Grazie, attrazione gravitazionale

Certe volte la forza di gravità l’abbraccerei.

Se avesse un corpo, un corpo materiale, lo farei volentieri. Anche perché, ne sono certo, sarebbe un donna bellissima. La stringerei fra le mie braccia e le sussurrerei Grazie all’orecchio. La bacerei anche. Castamente, sulle guance. Oppure con passione. Poi lei mi darebbe uno schiaffo e finirei in un universo parallelo o ridotto come una stella di neutroni, una roba del genere. Ne varrebbe la pena però, pur di mostrarle la mia gratitudine.

Grazie, attrazione gravitazionale, le direi, Grazie perché questi uomini potenti, che in tanti modi governano le nostre vite con la loro politica, la loro fede e le loro aziende, e che spesso si fanno beffe delle leggi della giustizia e dell’etica, se ne stanno così assorti nella contemplazione della loro grandezza che dimenticano le uniche leggi a cui, nonostante il potere sconfinato che hanno a disposizione, non possono sottrarsi.

E allora grazie, forza di gravità (scusa se ti chiamo col vezzeggiativo), grazie di riportarceli giù a terra, questi potenti, quando ne hai l’occasione. Come l’altro giorno, a Genova, con Berlusconi che è volato giù dal palco.

Grazie per ricordare a questi signori, ogni tanto, che possono governarci sì con le loro leggi o le loro divinità o i loro prodotti, ma se inciampiano cascano, come tutti noi.

E come cascano.

Fermi, è uscito Scienziaggini!

copertina Scienziaggini

Egr. Dott. Enrico Fermi,

sì, lo so che è morto da più di sessant’anni, oggi però è una giornata talmente speciale, e ho così bisogno di un testimonial d’eccezione, che il fatto che Lei sia da tempo scomparso (a proposito, notizie di Majorana?) non mi preoccupa più di tanto.

Oggi, infatti, Dottor Fermi, esce il mio primo libro (nel senso: il primo libro pubblicato da un vero editore; e anche il primo in cui c’è proprio il mio nome in copertina, non un nome collettivo. Scusi la pignoleria, so che ci tiene).

Questo mio primo libro s’intitola Scienziaggini. Già questo dovrebbe farle intuire perché mi sono rivolto a Lei. Se avessi scritto un poemetto pastorale sarei andato certamente a bussare a un’altra bara porta, Scienziaggini però parla di scienza (anche se in modo un po’ particolare), e come testimonial postumo Lei mi è sembrato subito perfetto.

Anche perché non si tratta di un libro cartaceo, ma di un e-book, un libro elettronico, e Lei, che per tutta la vita ha avuto a che fare con la materia atomica e subatomica, non può che trovarsi a suo agio pubblicizzandolo.

Per quanto riguarda gli argomenti, c’è dentro parecchia fisica, ma ci sono anche altre scienze importanti, e anche la tecnologia. Di matematica non ce ne ho messa tantissima: credo sia giusto così, visto che la collana si chiama Altramatematica. Si fosse chiamata Questamatematica o Propriomatematica, ne avrei messa di più.

Il tono e il modo, Dottor Fermi, bisogna che l’avverta, non sono proprio seri. Anzi, sarò completamente sincero con Lei, è tutto uno scherzare sulla scienza e prenderla in giro, a varie scale: dalla microbattuta fino al tutorial per costruire la versione base base della macchina del tempo. Sono certo che un premio Nobel come Lei abbia un gran senso dell’umorismo, quindi apprezzerà.

