Ratatatatouille

Terrorismo, ancora tu.
Ma non dovevamo vederci più?

Credevo l’avessimo sconfitto.

Mi ricordo che avevano detto così, in televisione, qualche anno fa. O era la fame nel mondo? Oppure il cancro?

Ora non ricordo i dettagli, ma c’era questo tizio che sorrideva e diceva che il capo del terrorismo era morto, quindi – aveva spiegato – anche il terrorismo era finito. Lì per lì tutti pensammo che fosse una cazzata, solo che poco più tardi morì Steve Jobs e fummo costretti a ricrederci.

Era stato un discorso piuttosto lungo. Ogni tanto il tizio era costretto a fermarsi per bere un sorso di petrolio.

Perciò, in poche parole, non avevamo più nulla da temere. Eravamo al sicuro.

In Medioriente quel discorso fu la trasmissione televisiva più mandata a fanculo di sempre. Addirittura più dell’uscita di Khaled alle semifinali di X-Factor Giordania.

E invece eccolo qui, il terrorismo. Qui in Europa. In Francia. A Parigi. In centro. Nel cuore delle ZTL, uno dei simboli della nostra civiltà.

Sì, c’era già stato per Charlie Hebdo, in centro. Ma vuoi mettere far fuori la redazione di un giornale satirico col far fuori i lettori di un giornale satirico?

(già che ci siamo, evoco la libertà d’espressione. Non si sa mai)

Siamo completamente su un altro piano. Quello a Charlie Hebdo poteva essere interpretato come una feroce critica ai contenuti, alla qualità. Una stroncatura, in sostanza. I critici letterari spesso difettano di tatto.

Qui da noi invece sarebbe stato interpretato come legittima difesa: “Ho tutto il diritto di difendermi sparando, se rischio di farmi quattro risate con una vignetta cazzona”.

Questa volta invece il terrorismo è stato meno simbolico e più pratico. Ha colpito la normalità: ristoranti, sale concerti, stadi. Tutti posti in cui bisogna prenotare.

(non so chi abbia riesumato l’espressione “sala concerti”, so solo che ogni volta che la leggo immagino un quartetto d’archi e Maria Antonietta in prima fila)
(e sì, ovviamente con un vassoio di brioche davanti)

C’è da dire che allo stadio non è successo granché. Niente di paragonabile a una normale giornata di campionato italiana.

Attaccare i ristoranti invece è davvero un colpo basso, con quello che ti fanno pagare.

Perché c’è anche il rischio che esploda l’ironia, oltre all’eventuale cintura da kamikaze, se magari avevi ordinato il piatto vegetariano, dopo l’allarme dell’OMS sulla carne rossa, e già ti vedevi campare cent’anni almeno. Oppure sei lì che mangi qualcosa di prelibato, probabilmente a base di pancetta, e dici – è successo a tutti, inutile negare – “oddio, quant’è buono, adesso potrei morire felice”, e ti sparano. Oppure sei lì che metti un pizzico di sale dell’Himalaya sulla bistecca di angus scozzese perché è la morte sua, e sparano a te. Finire nel ROFLD (Rolling On the Floor Laughing and Dying) è un attimo.

Non si fa. E la scusa non può essere che eri sotto effetto di droghe. Lo erano la maggior parte di quelli che hai ammazzato, santo cielo, era venerdì sera!

A noi, che seguivamo da lontano, tramite i social network, sembrava di vivere un’allucinazione. Notizie e smentite si susseguivano a un ritmo incalzante, vertiginoso. Vero e falso erano indistinguibili. A un certo punto sembrò che gli attentati fossero stati rivendicati da un gruppo Scout di Marsiglia.

La confusione era massima: Salvini sembrava aver fatto una dichiarazione intelligente; Bossi sembrava aver fatto una dichiarazione, invece avevano spostato un mobile pesante; Renzi sembrava aver lanciato un hashtag che un’unità cinofila dell’intelligence gli aveva prontamente riportato; Mattarella sembrava il Presidente della Repubblica.

E di seguito lo sconcerto. Il cordoglio. La vicinanza della comunità internazionale: la ferma condanna di Obama, il “ve lo dicevo io” di Putin, la reazione del premier di Trinidad e Tobago, che magari ha detto una roba intelligentissima ma nessuno l’ha ascoltato.

A gran voce la richiesta di reagire agli attacchi razionalmente, con saggezza. Da stato democratico.

E infatti Liberté, Egalité, Bombardé.
E infatti un po’ meno Liberté, perché c’è bisogno di sicurezza.
L’equivalente di un cinepanettone, in quanto a originalità.

Gentile cittadino,
in seguito a questi terribili eventi, come governo democratico ci sentiamo in dovere di rassicurarti, perché il tuo benessere ci sta profondamente a cuore. Perciò, ci teniamo a comunicarti che abbiamo deciso di innalzare il livello di attenzione in tutto il Paese. Sapremo dove vai, cosa fai e con chi, cosa dici e a breve cosa pensi. Ascolteremo le tue telefonate, leggeremo le tue email e le tue chat. Sapremo cosa compri e dove. Potremo chiederti di seguirci senza fare troppe discussioni. Potremo tenerti in una stanza vuota per qualche ora. Farti delle domande con tono sgradevole. Niente di cui debba preoccuparti, se sei un cittadino per bene. Lo facciamo per te, per la tua sicurezza. È spiacevole anche per noi, ma non c’è altro modo. Eroderemo giusto uno spicchio delle tue libertà personali, non di più. Come dici, era l’ultimo?

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