Speriamo di non esser comunista

Mi è successo anche oggi, di nuovo. Sempre così.

C’è questo negozio, qui, lungo il corso principale, che poi principale non vuol dire niente, c’è solo quello di corso, qui, si dice il corso e basta, comunque c’è questo negozio che vende vestiti e si chiama Lenni, e che ha un’insegna, fuori, sul muro, dov’è scritto Lenni, giustamente, solo che è scritto in corsivo, e io, ogni volta che ci passo davanti, e leggo l’insegna, invece di Lenni leggo Lenin.

E non so bene cosa vuol dire, questo fatto di leggere Lenin invece di Lenni, però devo dire che sono parecchio preoccupato.

Refusi

Io devo dire prima non mi succedeva.

Poi però ho iniziato a fare un po’ il revisore di testi, il correttore di bozze, quelle cose lì, e ho cominciato a tenerci.

Quindi adesso, quando leggo un libro e ci trovo dei refusi, me li annoto. A fine lettura prendo e scrivo alla casa editrice: a pagina tot riga tot c’è questo refuso. È una specie di mania.

Qualche volta sono giusto un paio, i refusi. Sono quelli fisiologici. Quando non li trovo sospetto di me, che non li ho trovati, o del libro, che è inquietante che non li abbia.

Altre volte sono parecchi, oltre la soglia naturale che qualsiasi lettore accetterebbe. Credo c’entri il fatto che i correttori di bozze stiano andando piano piano scomparendo. (ah, comunque, nel caso ve ne serva uno, fate un fischio, che c’ho ancora l’occhio buono)

Io, se lavorassi in una redazione, e arrivasse una mail come la mia, sarei grato a chi l’ha scritta. Anche se conoscessi già quei refusi. Anche se fosse la decima mail che me li segnala. Risponderei grazie.

Invece, oh, non risponde quasi mai nessuno.