Best Emmy

(a parte che non mi capacito come, allo scattare del 2016, gli sms inviati a una trasmissione TV in diretta nazionale sul primo canale non vengano pre-filtrati da un software, quando pure i messaggi che mando via chat dallo smartphone vengono censurati automaticamente, costringendomi a inventare sempre nuove parolacce)

A proposito di bestemmie e televisione e sms, mi ricordo che una volta vidi un programma (non mi ricordo nemmeno il titolo) in cui c’era, non so se ospite o co-conduttore, quel tipo che chiamavano il Baffo, quello delle televendite che sembrava sempre sull’orlo di una crisi respiratoria, e che qualche tempo prima avevano buttato fuori da un reality, perché aveva bestemmiato in diretta.

Allora, siccome anche lì si potevano mandare gli sms, feci un po’ come il tizio che ha mandato il messaggio a Rai1, quello con la bestemmia trasmessa in diretta, e anch’io ci provai, in un certo senso, perché scrissi così: BESTEMMIA BAFFO BESTEMMIA!

Però a me non lo mandarono in onda.

Sanremo stanchi

Ho visto Sanremo. Pochino, a dirla tutta. Un’oretta ogni serata. Ho ascoltato poco le canzoni, mi sono perso parecchi momenti clou, come si dice, quindi ecco, non sono certo il migliore interprete.

Però, e se l’ho notato io, con quel poco d’attenzione che c’ho messo, chissà gli altri, quello che emerge di più, di tutto il Festival, è lo sguardo rivolto all’indietro. La grande canzone italiana del passato, la grande tv italiana del passato, le grandi glorie italiane del passato, il grande passato italiano: il passato, più che altro.

E va bene le manie di Fazio, e va bene i sessant’anni della Rai, però, sinceramente, se a un Paese che fa di tutto per guardare avanti, gli presenti un Festival che guarda all’indietro, poi, se cambia canale, non te la devi prendere.

Anzi, direi che lo devi prendere come un buon segno.