Giù la mascherina

Da ieri non c’è più l’obbligo d’indossare la mascherina all’aperto.

Ha quindi finalmente termine quel periodo di amletici dubbi che tutti abbiamo vissuto soprattutto nelle ultime settimane, da quando cioè le temperature si sono fatte prima estive e poi infuocate e la mascherina ha smesso di essere un abituale fastidio ed è diventata l’equivalente delle mani guantate che si stringono con forza attorno al collo nella più classica delle scene da thriller. Qualcosa che finirebbe in cronaca titolato così: “Strangolato in strada. In manette la mascherina (che comunque salutava sempre)”. A causa del caldo molte persone, quasi tutte per la verità, io compreso, quando era possibile la mascherina già non la indossavano più, all’aperto, pur tenendola a portata di mano.

Appoggiata sotto al mento, i più tradizionalisti, appesa all’orecchio, i più temerari (quelli che fanno arrampicata, tipo), sul gomito i giovani e i rapper, in tasca i precisini e lasciata direttamente a casa gli smemorati, più o meno tutti all’aperto ci siamo avvalsi della facoltà di respirare senza filtri se il distanziamento era garantito.

Ma quella del distanziamento, abbiamo scoperto, non è questione semplicemente metrica, perché ha a che fare, escludendo quelli che giravano col metro a fettuccia in tasca, con la percezione delle distanze. Provate a chiedere a dieci persone quanto è lungo un metro. Vi risponderanno in dodici, per dire quanto la cosa sia soggettiva. Il distanziamento ha pure a che fare con con la percezione del pericolo. La paura del Covid, per esempio, ad alcuni ha fatto sembrare millimetri quelli che invece erano chilometri, e nei momenti di maggiore paranoia c’è stato chi ha messo la mascherina pure per parlare al telefono (o preferendo un più sobrio vivavoce); ad altri, meno preoccupati, ha fatto gridare discorsi a due centimetri dall’orecchio dell’interlocutore, nella convinzione che un sottile strato di tessuto potesse bloccare parole sparate fuori a 120 decibel.

Quello che idealmente sarebbe dovuto essere un parametro oggettivo si è scoperto molto banalmente soggettivo, come quasi tutto nell’universo (all’infuori della bontà della pizza). E da qui i famosi amletici dubbi sul quanto prima bisognasse rimettersi la mascherina quando si stava per incrociare qualcuno. Ammettiamolo, tutti noi abbiamo sentito la mancanza di un apposito galateo Covid che ci fornisse delle indicazioni sul come affrontare queste situazioni. In assenza di tale prontuario, ognuno ha fatto da sé, sulla base delle proprie valutazioni e convinzioni. Nonostante tale varietà di vedute, sono emersi alcuni scenari molto diffusi, praticamente dei classici. Ne elenco qui i più semplici, in cui ad interagire sono due persone. Le chiameremo Ugo e Uga.

Paranoid humanoid: Ugo e Uga si notano da molto lontano e subito si mettono la mascherina. Se la toglieranno entrambi solo a casa, pur non avendo incontrato nessun altro.

Rogue One: Ugo e Uga si notano da molto lontano e subito si mettono la mascherina. Dopo 250 metri e a 3 metri dall’incontro Ugo se la toglie perché non ne può più. Uga lo fulmina con lo sguardo.

The Great Escape: Ugo e Uga si notano da lontano. Quando sono a una ventina di metri Uga indossa la mascherina, Ugo no. A 10 metri tutto come prima. A 5 uguale. A 3 Uga attraversa la strada per evitare Ugo. Ugo si mette la mascherina.

Contact: Ugo e Uga si notano da molto lontano. Ugo inizia a gridare “SCUSI PUÒ METTERSI LA MASCHERINA, GRAZIE” e continua a farlo finché non sono a circa 10 metri, quando Ugo si accorge che Uga la mascherina la indossava già. Lui invece dimentica d’indossarla.

Divergent: Ugo e Uga si notano da molto lontano e subito si mettono la mascherina. Dopo 250 metri e a 3 metri dall’incontro Uga entra in un portone. Ugo bestemmia.

The Good, the Bad and the Ugly: Ugo e Uga si notano da una trentina di metri. Si vanno incontro lentamente. Ognuno aspetta che l’altro faccia la prima mossa con la mascherina. Entrambi la sfiorano senza indossarla. Quando sono a 3 metri Ugo lancia la mascherina in faccia a Uga. Titoli di coda.

Fast&Furious, Covid Lane: Ugo e Uga sono due runner, la mascherina non devono mettersela nemmeno se respirano come mantici e sputacchiano come Lama.

Fear and Loathing in White Zone: Ugo e Uga si notano da lontano. Ugo indossa subito la mascherina. A 5 metri s’accorge che Uga è un cartello di divieto di sosta.

 

 

 

Il più furbo di tutti

Il più furbo di tutti prima o poi arriva. Sempre.

Il più furbo di tutti è quello che trova il modo di farsi beffe della norma, di aggirarla con un colpo di genio che – chissà perché – ha avuto solo lui.

Vittima di una forma particolare dell’effetto Dunning-Kruger, il più furbo di tutti si stupisce a gran voce che a una soluzione così ovvia non sia arrivato nessuno, ma lo fa solo per sottolineare quanto siano scemi tutti gli altri.

Il più furbo di tutti arriverà anche questa volta, lo so. Ed è questo il motivo per cui ogni mattina scorro con trepidazione i colonnini dei giornali online, in attesa di un titolo che più o meno dica così: “Per evitare d’indossare la mascherina se la fa tatuare in faccia”.