A Repubblica picchiano i gattini

Quello che mi piace di Repubblica è che nel momento esatto in cui ti convinci che non possa peggiorare, ti coglie di sorpresa e peggiora. E, com’è scritto in tutti i manuali di scrittura comica, la sorpresa è metà del lavoro (l’altra metà va al fisco). Quindi anche oggi, trovandomi davanti la prima pagina di Repubblica, sono stato assalito dal solito dubbio: non sarà mica un giornale satirico? Non sarà mica una specie di Vernacoliere che ce l’ha un po’ meno coi pisani? O una specie di Giornale che ce l’ha un po’ meno cogli immigrati?

Non che io pretenda che il secondo quotidiano nazionale per diffusione abbia in prima pagina titoli equilibrati e basati sui fatti, figuriamoci. Anche perché, se la linea editoriale della versione online è il clickbaiting, è sacrosanto mantenere la coerenza e uscire anche sul cartaceo coi titoli acchiappa clic. Nessuno se ne lamenterà, nemmeno quelli che cliccano col dito sulla carta aspettandosi che le pagine del giornale scorrano fino alla pubblicità, e dopo 15 secondi fino all’articolo.

Però non si può pretendere nemmeno che io prenda sul serio un giornale che apre con un titolo che sembra quello di un film di Roland Emmerich, perché sembra di sentire la voce dei trailer che con tono grave dice “dal regista di Godzilla, Independence Day e 2012, [suono di Inception] ‘AstraZeneca, paura in Europa’. A marzo sui vostri tablet”. E poi immagino scene con fialette che si rompono a rallentatore, pipistrelli giganti che inseguono persone nella cucina di un ristorante, zombie, generali dell’esercito che dicono “è la nostra ultima speranza” e infine il grido di una creatura enorme e sconosciuta che emerge da fotogrammi così scuri che non capisci se inquadrano una grotta buia o è ora di buttare il Chromecast.

Il problema è che mentre io mi rendo conto che si tratta di giornalismo sciatto e sensazionalismo da quattro soldi, molte persone leggono la prima pagina del secondo quotidiano nazionale per diffusione e, se avevano qualche dubbio sul vaccinarsi, decidono di non vaccinarsi, se non avevano dubbi se li fanno venire e se non volevano vaccinarsi hanno una nuova arma per dire ad altri di non farlo.

E non importa se sotto a quel titolo c’è un articolo che dice altro. Il danno è fatto. Qualcuno penserà che a Repubblica picchiano i gattini.

Little Julius Church

A me, Giulietto Chiesa (bel nome in codice), non mi freghi mica.

Eh no, non mi faccio certo abbindolare, io, dai tuoi numeri e dai tuoi nessi ellittici, dalle tue teorie della cospirazione e le tue ipotesi di complotto. Molti ci sono cascati, ma io no. Io l’ho capito, Giulietto, cosa vuoi fare.

Vuoi distrarci, ecco cosa. Vuoi porre l’attenzione altrove. Vuoi farci rivolgere lo sguardo lontano dalla verità. Dall’unica verità che conti davvero.

Ma non è servito. Non con me.

Io l’ho capito, che hai un gran bisogno di riposo.

(Little Julius Church è formato da 6+6+6 lettere. Fate voi)

I can’t believe the news today, as usual

Vado nella stessa edicola da dieci anni. Con l’edicolante, Franco, ormai ci si conosce. Mi lascia da parte i giornali, gli inserti. Conosce i miei gusti. Se esce qualche novità che può interessarmi, me la propone.

Io però, da un po’ di tempo a questa parte, non mi fido più.

È iniziato per colpa dei quotidiani, questo scetticismo.

Ognuno tira l’acqua al suo mulino editoriale e politico, si sa. Ma ultimamente si sono deviati interi fiumi, pur di farlo. Una volta c’erano le notizie. Deviate e deformate a dovere, certo, a seconda delle necessità. Ma la verità, in fondo, s’intuiva. Ora no. C’è qualcos’altro. Prima erano i fatti a fare notizia, ora sono i giornali stessi. E io non mi fido più.

Questo scetticismo però non si è fermato ai quotidiani. Da buon cartesiano, il mio dubbio si è esteso piano piano a tutti i settori dell’edicola, a tutti i singoli espositori.

Riviste di moda, di auto, di informatica, di cinema, di letteratura, di fumetti. Riviste di case, di animali, di economia, di cucina. Chi mi dice che non siano semplicemente l’equivalente dei quotidiani? Chi mi assicura che non mentano nei loro contenuti? Dicono la verità, ci provano, oppure s’inventano tutto?

Chissà se quella macchina fa davvero 19 chilomentri con un litro. Chissà se davvero gli aironi possono volare ininterrottamente per due giorni. Chissà se il nuovo cinepanettone fa davvero schifo. Chissà se l’anno prossimo va davvero il blu. Chissà se nella carbonara sul serio non ci va la panna. Chissà se Clark Kent è davvero Superman.

Non mi fido più.

Non mi fido più di niente e di nessuno.

Chissà se Franco, il mio edicolante, si chiama davvero Franco.