Lolita

 

Poi iera sera c’è stata la riunione del circolo di lettura.

Siccome le altre volte a un certo punto mi era presa voglia di tirare delle sedie, dopo alcuni commenti sui libri, questa volta mi sono detto Cerchiamo una soluzione per non voler tirare delle sedie.

Così, prima della riunione, mi sono fatto un paio di bei bicchieri di vino. Poi, alla riunione, dove tutti portano qualcosa da mangiare o da bere, mi sono fatto un altro paio di bicchieri di vino. A quel punto mi sono detto Basteranno, per non tirare delle sedie.

Infatti devo dire sono bastati, ho ascoltato molti commenti che non approvavo e sono rimasto assolutamente tranquillo (avevo anche un mezzo bicchiere di rosso vicino, per sicurezza).

Quand’è toccato a me, di parlare di Lolita di Nabokov, io ho detto che secondo me Lolita di Nabokov è un romanzo sull’ambiguità, sull’ambiguità giusto-sbagliato (La morale è figlia dei tempi, ho detto a un certo punto), sull’ambiguità vittima-carnefice, sull’ambiguità verità-allucinazione.

Solo che poi mi sono incazzato tantissimo con la postfazione, che è l’unica cosa di Lolita di Nabokov che proprio non mi è andata giù, e gliene ho dette di tutti i colori, usando anche diverse parolacce, tanto che alla fine mi sono scusato, per le parolacce.

Ecco, forse questo metodo dei bicchieri di vino è un po’ da limare.

Una notizia di cento anni fa

In un numero del marzo del 1913 il “Chienti e Potenza”, giornale di Camerino, riporta la seguente notizia, che a me – a ragione o a torto non importa – ha fatto venire in mente Achille Campanile:

Strani effetti del vino – Il primo del mese tal Sabbatini Ulderico in compagnia del padre, Domenico, non meno ubriaco di lui ebbe ad infastidire non poca gente per la così detta discesa dello Spedaletto e lungo la passeggiata delle mura. Tuttavia il loro stato di ubriachezza era tale che mal si reggevano in piedi e quindi i pacifici cittadini se ne sbarazzavano facilmente. Lo studente Vincenzo Falzi, figliuolo del Segretario della Congregazione di Carità, da essi aggredito senza un perché non durò fatica a mandarli a gambe levate uno dopo l’altro. Senonché l’Ulderico indispettito dagli insuccessi gladiatori e dalle baie dei monelli, giunto alla strada delle Scalette riabilitò il suo onore infliggendo una tremenda coltellata ad una vacca di proprietà del prof. Domenico Filippi che si trovava a passare per caso condotta da un ragazzo quattordicenne a nome Guido Carradori. La vacca va migliorando.