Chiamateli matrimoni

Davvero qualcuno pensa che dirò cose tipo “Domenica prossima ho un’unione civile e non ho trovato ancora niente da mettermi”? Davvero qualcuno crede che mi arriveranno messaggi su WhatsApp con scritto “Venerdì sera alle 21.30 da noi per vedere le foto dell’unione civile e del viaggio più o meno di nozze”? Davvero c’è chi immagina dialoghi che iniziano con “Hai saputo chi si unisce civilmente?” o “Proprio belle le bomboniere di Carlo e Roberto”? Voi fate come vi pare, ovviamente. Io però li chiamerò matrimoni, senza aggiungere asterischi o postille. Anche se la norma non mi dà ragione. Perché credo che le parole costruiscano la realtà molto più rapidamente delle leggi. E queste ultime, a un certo punto, non possono che adeguarsi.

Una nuova regola cattolica

Mi sa che è cambiato qualcosa, nel cattolicesimo, da quando c’ero anch’io.

(nasci e cresci in una spugna imbevuta di cattolicesimo e a un certo punto ti ritrovi cattolico. Ti pare semplicemente una cosa naturale, oppure l’unica scelta possibile. Ce ne sono milioni messi così, là fuori. Una mattina/si son svegliati, ed erano cattolici. Non si sono nemmeno chiesti se si potesse fare altrimenti. Anche a molti juventini capitava così, adesso più che altro agli interisti. Poi magari te ne rendi anche conto, che non è esattamente così, ma a quel punto chi te lo fa fare di ricominciare tutta la trafila? Per dirigerti dove, poi? Ti tieni il cattolicesimo, lo pratichi il minimo indispensabile per essere un mattoncino della realtà, e sei a posto. Molti fanno in questo modo, è conveniente, è economico, socialmente e intellettualmente. Poi c’è chi ci ripensa e smette di esserlo, cattolico, in vari modi e gradi: da chi semplicemente smette di credere e punto, a chi si fa sbattezzare, a chi s’iscrive ad associazioni di atei o agnostici, a chi diventa rappresentante Herbalife)

Devono aver aggiunto un comandamento, una regola, un qualcosa che dice: tu sei cattolico, e ok, tutto sotto controllo, ma gli altri, quelli che non sono cattolici, ecco, bisogna fargli rispettare il credo cattolico, i suoi assiomi e i suoi teoremi, anzi sarebbe meglio che diventassero proprio cattolici, nel senso di rispettare assiomi e teoremi senza imposizioni, da per loro, che si fa meno fatica, però nel frattempo, con chi ha idee diverse, anche solo un po’ dissimili, bisogna insistere, e tocca costringerli a rispettare quello che dice il cattolicesimo, senza tanti polveroni, perché se è un credo, vuol dire che devono crederci tutti, no?

Non so dove l’abbiano inserita esattamente (di solito si aggiungono dei commi piccoli piccoli in fondo, scritti in piccolo), ma una regola del genere dev’esserci per forza.

Una regola semplice, che dice: tutti devono essere cattolici.

Una regola che costringe moltissimi parlamentari, i quali devono decidere se far entrare finalmente l’Italia nella realtà, a opporsi ai matrimoni e alle adozioni gay, per esempio, ma anche al diritto di ognuno di noi di morire dignitosamente quando ci pare e piace.

Perché tutti devono essere cattolici, evidentemente.

Con la promessa che, appena Dio cambia idea in proposito, sistemiamo tutto.

Se fossi uno di loro

Io adesso, se fossi uno di quelli convinti che esiste solo un tipo di famiglia, quella con uomo, donna e figli tenuti per mano, e che tutte le altre sono solo aberrazioni e deformazioni, perché l’ha detto la tale divinità, perché è scritto nel tale libro sacro, perché in natura non si è mai vista una roba simile (al pari della Coca Cola, delle automobili o delle democrazie, per esempio), e fossi contro qualsiasi riconoscimento dei diritti di queste unioni e famiglie diverse da quell’unica che ho in mente io, be’, se fossi uno di quelli lì adesso sarei tutto agitato, e griderei slogan e scenderei in piazza e parteciperei a manifestazioni e mi metterei spillette e sventolerei bandierine e scriverei post su Facebook e cliccherei mi piace a certe pagine, insomma farei di tutto per far sentire la mia voce, perché ormai è questione di tempo, e sì che già da un pezzo la mia voce è quella di pochi, molti meno di quanti ne voglia far credere, e non riesco a bloccare il tic tac del conto alla rovescia, e non riesco a tirare per la manica il progresso che mi ha superato, e sembra che non mi dia più retta nessuno, fra un po’ nemmeno i preti, quando invece fino a qualche anno fa non c’era mica bisogno di dirle, queste cose, erano scontate, non c’era bisogno di family day o slogan, tutto filava liscio, le cose erano come dovevano essere, e chi non la pensava così o stava zitto o se le faceva di nascosto, le cose strane, invece adesso, anche quelli come me bisogna andarli a cercare a casa, organizzargli i pulman, mettergli i cartelli in mano, perché una volta e poi due volte e poi tre volte alla fine pure loro ti dicono “Ma sì, guarda, ho altro da fare, alla fine pure loro sono creature del signore, e anche mia cugina insomma sta con una ragazza, si vogliono bene, ci hanno invitato a cena, lasciamo stare”, perché ormai quanto vuoi che manchi? Un anno? Due? Se va bene qualcosa di più, ma tanto ci si arriva comunque, e allora adesso devo gridare, fare casino, far sembrare che siamo tanti e arrabbiati e convinti, perché poi, fra poco, quando iniziano a farne leggi e regolamenti e tutto finisce burocratizzato e quindi normale come tutto il resto, a quel punto cosa vuoi che faccia, a parte attaccarmi al cazzo?