Comunque, per darle un’idea di Scienziaggini, le metto qui l’Introduzione:

Viviamo in un’epoca davvero confusa se il sottoscritto, che fu rimandato in matematica al liceo scientifico per due anni consecutivi, si ritrova a pubblicare un libro proprio in una collana di matematica.
Ora che ho fatto scappare metà dei lettori sarà il caso di spiegare meglio la situazione: mi ritrovo pubblicato in una collana di matematica, pur essendo un asino della materia, perché questo libro non ha niente a che fare con la matematica.
A questo punto, ipotizzando che la fuga dei lettori segua una progressione geometrica, dovrebbe essercene ancora 1/4 che insiste su queste righe.
Sarà quindi opportuno specificare che questo volume, sebbene non riguardi la matematica, ha come argomento la scienza. Si parlerà infatti di fisica, chimica, biologia, cosmologia e informatica. E non posso escludere che vi siano trattate anche altre discipline, per esempio il cake design.
A quell’1/8 di lettori coraggiosi rimasti sento di dover inoltre confessare che non sono un grande esperto nemmeno delle aree di studio menzionate. Tutt’al più posso definirmi un appassionato, o ancora meglio un fan.
Ridotti ormai a 1/16, meritate di sapere anche che nelle pagine successive le varie scienze verranno prese in giro a suon di battute, paradossi e surrealismi.
Altra precisazione importante, a voi 1/32: la sequenza degli argomenti è priva della benché minima coerenza. La successione dei capitoli è stata infatti decisa da un generatore di numeri pseudo-casuali.
Giunti a 1/64 ormai non dovreste più temere niente, ma nel dubbio mi fermerò qui. Non vorrei perdere troppi lettori.

Insomma, Dottor Fermi, mi dia una mano con questo Scienziaggini. Dica a tutti quelli che conosce che possono andare qui o qui o in qualsiasi altro posto dove vendono questi elettroni ben distribuiti e comprarlo. Dica in giro che è bello, che Lei si è divertito così tanto a leggerlo che non può che consigliarlo.

E se proprio non se la sente fa lo stesso. Resterò comunque un suo grande ammiratore.

 

ps: Dottor Fermi, vorrei rassicurarla: com’è scritto anche sulla copertina, nessun elettrone è stato maltrattato per realizzare questo e-book.

Di doman non c’è certezza

Quando salutiamo qualcuno dicendogli Ci vediamo domani, forse non ce ne rendiamo conto, però compiamo un bell’azzardo. Un salto dal noto all’ignoto.

È l’abitudine. Quel meccanismo mentale senza il quale la specie umana avrebbe vagato disorientata e terrorizzata per qualche tempo, per poi estinguersi rapidamente e lasciare il posto a certi scarafaggi molto meno pensierosi e molto più pragmatici.

Abbiamo visto che nel passato le cose sono andate in un certo modo, ci convinciamo che nel futuro le stesse cose andranno nel medesimo modo. Semplicissimo. E non richiede nemmeno attenzione. Se leggete Hume, lui ve lo spiega molto meglio di me.

Che vergogna, penserete voi. Siamo così irrazionali, così approssimativi. Dovremmo essere più scientifici.

Si dà il caso però che perfino la scienza, quella cosa che useremmo come testimonial se dovessimo pubblicizzare il cervello, agisce esattamente allo stesso modo, quando deve fare quel passaggio.

Osserva il cammino del sole, raccoglie dati sulla sua posizione, cerca una regola che sia in accordo con quelli, le fa produrre nuovi dati e verifica se in effetti domani il sole sorge in quel punto e a quell’ora. Se non succede si rimette mano alle ipotesi, si controllano i dati, e si riprova. Se succede, è un buon primo passo verso una teoria.

In tutto questo però non esiste la minima garanzia che il sole domani sorga. L’uniformtià passato-futuro è un tacito presupposto, un’abitudine alla base della ricerca scientifica, come anche alla base della vita di ogni giorno.

Per quanto ne sappiamo, domani il mondo potrebbe essere tutto completamente diverso. Potrebbe anche smettere di esistere, di punto in bianco. Facciamo finta di no, ovviamente, e pianifichiamo: fare la spesa, andare al teatro, ci vediamo domani, ti lascio un appunto.

Nessuno sa se il sole sorgerà, domani. Comunque, se saremo ancora qui, vi annuncio l’uscita di Scienziaggini, il mio primo e-book.

Poi domani ve ne parlo.

Forse.