Sfera Eppubblica

I social media hanno messo a disposizione di tutti una sfera pubblica. Un’enorme sfera pubblica. E non riesco a capire come a un certo punto questa possa essere sembrata una buona idea.

Certo, una sfera pubblica esisteva anche prima. Solo che prima non potevamo tenerla in tasca e tirarla fuori ogni due minuti.

La sfera pubblica precedente ai social media era protetta da un involucro fatto del materiale più resistente del mondo: la pigrizia. Le piazza e le strade, insomma, non erano piene di gente che arringava su qualunque tema a un pubblico che rispondeva e commentava e faceva a sua volta partire una nuova arringa e via così fino a una nuova definizione di girone infernale. Accedere alla sfera pubblica dal divano di casa, però, è comodissimo, e persino la pigrizia è andata in pezzi sotto i colpi del devo dire la mia.

Non mi stupisce più. Non ci stupisce più. È prassi, ormai.

Quello che ancora un po’, invece, mi stupisce, anche se sempre meno, come fosse un veleno a cui a forza di piccolissime dosi si diventa immuni, è l’utilizzo della sfera pubblica come se fosse quella privata. I cazzi propri trasmessi a social unificati. Alcuni probabilmente convinti che “i mei amici di Facebook” siano una sfera privata. Anche quando ne hanno cinquemila. E la privacy dei post impostata su “pure i morti”.

Sì, il primo motore dei social network è il potersi fare i cazzi degli altri. Però ogni tanto, davanti a un post, mi capita di pensare “io non dovrei sapere così tanto dei cazzi tuoi. Non dovrei sapere sempre dove sei, cosa fai, con chi, come, perché”.

Se non pubblichiamo online la cronaca puntuale e costante delle nostre vite, non moriamo mica . Quello succederà più avanti, nel metaverso che Zuckerberg ci sta arredando.

Diamoci un po’ di respiro.

Ah. Nel frattempo sono stato investito. Vi scrivo da sotto la macchina.

Verbale di denuncia per furto

Oggi, 27 marzo 2018, alle ore 13 circa, presso la caserma di Frattalta Scalo, dinnanzi agli agenti Caiogiulio Cesare e Tormentato Tomasso, il sottoscritto Lovelio Suonabene denuncia l’essere stato vittima di un furto di dati, dichiarando quanto segue:

“Come ogni mattina mi recai, intorno alle 8.15 a.m., al Bar Buongiornissimo di Polentano, frazione di Frattalta Scalo dove risiedo, per assumere la consueta colazione con cappuccino e crafen. Ordinato quanto detto al barista Luigi, conoscenza ventennale, intavolai una conversazione con un altro avventore, anch’egli conoscenza di lunga data, Lucilio Scaproni, radiatorista in Polentano, coinvolgendo anche il barista Luigi medesimo. Trattandosi il tema della conversazione di età e date di nascita, dichiarando il sottoscritto l’età di 61 anni, venivo fatto oggetto di scherno da parte dello Scaproni, il quale, convinto che fossi di età maggiore, desumendolo dal mio aspetto fisico, mi sfidava a mostrare a lui e al barista Luigi apposito documento di identità. Avendo infine il sottoscritto scommesso il pagamento della colazione sulla questione, estrassi dal portafogli la carta d’identità, esibendola aperta ai due. ‘Ma qui è tutto mezzo cancellato’ affermò lo Scaproni posto davanti al documento di identità, ribadito in ciò dal barista Luigi. A tale reazione, volsi il documento verso i miei occhi per visionarlo direttamente, accorgendomi in effetti che i dati personali solitamente ivi contenuti (nome, cognome, data e luogo di nascita, cittadinanza ecc) erano assenti, e anche la foto riportava un rettangolo bianco, rimanendo intatti nel documento solo le firme (titolare, sindaco) e il luogo e la data di emissione del documento. Colto da sorpresa, chiesi lumi allo Scaproni e al barista Luigi, i quali non seppero chiarire la mia perplessità, alla quale rispose la cassiera signora Clelia, moglie del barista Luigi, la quale affermò: ‘Sa cos’è? È un furto di dati, sì sì. Ho letto sul giornale che su internet può succedere. Lei ha internet?’. Avendo il sottoscritto in effetti collegamento a internet in ufficio, ho deciso di denunciare il fatto presso l’autorità competente”.

A testimonianza di quanto affermato, il Suonabene ha mostrato al Caiogiulio e al Tormentato il suddetto documento d’identità, dimostrando l’effettiva assenza dei dati normalmente riportati.