Sulla scarsa lungimiranza delle promesse elettorali

Una delle qualità che più mancano nella politica e nei politici, soprattutto in Italia, è la lungimiranza, ovvero quella capacità di guardare lontano nel tempo, ben oltre il ristretto periodo di una legislatura, e di sapersi proiettare almeno qualche decennio nel futuro, in modo da prevedere, date le condizioni attuali, quali problemi sorgeranno e quali soluzioni possiamo già da ora mettere in atto. Un esempio classico sono i cambiamenti climatici: senza uno sguardo a medio e lungo termine siamo praticamente ciechi, perché ogni anno potremmo dire “quest’anno la temperatura globale è aumentata solo di 0,5 gradi, figurati se è un problema”, ma nel giro di cinquant’anni saremo pronti per essere serviti con del purè. Insomma, ci vuole un occhio al futuro, ma i politici, soprattutto in campagna elettorale, non sembrano prenderlo in seria considerazione.

I politici, inoltre, sono diretta espressione dei loro elettori. Nel senso che nessuno politico – a parte Matteo Renzi ovviamente – proporrà cose che non sono accettabili dalla propria base elettorale, tantomeno in campagna elettorale. Potremmo chiamarla demagogia, potremmo chiamarla customer retention. In breve, significa tenersi il proprio pubblico. Il che, insieme al conquistarsene dell’altro, fa la differenza quando ci sono le elezioni.

Questo significa che nel momento in cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio promettono di eliminare l’obbligo vaccinale sanno di trovare un buon appoggio nei loro elettori, i quali quindi sono in buona parte pronti a rifiutare – al di là dei motivi per cui lo fanno – la somministrazione dei vaccini ai propri figli.

Le altre forze politiche non sembrano voler puntare su questa abolizione: se ne desume quindi che i loro elettori non hanno alcun problema nei confronti dei vaccini.

Perciò, se ragioniamo a breve termine, la proposta di Salvini e Di Maio di abolire l’obbligo vaccinale ha il suo ritorno politico, perché è una buona garanzia di ottenere voti e quindi potere.

Però, se ragioniamo usando un po’ di lungimiranza, e proiettiamo questa proposta su un arco di tempo più ampio, dell’ordine di qualche decennio, le cose cambiano.

Non vaccinarsi significa esporsi a una serie di pericoli per la salute. Malattie, per farla breve. Sappiamo che fino a una certa soglia di popolazione vaccinata il sistema funziona a dovere (anche per chi – categoria di cui sembrano fregarsene abbastanza coloro che non vogliono i vaccini – non può vaccinarsi, e dipende dal grado di protezione offerto dal “gregge”). Al di sotto di tale soglia le malattie riemergono, si diffondono e le persone non vaccinate si ammalano: alcune guariscono, alcune subiscono danni permanenti, alcune muoiono. Detta con l’accetta: meno ci si vaccina, più si muore. Se non ci credete, date un’occhiata ai dati dell’OMS.

Ne consegue che, a lungo termine, Salvini e Di Maio perseguono, con la loro proposta di abolizione dell’obbligo vaccinale, un aumento importante della mortalità dei loro elettori, e quindi anche una prospettiva di sconfitte elettorali sempre più cocenti col passare del tempo.

Contemporaneamente, con la loro proposta stanno anche andando contro, a lungo termine, ad alcuni dei loro cavalli di battaglia politica, ovvero la lotta all’immigrazione (e agli immigrati) per la Lega, e la lotta contro il PD per il M5S. Questo perché, in conseguenza delle vaccinazioni, che loro invece non rifiutano, gli immigrati e gli elettori del PD sopravvivranno e prospereranno, mentre gli elettori di Lega e M5S diminuiranno costantemente fino a contare poco o niente, e gli unici con cui potranno prendersela saranno i loro rappresentanti politici, a partire da Salvini e Di Maio, ben poco lungimiranti.

(sebbene non sia riuscito a individuarla, in questo ragionamento dev’esserci senz’ombra di dubbio una falla, perché una forza politica che punta sull’eliminazione – pur a lungo termine – del proprio elettorato è davvero un’assurdità)

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