L’utilità di Brunetta

BrunettaDa un po’ di tempo a questa parte ho notato che ogni volta che leggo la posizione dell’ex ministro Renato Brunetta in merito a qualcosa, io la penso al contrario.

Allora, adesso, se c’è una questione su cui sono poco informato, prendo e vado a leggermi cosa ne ha detto Brunetta. Così poi penso il contrario.

Mi fa risparmiare un sacco di tempo.

 

 

Il bonus libri: dal trailer al film

Fatta qualche eccezione, i film, se uno si fida dei trailer, son tutti belli. Guardi il trailer, dici “oh che attori”, dici “oh che musiche”, dici “oh che effetti”, ti convince, vai al cinema, il film fa schifo.

Per la politica, in Italia, funziona più o meno allo stesso modo. Vedi le proposte di legge, dici “oh be’, sì”, “è giusto, certo”, “oh, una roba ben fatta”, poi esce la legge, fa schifo. Fatta qualche eccezione.

Per dire, le “Misure per favorire la diffusione della lettura”, il trailer era splendido. Si vedevano detrazioni fiscali, incentivi alla lettura, bonus libri. Il film, invece, ci stanno mettendo degli emendamenti assurdi dentro, farà schifo. Certo, non si può dare per scontato, visto che è ancora in lavorazione. Nel senso, può anche peggiorare.

Il pelo rosso

Non so se sapete che ho la barba. Una folta, avvolgente barba. Non che sia un hipster (dio mi scampi): la porto per convinzione, non per moda. Ci ho fatto anche l’iconcina del blog, e infatti poi mi hanno detto “Perché hai messo un gatto come logo?”. Un gatto con un solo grande occhio. Che sarebbe la bocca che ride, invece.

Per molto tempo ho portato barbe modificate, nel senso di basettoni, mosche, pizzi di varia forma e dimensione. Qua e là anche robe ridicole. Un cammino necessario verso la maturità della barba integrale.

Ogni tanto la spunto, l’accorcio, la sistemo, che è d’uopo. Ma buona parte della mia faccia non vede la luce diretta del sole da non mi ricordo più quanto tempo. Dovessi rasarmi, radermi (i portatori di barba non fanno distinzione) dimostrerei 10 anni e 5 chili in meno. Non che m’interessi.

Negli ultimi tempi, gli ovvi segni dell’età: sono spuntati dei peli bianchi. Nessun trauma, ne portavo già parecchi in testa da molto tempo. Però ho notato che crescono più velocemente dei neri. Magari un giorno un biologo mi saprà dire perché. Oppure uno psicologo.

Poi, qualche settimana fa, la stranezza. Bello lungo, sulla guancia sinistra, in alto, vicino al confine con la no beard zone, un pelo rosso. Penso a un riflesso, alla luce, mi avvicino allo specchio, cambio posizione: un pelo rosso.

Che roba, la natura, che in mezzo a leggi e norme usa anche l’eccezione, la deviazione. Il caso, diceva Monod, accanto alla necessità. Un errore di trascrizione, una bassa probabilità, un raggio cosmico capitato lì proprio in quel momento, quando si decideva il colore. Una modificazione genetica, un legame chimico sfuggito, qualcosa che si è rotto o interrotto, il non previsto.

Non so perché, ma mi è venuto in mente il Parlamento.

L’inutilità delle primarie

Io, questa mania che ultimamente ha la politica di consultare i cittadini quando c’è da fare delle scelte che potrebbe benissimo fare da sé, salvo poi far finta che non esistiamo quando c’è davvero da prendere decisioni importanti, mi pare una mezza presa in giro.

Prendiamo le primarie. Prendiamole del Partito Democratico, per comodità, già che ci siamo. Tu, PD, mi fai scegliere quale sarà il candidato alle prossime elezioni. Ok.

Facciamo pure finta che tutti quei gran discorsi Basta alla personalizzazione della politica! Bisogna ritornare ai programmi! Alle idee!, non siano mai esistiti, sennò diventa tutto più complicato.

Ci sono tre tipi di persone che possono recarsi a votare alle primarie: l’elettore più o meno fisso del PD, l’elettore più o meno fisso del centrodestra, l’indeciso.

L’elettore più o meno fisso del PD voterà il suo candidato preferito. Se quello vince, bene. Se quello non vince, peccato. Alle elezioni voterà comunque PD, con buona certezza.

L’elettore più o meno fisso del centrodestra scriverà sulla scheda cose tipo Comunisti!, Evviva Berlusconi! Andate a lavorare! o disegnerà delle oscenità. Poi voterà centrodestra, con altrettanta buona certezza.

Il vero gioco, quindi, lo fanno gli indecisi. Le primarie sono per loro.

L’indeciso voterà il suo candidato preferito. Se quello vince, voterà PD. Se quello perde, no. Solo che qui non c’è alcuna buona certezza. L’indeciso, infatti, resta tale indipendentemente dal risultato, sennò che indeciso è? L’indeciso è uno che anche se gli piace il candidato del PD, e l’ha pure votato, magari all’ultimo momento ci ripensa, e alle elezioni non lo vota. Oppure non l’ha votato alle primarie, ha votato un altro, e alle elezioni gli dà il voto, così, perché è indeciso, e se lo può permettere.

Quindi, visto che le primarie sono fatte per convincere gli indecisi, tanto vale non farle, perché sono uno sforzo inutile.

Vi ho convinto?

Alfano e Romina

A proposito di Berlusconi e Alfano, volevo solo dire che io era dai tempi di Albano e Romina che non ci rimanevo così bene per due che si lasciano.