Bisogni

Insomma sono diventato uno dei due umani di riferimento* di una cana. Lei si chiama Olivia, viene da un canile, è un miscuglio di genomi che le ha donato la forma di canagialla, ha quasi un anno e mezzo e la cosa che ha fatto più spesso, nelle 36 ore circa che è qui, è stata dormire. Quindi ha già tutto il mio rispetto. Anche se poi dicono che è normale che dorma molto, nei primi giorni, perché le serve a gestire lo stress dei tanti cambiamenti che sta affrontando. (questa scusa me la rigioco anche io)

Un’altra cosa che all’inizio può succedere, dicono, e infatti è successa, è che non espleti le normali funzioni fisiologiche. Anche se portata regolarmente fuori, anche se pregata, anche se stimolata grottescamente come fosse umana, con quei suoni tipo “pssss”. Anche con offerte in denaro, niente. Quando ormai aveva raggiunto le 24 ore dall’ultimo evento espletativo, ed eravamo pronti a preoccuparci, ha espletato.

Meglio così, certamente. Ma devo ammettere che un paio di volte, nell’arco di quelle 24 ore, mi è capitato di pensare: che figata, abbiamo preso il modello che non piscia.

Di cani, mi rendo conto, non ho tantissima esperienza.

 

*definirci i “padroni” di Olivia l’abbiamo escluso, perché fa troppo capitalismo (e ce n’è già tanto in giro). “Umani di riferimento” ci è parsa la soluzione più adatta per descrivere il rapporto che sussiste con lei. In assenza di un contratto da lei firmato, quantomeno.

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