La variante che tutti aspettiamo

Non sono esperto di niente, figuriamoci di virologia o epidemiologia. Però, se ho capito bene la questione delle varianti del virus, per cui bisogna cercare di limitare il più possibile la diffusione delle varianti più pericolose, anche inasprendo maggiormente le norme anti Covid, allora si dovrebbe anche incoraggiare la diffusione di quelle meno pericolose.

Quindi immagino che se si individuasse una variante (sarebbe bello fosse italiana) che non solo non è letale in alcun caso, ma che come sintomi peggiori ha giusto un po’ il naso chiuso o un filo di emicrania, allora ci sarebbe tutto l’interesse affinché questa variante tenue e accettabilissima si diffondesse rapidamente in tutto il mondo.

Di conseguenza suppongo che tutti i governi del pianeta, perché si verifichi questa superdiffusione, sarebbero costretti non solo a ritirare tutte le norme sul distanziamento varate finora, ma dovrebbero subito stabilirne altre che incitino al contatto massiccio e continuato fra le persone, e ci troveremmo a essere obbligati ad abbracciare chiunque e ovunque e in qualsiasi momento, a toccarlo, a parlargli vicinissimo, a baciarlo, a stare tutti radunati finché non finisce lo spazio, belli stretti, per legge.

Allora sì che potremmo uscirne migliori.

A parte quelli del movimento nohugs, certo.

La soluzione definitiva a questo problema della Covid

Quello della Covid è un problema complicatissimo da risolvere, superato per difficoltà solo dal problema dell’allacciarsi un paio di mocassini. O da quello di indossarli, dei mocassini, senza provare raccapriccio.

Nonostante ciò, nonostante sia ormai chiaro a tutti che il livello di complessità della questione richieda soluzioni che siano multiple e altrettanto complesse, mirate e specifiche per ogni ambito particolare, step by step, aggiornabili, sostenibili nonché socialmente, economicamente, moralmente e politicamente accettabili, viviamo ormai nell’epoca della faciloneria, perciò chiediamo a gran voce una soluzione che sia una, e che sia una soluzione definitiva, o come direbbero certi anzianissimi tedeschi, una soluzione finale.

Proprio ispirato da quest’ultima espressione, vorrei far notare a tutti come in realtà un’unica soluzione totale al problema della Covid non solo esista, ma sia anche a portata di mano e oltretutto ampiamente sostenibile.

Il ragionamento retrostante è semplice. Ai fini della sua diffusione il Corona virus, solo soletto, è utile come un pene di 30 cm in una commedia romantica. Perché invada il mondo ha bisogno di ospiti che lo facciano moltiplicare e che lo trasportino in giro, un po’ dove capita, ma soprattutto nelle RSA lombarde.

Questo ci porta alla fase 2 del nostro ragionamento, molto più chiara della fase 2 annunciata dal nostro governo: senza ospiti, il virus è sconfitto. Spariti gli umani, il virus resta solo in un paio di pipistrelli e sulla maniglia d’ingresso della vostra farmacia, ma giusto per mezz’ora.

Di conseguenza, la soluzione più immediata per la scomparsa della Covid19 e del Corona virus è la morte volontaria di ogni essere umano, volgarmente detta suicidio (ok, ci vorrà anche qualche omicidio di massa per ovviare al problema degli individui non in grado di intendere o di volere o di applicare materialmente il suicidio, ma ci si è sempre organizzati bene in passato, per queste cose, non vedo perché non si possa fare anche questa volta).

Ed ecco come un problema molto complesso può essere risolto con estrema facilità, morendo tutti. E se la vostra obiezione è: “ma morire tutti non risolve solo il problema della Covid. Risolve tutti i problemi dell’umanità”, posso solo dire: rileggetevi.