I can’t believe the news today, as usual

Vado nella stessa edicola da dieci anni. Con l’edicolante, Franco, ormai ci si conosce. Mi lascia da parte i giornali, gli inserti. Conosce i miei gusti. Se esce qualche novità che può interessarmi, me la propone.

Io però, da un po’ di tempo a questa parte, non mi fido più.

È iniziato per colpa dei quotidiani, questo scetticismo.

Ognuno tira l’acqua al suo mulino editoriale e politico, si sa. Ma ultimamente si sono deviati interi fiumi, pur di farlo. Una volta c’erano le notizie. Deviate e deformate a dovere, certo, a seconda delle necessità. Ma la verità, in fondo, s’intuiva. Ora no. C’è qualcos’altro. Prima erano i fatti a fare notizia, ora sono i giornali stessi. E io non mi fido più.

Questo scetticismo però non si è fermato ai quotidiani. Da buon cartesiano, il mio dubbio si è esteso piano piano a tutti i settori dell’edicola, a tutti i singoli espositori.

Riviste di moda, di auto, di informatica, di cinema, di letteratura, di fumetti. Riviste di case, di animali, di economia, di cucina. Chi mi dice che non siano semplicemente l’equivalente dei quotidiani? Chi mi assicura che non mentano nei loro contenuti? Dicono la verità, ci provano, oppure s’inventano tutto?

Chissà se quella macchina fa davvero 19 chilomentri con un litro. Chissà se davvero gli aironi possono volare ininterrottamente per due giorni. Chissà se il nuovo cinepanettone fa davvero schifo. Chissà se l’anno prossimo va davvero il blu. Chissà se nella carbonara sul serio non ci va la panna. Chissà se Clark Kent è davvero Superman.

Non mi fido più.

Non mi fido più di niente e di nessuno.

Chissà se Franco, il mio edicolante, si chiama davvero Franco.

Informare per togliere like

Nelle ultime ore su Facebook è nato un nuovo sport: togliere il mi piace dalla pagina Informare per resistere. Oppure metterlo e poi toglierlo, se avete l’ansia della partecipazione. O anche toglierlo-metterlo-toglierlo-metterlo-toglierlo-metterlo, se siete dei compulsivi.

Questo sport è nato in concomitanza col Family Day, quella riunione di persone talmente proiettate nel futuro da sentire il bisogno di protestare contro dei diritti che ancora non sono stati nemmeno concessi. Io per esempio sto organizzando una manifestazione contro i clandestini europei che sbarcano sulle coste dell’Africa in fuga dalle glaciazioni.

Insomma qualcuno si è accorto che Informare per resistere era molto d’accordo col Family Day, al punto da parteciparvi con entusiasmo. E si è accorto anche che dall’ultima volta che aveva fatto un giro su quella pagina (tre o quattro anni fa circa) il clima e gli scopi e il tipo d’informazione diffusi erano cambiati come la faccia di Gabriel Garko.

In realtà questi “cambi di destinazione” sono più frequenti e diffusi di quanto si possa immaginare. L’eclatanza del caso probabilmente è legata alla rilevanza dei numeri (ieri Informare per resistere si aggirava sui 778mila like), alla centralità di certe tematiche scatenanti (il Family Day, la panna nella carbonara) e dal volo a 200 all’ora giù per il burrone di rocce appuntite con in fondo i coccodrilli dotati di laser al posto degli occhi che i contenuti di quella pagina hanno subito.

Quindi, per evitarvi altri traumi del genere, v’indicherò qui alcuni cambi di destinazione o modifiche sostanziali che sono avvenuti nel tempo in certe pagine Facebook e di cui forse non vi siete accorti:

Questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi -> Il pomodoro non ha ancora raggiunto la cifra promessa

Lercio -> Pubblica notizie vere

Internazionale -> Invece dell’oroscopo di Brezsny contiene quello di Barbanera

Le migliori barzellette di Gino Bramieri -> Pubblica le peggiori

Gesù è il mio protettore -> Organizza raduni filo-nazisti

Lega Nord -> Adesso non ce l’ha più con i terroni

Matteo Renzi -> Ora si occupa di fenomeni paranormali

Rapimenti alieni -> Da un po’ è gestita da un commercialista di Aosta che pubblica trucchi fiscali ai limiti della liceità

Suore del convento della Beata Santa Claudia da Villanova -> È la fanpage di un gruppo metal di Sabaudia niente male.

Datageist

L’informazione è potere. Negli anni 80 i giornali lo scrivevano un giorno sì e uno no. Negli anni 90 cinque volte a settimana. Adesso invece scrivono quasi sempre “Ve l’avevamo detto o no, negli anni 80 e 90, che l’informazione è potere?”, bullandosi per l’unica previsione che hanno azzeccato dal dopoguerra.

Quando abbiamo scoperto che un ragazzino smanettone era in grado di scatenare una guerra termonucleare globale abbiamo capito che il mondo stava cambiando. E che quel ragazzino poteva essere il figlio occhialuto e silenzioso dei nostri vicini.

Così abbiamo iniziato a temere quelli che i giornali chiamavano – ovviamente sbagliando – hacker, furfanti del cyberspazio che s’infiltravano, comodamente da casa, nei sistemi informatici del governo, per rubare e distruggere, mettendo in pericolo la vita di noi onesti e tecno-disadattati cittadini perché, si sa, tutto è controllato dalle macchine, e queste sono collegate, i virus si trasmettono dall’una all’altra in un battibaleno, poi c’è la teoria del caos che dice che basta un attimo e tutto crolla, e non è che le macchine pensino, eseguono solo dei programmi, però ti tagliano fuori, e non puoi staccare la corrente perché la macchina è programmata per reagire, e basta un corso di Basic per poter costruire un supercomputer, per non parlare di Matrix. Insomma questi criminali informatici bisogna fermarli, prima che facciano chissà quali danni.

Ce l’hanno insegnata così bene, la cantilena, che ora che abbiamo scoperto che l’unico vero gigantesco hacker è il governo USA, ci siamo persino rimasti male.