È che non sono una scheggia

fantozzi potiomkin

Devo ammetterlo, in certe cose sono un po’ lento. Una di queste è rispondere alle domande. Non domande di routine come “che ora è?”, o “qual è la capitale del Laos?”. Quelle ce la faccio in tempi ragionevoli. Ma alle domande di una certa complessità, che presuppongono un ragionamento, a meno che non abbia già fatto quel ragionamento prima, per cavoli miei (però è difficile che uno si metta a preparare i ragionamenti per tutte le domande che possono fargli) quasi mai riesco a rispondere immediatamente. Mi ci vuole un attimo. A volte anche di più.

Allora ieri pomeriggio a Milano, in un un posto che si chiama Palazzina Liberty, ero a leggere delle cose di satira insieme agli altri di Diecimila.me, e anche insieme ad altri di altri collettivi. E alle letture è seguito un dibattito.

E a un certo punto il giornalista che dirigeva il dibattito ha chiesto, a noi lì che avevamo letto quelle cose di satira, se per caso il fatto che Grillo avesse ottenuto così tanti voti alle elezioni non fosse anche colpa un po’ nostra, e di quelle cose che andavamo scrivendo.

Così, mentre io ero a pensare a quella domanda, gli altri hanno preso la parola, hanno risposto, hanno detto come la pensavano, e il discorso è andato avanti, e il dibattito pure, si sono toccati altri temi, altri ragionamenti, ci sono state altre domande e altre risposte, e a un certo punto è anche finito, il dibattito.

A quel punto, dopo averci ragionato per bene, avrei anche potuto rispondere. A dibattito finito però, non mi è sembrato il caso.

Fossi stato un po’ più rapido, avrei risposto “Ma che cazzo di domanda è?”.

Interrogazioni

L’incontro tra Renzi e Grillo mi ha riportato la memoria agli anni del liceo.

Mi ha ricordato quelli che dicevano che alle interrogazioni l’importante non era tanto sapere le cose, cioè, un po’ sì, ma quello che contava più di tutto, più del saperle bene, le cose, era parlarne parlarne parlarne, senza fermarsi. Perché se ti fermi pare che non le sai, le cose, invece se continui senza sosta a dirle l’insegnante si convince che hai studiato, anche se magari non hai studiato tanto.

Allora una volta, in un’interrogazione a sopresa, forse era latino, non mi ricordo, ho provato questo metodo del parlare parlare parlare. Ho parlato parlato parlato. Ho preso 4 meno.

Non ho mai capito come si fa a parlare parlare parlare di certe cose, se uno non le sa.