Puntini

Poco fa, mentre scrivevo delle cose al computer, ho visto una macchia sul monitor. Era in basso, vicino al bordo, e risaltava spocchiosa sul fogliesco bianco di fondo. Ho provato a toglierla passandoci sopra il dito, ma niente, è rimasta lì. Allora ho usato l’unghia: stesso risultato. Così mi sono attrezzato a dovere e ho insistito, usando prima della barba di tre giorni, poi della carta vetrata da 40, della pietra pomice, un fascio di neutrini, delle battute salaci, un gufo reale che era rimasto sveglio tutto il giorno a guardare una maratona di film con Mel Gibson. Infine, quando già maledicevo i piromani dei pixel, ho notato le dimensioni non indifferenti della macchia, e la sua peculiare forma di puntino. È bastato scorrere appena la pagina per scoprire che sotto il puntino c’era il resto di una lettera i, isolata, solitaria, di certo fuorviante. E ho pensato che dei meticolosi si dice che mettono i puntini sulle i, ma di coloro che sono dediti all’equivoco, all’ambiguità e al fraintendimento – che credo siano i comici e pochi altri – non si dice mai che li tolgono. Forse è ora d’iniziare a dirlo.

Fine di un paragone

Anche la comicità, come tutte il resto, invecchia. Quella di qualità lo fa lentamente, certo, ma i gusti, i linguaggi e i ritmi cambiano comunque, da una generazione all’altra, e quello che faceva sbellicare voi magari lascia alquanto impassibili i vostri figli.

Spesso, davanti a un episodio di Seinfeld, pluripremiata situation comedy americana degli anni 90, immagino un adolescente dei nostri giorni che si dispera guardandolo, e che grida verso lo schermo “ma quanto diavolo ci metti a dire la prossima battuta?!”. Non gli si può dare torto, soprattutto se ha appena visto qualcosa scritto da Aaron Sorkin (i cui dialoghi, è bene ricordarlo, non sono possibili in natura, e sono da classificarsi come fantascienza).

Poi ci sono anche “i classici”, quella comicità che scava così a fondo nelle nostre teste e viscere che forse durerà in eterno.

Quella che invecchia più rapidamente è la comicità legata all’attualità, molto spesso alle vicende politiche, che si potrebbe definire “instant”, tipica di Internet, il cui impatto si consuma in poche ore, insieme al suo hashtag, e scompare completamente dalla nostra memoria dopo qualche giorno. Capita spesso che battute “instant”, a distanza di pochi mesi, risultino poco comprensibili, e ancora meno divertenti.

Secondo me esiste anche una comicità “a scadenza”, ovvero basata su meccanismi umoristici che a un certo punto, per vari motivi, vengono a mancare. Una battuta sulla longevità di Andreotti potrebbe non avere più la stessa attrattiva che aveva quando Andreotti era in vita.

Di quest’ultima categoria fa parte quell’immagine, di cui è piena Internet, in cui compaiono uno accanto all’altro un primo piano di Renzi e un primo piano di Mr. Bean, entrambi con un’espressione ridicola, da rincoglionito. La somiglianza fisica (che comunque esiste) e espressiva tra i due viene usata comicamente per sostenere un parallelismo anche intellettuale: in pratica per definire Renzi uno scemo.

Ecco, io direi che, dopo l’elezione di Mattarella, la comicità di quell’immagine si può considerare scaduta.

Paradoxa comicorum

Credo che la comicità, la capacità di scatenare il riso nelle sue varie forme non alimentari, segua una logica un po’ particolare.

Ho infatti l’impressione che per far ridere molte persone sia necessario meno impegno che per farne ridere poche.

Il che suona paradossale, perché portare dalla tua parte (è anche questo, far ridere, alla fine) un ampio pubblico dovrebbe essere più impegnativo che portarci appena un capannello di gente.

Eppure una torta in faccia, una scivolone sulla buccia di banana, una sonora pernacchia, che non possiamo certo definire raffinatezze umoristiche, scatenano boati di riso che impallidiscono rispetto al vocìo che provoca una gag o una battuta elaborata, originale, ardita.

Perciò, se per caso siete fra coloro che per passione, per lavoro o per carattere s’impegnano a far ridere gli altri, e alle vostre battute non ride nessuno, non dovete preoccuparvi, anzi.

Vuol dire che siete dei geni assoluti.