l’8 per mille alla chiesa cattolica. E che il solo fatto che la chiesa chieda dei soldi è una specie di scandalo.

Ecco, io non sono affatto d’accordo. La chiesa ha bisogno di quel denaro, e noi dovremmo donarglielo senz’altro. Saremmo degli ingrati nei confronti di dio, sennò.

Dio, lo sapete, non c’è bisogno che ve lo spieghi, ha creato l’universo. Ci ha messo 6 giorni. Il settimo, domenica, si è riposato. Poi, dal lunedì successivo, è rimasto senza lavoro. L’universo funzionava, e poteva tranquillamente andare avanti da solo. Non c’era altro da fare, per dio.

Perciò, visto che l’universo ha 14 miliardi di anni, dio è senza lavoro da 14 miliardi di anni meno una settimana. Per quanto vuoi fare l’economo, non ci arrivi alla fine dell’eone.

Così, in pratica, la chiesa, con quell’8 per mille che gli donano le persone, ci paga la pensione a dio. Che almeno può tirare avanti.

E condurre un’esistenza dignitosa.

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Paradoxa comicorum

Credo che la comicità, la capacità di scatenare il riso nelle sue varie forme non alimentari, segua una logica un po’ particolare.

Ho infatti l’impressione che per far ridere molte persone sia necessario meno impegno che per farne ridere poche.

Il che suona paradossale, perché portare dalla tua parte (è anche questo, far ridere, alla fine) un ampio pubblico dovrebbe essere più impegnativo che portarci appena un capannello di gente.

Eppure una torta in faccia, una scivolone sulla buccia di banana, una sonora pernacchia, che non possiamo certo definire raffinatezze umoristiche, scatenano boati di riso che impallidiscono rispetto al vocìo che provoca una gag o una battuta elaborata, originale, ardita.

Perciò, se per caso siete fra coloro che per passione, per lavoro o per carattere s’impegnano a far ridere gli altri, e alle vostre battute non ride nessuno, non dovete preoccuparvi, anzi.

Vuol dire che siete dei geni assoluti.

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Tornare indietro

2001 A SPACE ODYSSEY

Eravamo scimmie. La cosa non dovrebbe turbarvi, se non siete tra quelli che credono che il mondo sia stato creato più o meno quattromila anni fa, così com’è, con già i parchimetri e i coloranti sintetici. Saremmo scimmie anche adesso, se non avessimo deciso di cambiarci nome nei libri. Homo, ci siamo chiamati.

Però eravamo scimmie. E stavamo sugli alberi. Ci trovavamo bene, eravamo fatti apposta per stare lassù, saltare da un ramo all’altro, fare le capriole, piedi e mani molto simili, per aggrapparci ovunque e comunque. Poi un giorno una scimmia è scesa a terra, senza immaginare che quel salto sarebbe stato evolutivo. Ci fosse stata una giuria di genetisti o biologi, sarebbero fioccati i 10.

Inventassero la macchina del tempo, gli anni di Hitler e di Gesù sarebbero affollati da persone cronotraslate.

Hitler passerebbe la maggior parte del tempo a schivare pallottole, coltelli, frecce, esplosivi di vario genere, circondato da gente che vuole riscrivere la storia o comunque cancellare il giorno della memoria, uccidendolo.

Gesù avrebbe così tanto pubblico ad ascoltarlo, durante i suo discorsi, che probabilmente deciderebbe di sfruttare la cosa per fondare una religione e inaugurare un nuovo paradosso.

Potessi viaggiare nel tempo, io tornerei indietro fino a un attimo prima del salto. Il salto della scimmia dall’albero. La guarderei dal basso, e le direi di lasciar stare, di aspettare ancora un attimo, 4 o 5 milioni di anni, perché non siamo mica pronti. Io lo so, perché ho visto il futuro.

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Tranquillizzare la base

La scorsa settimana, qui, ho pubblicato un pezzo che parlava di un referendum per l’indipendenza della provincia di Macerata (con eventuale annessione alla Croazia).

Ora, io davvero non so bene cosa sia successo, però, da quei 20-30 lettori che ha abitualmente questo stanzino dell’Internet, se ne sono presentati all’improvviso quasiduemila.

Così, adesso che è tornata la calma, e quei quasiduemila se ne sono andati per la loro strada, volevo rassicurare i 20-30 di sempre.

Tranquilli, il successo non mi ha cambiato.

Ci sarà sempre un autografo per voi.

 

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Farci su un libro

tosse

Ora che è finito sento di doverlo confessare: non ho mai visto Masterpiece. Mi sento come un appassionato di ciclismo che non vede il Giro d’Italia. O un appassionato di omicidi che non vede CSI.

Comunque so che adesso ci fanno su un libro. Che però non è la storia di Masterpiece, come uno si aspetterebbe. È il romanzo di quello che ha vinto.

Se io avessi partecipato a Masterpiece, e se lo avessi vinto, adesso pubblicherebbero il mio, di romanzo. Con la fascetta “Il romanzo del vincitore di Masterpiece”.

Non so come s’intitola (non so proprio niente, davvero) il romanzo del vincitore di Masterpiece. Il mio, avessi partecipato e avessi vinto, si sarebbe intitolato “Colpi di tosse”.

Dentro, sarebbe stato davvero pieno di colpi di tosse.

 

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Pensiero unico

Una delle cose che mi sembrano più strane, nella vita, è come il mondo sia pieno di persone, quasi tutte per la verità, che non la pensano esattamente come me.

Non capisco davvero come facciano.

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Da Renzi in poi

bart

Non bisogna sottovalutare la grande opportunità che ci è offerta dal governo Renzi. Esso possiede infatti alcune peculiarità che ne fanno un naturale punto di (ri)partenza per una nuova grande stagione democratica.

Innanzitutto non l’ha votato nessuno. Le nostre solite croci ce le siamo tenute, senza apporle su alcuna scheda elettorale. Un classico esempio di democrazia diretta dall’interno. Il potere è passato di mano finché non ha trovato un ricettacolo accogliente. Se non fosse una specie di gigantesca truffa sarebbe quasi una roba spirituale.

Poi, da più parti si sente ripetere che questo governo è una sorta di spartiacque. Per per anni non è successo niente, in termini di azione politica, e in pochi istanti è successo di tutto. Sembra di essere entrati veramente nel post-berlusconismo. Linguaggi nuovi, proposte nuove, facce nuove. Anche se non è proprio verissimo, sembra esserlo, che in Italia già basta. Fatto sta che qualcosa di nuovo c’è. Magari è peggio di prima, ma questa è un’altra questione.

Queste due qualità fanno del governo Renzi il punto spaziotemporalmente deputato a un cambio di passo, uno switch, che è una vera rivoluzione copernicana.

Abbiamo l’occasione di riformare quel vecchio e scrostato pilastro che si chiama voto. Possiamo finalmente risolvere il più grande paradosso dei sistemi democratici, e cioè il voto a priori, l’elezione basata sulle promesse e non sulla concreta azione di governo. Così com’è ora è una scommessa, non un voto.

A scuola vi davano forse il voto prima dell’interrogazione?

Da questo momento, da Renzi in poi, il voto non sarà più una speranza, un salto nel buio. Si tratterà di una seria valutazione dell’operato. Le elezioni non saranno più un lancio di dadi, ma un concreto approvare o bocciare coloro che hanno governato fino a quel momento, e che, se lo meritano, saranno confermati alla guida del Paese. Altrimenti si cambia. E alle prossime elezioni si valuteranno quegli altri e il loro lavoro. E così via.

Come periodo storico, si potrebbe chiamarlo Soddisfazionismo.

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