URP

Ieri mattina, per sbrigare delle pratiche, sono stato in un Ufficio per le relazioni col pubblico, che però è meglio chiamare URP, sennò al banco informazioni, quando chiedete dov’è l’Ufficio relazioni col pubblico, vi guardano un po’ strano, ci pensano su un attimo e poi dicono “Ah, l’URP!” (mi raccomando, dite urp, così com’è scritto, non dite u-erre-ppì, perché non so che reazioni possano avere, al banco informazioni)
Ora, io non dico che mi aspettassi freddezza o scortesia, in quest’URP, però si sa che gli uffici pubblici, vene della burocrazia, sono i luoghi del distacco, della distanza, del vetro che divide chi vuole da chi potrebbe. E invece entro e trovo queste due signore, sole, ognuna al proprio PC, nel loro URP, che mi accolgono come fossi un uomo scampato a un naufragio, quasi mi mettono una calda coperta attorno, una tazza di brodo in mano, e una di loro mi fa sedere davanti alla sua scrivania e inizia a prendersi cura di me, della mia pratica burocratica, con una gentilezza abbondante, disorientante, e mentre porta avanti il suo lavoro per me al PC porta avanti con me anche una conversazione, mi racconta delle cose, ne emergono degli elementi in comune, dei luoghi, delle persone, e chiacchieriamo amabilmente mentre la gelida macchina burocratica è scossa da quel calore che ne scioglie i ghiacci, e compilo moduli con attenzione, mentre l’impiegata (ma si può ancora chiamare impiegata, una persona che ha infranto quel vetro?) stampa fogli, me li fa controllare – c’è un errore, si rimedia subito – e ancora parole, piacevolezza, agio, qualche risata.
Alla fine, quando tutto è risolto, le procedure attivate, i codici consegnati, i moduli firmati e le copie fatte, ciò che avverrà spiegato, ci salutiamo con una bella stretta di mano. Esco dall’URP stupito, contento, soddisfatto. Ora, non so negli altri, ma in quell’Ufficio per le relazioni col pubblico, le relazioni col pubblico le sanno proprio fare.

Lavoisier contro la burocrazia

Antoine Lavoisier, di cui Lagrange disse «È bastato solo un attimo per tagliargli la testa, e cent’anni potrebbero non bastare per generarne un’altra pari alla sua», finì ghigliottinato l’8 maggio del 1794. Cosa che in Francia, a quei tempi, non era poi così inusuale.

Prima di finire in un cesto separata dal corpo, la testa di Lavoisier aveva dato grandi contributi alla scienza, in vari campi. Per esempio aveva battezzato (laicamente) “idrogeno” e “ossigeno” i due famosi elementi chimici da poco scoperti, per evitare che tutti li continuassero a chiamare irrispettosamente elemento tizio e elemento caio. Non per niente è considerato il padre della chimica moderna. Anche se forse ne è più il padrino.

Il traguardo per cui è più famoso è però la legge di conservazione della massa, che, detta senza numeri, suona più o meno così:

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Pur essendo una colonna portante dell’universo fisico e chimico, esiste un settore in cui questa legge non riesce a imporsi, venendo violata con costanza e dedizione: la burocrazia.

La meccanica burocratica (che non è né classica né relativistica, ma essendo fortemente controintuitiva potrebbe essere tranquillamente quantistica) crea infatti continuamente (enti, figure, moduli, regolamenti), distrugge continuamente (tutte le stesse cose di prima, sostituendole con delle nuove) e non trasforma proprio niente (il che renderebbe tutto più facile, quindi non burocratico).

Una creazione più o meno recente e piuttosto interessante della meccanica burocratica è il cosiddetto responsabile della trasparenza. Questa figura, che nel mondo oltre-quantistico della pubblica amministrazione avrà di certo un ruolo fondamentale, nell’universo fisico-chimico potrebbe essere rappresentato così: un uomo ben vestito, con una valigetta, che entra negli uffici pubblici, guarda tutti silenzioso, poi si dirige verso la finestra. Guarda fuori, si avvicina, si allontana, riguarda fuori, poi apre la finestra e guarda fuori di nuovo, si avvicina, si allontata, guarda fuori per l’ultima volta e chiude la finestra. Scrive qualcosa sui suoi moduli e passa all’altra finestra. E così via.

E forse lo fa anche per gli occhiali, se i dipendenti dell’ufficio li indossano.