Progresso

Non si può fermare il progresso, si dice spesso. Certo, è più o meno una frase fatta, e di sicuro non è da prendere alla lettera: se un enorme asteroide cadesse sulla Terra, uccidendoci tutti, il progresso si fermerebbe eccome. Se invece terminassero certe risorse primarie, come per esempio il caffè, il progresso continuerebbe, ma molto più lentamente.

Bisogna però ammettere che dire “non si può fermare il progresso” non depone molto a favore del progresso: significa che quello procede nella sua corsa inarrestabile perché non riesce a fermarsi, cioè non riesce a trovare un modo per farlo, nonostante sia il progresso stesso.

Oppure, se uno è d’indole teleologica (che non pare, ma di teleologici è pieno il mondo), può pensare che il fine ultimo del progresso sia trovare il modo per fermarsi. Nel senso che il progresso prima percorre tutto il suo cammino, poi, alla fine, per chiudere la sua lunga carriera, trova la maniera per arrestarsi. Così, completo com’è, concluso, termina. È una soluzione un po’ cavillosa, ma quando c’è di mezzo l’arresto si fa così. Chiedetelo a qualsiasi avvocato.

Se poi siete più tipi da “l’amore è per sempre” e “un diamante è per sempre” (ma non arrivate a concludere l’ovvio sillogismo), allora anche il progresso è per sempre, infinito. Immaginatelo fra miliardi di miliardi di anni, in un universo freddo, desolato e buio, che continua disperatamente a porsi sempre la stessa domanda: come diavolo ci si ferma?

Achille e l’autovelox

Un mobile più lento non può essere raggiunto da uno più rapido;
giacché quello che segue deve arrivare al punto che occupava
quello che è seguìto e dove questo non è più (quando il secondo arriva);
in tal modo il primo conserva sempre un vantaggio sul secondo.
(Wikipedia che cita il Dizionario di scienze filosofiche della Hoepli
che cita Aristotele che cita vagamente Zenone. Per dire)

A 2500 anni dal paradosso di Achille e la tartaruga, con tutto il rispetto per il filosofo di Elea, si sente proprio il bisogno di una versione più adatta ai nostri tempi, ai nostri ritmi, alle nostre problematiche quotidiane.

Ecco allora che lo Stato, sempre alla ricerca della felicità dei propri cittadini, percepito questo desiderio, si mette in moto per esaudirlo, e decide che le infrazioni al codice della strada, se non particolarmente gravi, possono essere pagate con uno sconto del 30%: basta farlo entro 5 giorni.

Perciò, l’automobilista multato per eccesso di velocità, spronato dalla possibilità di pagare meno, correrà a saldare il suo debito con lo Stato, e correndo incapperà in un altro eccesso di velocità, ed essendo doppiamente spronato a correre verso il primo e l’ulteriore pagamento, per ottenere il 30% di sconto, si troverà di nuovo multato per eccesso di velocità, e via così, di nuovo e di nuovo, senza poter mai più uscire dalla logica del paradosso, né da quella del codice della strada.