Strappare libri

Premesso che a quel punto della filiera l’albero che è stato abbattuto e lavorato per produrre la cellulosa per fare la carta è bello che morto, e quindi prendersela col libro, anche proprio come atto di sadismo, sarebbe piuttosto privo di senso (com’è anche un po’ privo di senso farne tutta questa rumorosa questione per il solo motivo che ci tornano sempre in mente i nazisti che bruciano libri, che se i nazisti avessero bruciato delle costate di manzo volevo vedere adesso com’eravamo combinati), se uno volesse davvero far scontare al libro le colpe dell’autore o della casa editrice, invece di strapparlo lì, in libreria, appena uscito, e farlo finire subito nel cestino, dovrebbe lasciarlo sullo scaffale, dove sarebbe rimasto per un po’ di tempo (quanto volete che venda? Credete che i fan di Salvini siano lettori forti?), diciamo qualche settimana, poi avrebbe affrontato la solita dolorosa odissea dei libri invenduti, attraverso distributori, resi, spedizioni svanite nel nulla, magazzini, reminder, e infine, basta attendere, il macero.

Poi, sia chiaro, se uno vuole fare un gesto simbolico, lbero di farlo, con tutte le conseguenze del caso.

Però, anche qui, anche in questo caso, ho sempre la solita impressione: che Salvini sia diventato questo piccolo supereroe solo perché tutti i suoi detrattori si sono messi lì d’impegno a cucirgli addosso un costume sgargiante.

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