Tiki talk

Di calcio non so niente. O, come direbbe Antonella Clerici, di calcio non so un calcio.

Questo non saper niente di calcio fa di me un mezzo italiano. Non seguo il campionato, non conosco i nomi dei giocatori, non tifo per nessuna squadra, non so chi è andato dove in che ruolo e per quanti miliardi, dei moduli so che la somma dei numeri deve fare 10, solo che non si vede mai il 2-1-3-2-1-1, chissà perché. So che ultimamente c’è stata questa novità del VAR, che è un modo intelligente per inserire altra pubblicità durante una partita. Ah, all’arbitro hanno dato una bomboletta per fare dei segni sul campo, come quando stanno per fare dei lavori stradali allora disegnano certi sgorbi sull’asfalto che immagino significhino “qui passa un tubo”, “qui c’è la corrente”, “qui è sepolta la sinistra”. L’arbitro segna dove deve stare il giocatore, poi però nessuno scava. Vai capire.

Sono una creatura mostruosa. Sono il terrore di coloro che vogliono scambiare due chiacchiere mentre si sta in coda, che vogliono una spalla per un commento sagace. Ovviamente sul calcio, chiacchiere e commento, perché il calcio tutto pervade e tutto invade, ed è quindi il tema sicuro. Anzi, è il tema. Li vedi fiduciosi, sorridenti. Lo danno per scontato: sei un uomo, sei in Italia, di pallone ne sai per forza. Anche se non ne capisci un cazzo, ne sai. Sembra un paradosso, lo so, ma in Italia non lo è, con buona pace della logica elementare.

“Non seguo il calcio, mi dispiace”. Dovreste vederli. Prima il disorientamento, come quando ci si ritrova davanti all’indicazione per “Tutte le direzioni”, poi la consapevolezza, come quando capisci che “carne 1 o 2 volte” è a settimana, non al giorno, nella dieta. E infine la repulsione, come quando capisci che il tizio con cui vuoi chiacchierare di calcio non ne sa niente. Anzi, senza come, era proprio questo il caso, mi sono confuso.

La condanna, naturalmente, come per ogni mostro che si rispetti, è l’isolamento. Perché appena dopo di me nella coda, o giusto accanto, c’è immancabilmente un italiano normale. E quello sì che coglie la palla – ops! Il commento – e subito lancia un assist – ops! Una reazione – al primo, mentre già un terzino – ops! Un terzo – si unisce al gioco – ops! Conversazione – e tira una puntinata – ops! Puttanata – e GOOOOOL!! GOOOOOOOLLL!!

E io in un angolo, silenzioso e umiliato, che assisto a tutto questo.

Poi però qualcuno dice “madonna che caldo oggi”, e io non mi faccio trovare impreparato. Mi giro di scatto tenendo il telefono bene in vista sull’app del meteo e grido “PER DOMANI METTONO TRENTOTTO GRADI”.

Ed eccomi qui, mio adorato pubblico, sono il nuovo re della conversazione. Per i prossimi trenta secondi.