Bene! Bravo! Bis!

La politica italiana dell’ultimo mese è stata un po’ come quel film, Donnie Darko. L’avete visto, e vi ha pure coinvolto, ma non avete idea di cosa cazzo parli. È successo di tutto e il contrario di tutto, coi giornali che raccontavano il contrario di tutto quando succedeva di tutto, e raccontavano di tutto quando succedeva il contrario di tutto, come loro abitudine.

Dire con esattezza come sono andate le cose è impossibile. Perché è caduto il governo gialloverde? Chi l’ha fatto cadere? Cos’è andato storto? Non lo sapremo mai. Io, nel mio piccolo, so solo che adesso, quando organizzo la serata poker a casa mia, tutti gli amici che invito non fanno che ripetermi “Oh, mi raccomando, dillo pure a Salvini!”. Ma no, non lo inviterò. Mi svuoterebbe la dispensa. Mi chiuderebbe il porto (ho un piccolo porto in casa).

Fatto sta che la crisi di governo più beckettiana da che siamo una repubblica si è finalmente conclusa, e il gialloverde è passato di moda. D’altronde l’estate sta finendo, ed è il momento di far partire la collezione autunnale, che giustamente è giallorossa, a ricordare le foglie pronte a cadere dai rami e certe ferite piene di pus. Dopodiché arriverà l’inverno: cioè il sonno, la morte, la putrefazione, ovvero il contributo del PD al programma. I 5 Stelle ci hanno messo la carta intestata.

El gobierno ha muerto, viva el gobierno!
(Elon Musk)

È vero, PD e 5 Stelle sono una strana coppia. Ma non so se siete mai stati di notte in certi parcheggi isolati di periferia.

Si sono presi a insulti per mesi. Anzi, per anni. E se avete esperienze matrimoniali sapete quanto questo conti perché la cosa funzioni bene. Finché morte non li separi, ovviamente.

Certo, le politiche sull’immigrazione dovranno cambiare. Dire a quei poveri disperati che arrivano sui barconi “non venite in Italia, non c’è lavoro, non ci sono opportunità” non funzionerà più. Non dopo aver dato una seconda chance sia a Conte che a Di Maio. Siamo ufficialmente il paese delle seconde possibilità.

Conte fa il bis. Peccato non si tratti di Paolo.

Ma va bene così. Abbiamo mandato a casa qualche ministro e qualche sottosegretario che persino a Mordor sarebbero stati visti con diffidenza.

Spiace un po’ per Toninelli. Di strada non ne ha fatta così tanta. E sì che era il ministro dei trasporti.

Vediamo cosa combina questo nuovo governo. I mercati ci credono, lo spread è in forte calo, e pure la glicemia di Salvini è rientrata nei valori normali. (va be’, un po’ di stress al fegato, ma quello ci sta)

Sarà un quadrimestre bellissimo.

 

Se si baciano due uomini

Se si baciano due uomini, a me non dà alcun fastidio. Non parlo di diritti, ovviamente. Quello è un altro discorso. Ognuno ha il diritto di baciare chi gli pare. Sempre che l’altro sia d’accordo, certo. O anche di baciare cosa gli pare, e in questo caso non c’è bisogno che la cosa sia d’accordo, perché le cose si lasciano baciare sempre, anche se raramente ricambiano. Parlo proprio di assistere a un bacio fra due uomini.

So che ad alcuni non piace, una scena del genere. Alcuni si scandalizzano, altri provano repulsione, certi emettono versi di riprovazione, altri ancora minacciano azioni legali, terrene o divine, mostrando i pugni al cielo, e altri ancora, ma pochissimi, si strappano via gli occhi con violenza e intraprendono un cammino di redenzione visiva che li porterà su pullman canterini diretti verso santuari che promettono pochissimo in termini di miracoli ma moltissimo in termini di accoglienza alberghiera.

Io invece, se vedo due uomini che si baciano, penso Toh, si baciano. E anche per due donne, stessa cosa. Toh, si baciano. Invece, molti di quelli che si scandalizzano se vedono due uomini baciarsi (bleah!), si scandalizzano un po’ meno se a baciarsi sono due donne (mmh). Io invece penso Toh, si baciano. Se sono due uomini, se sono due donne, se sono un uomo e una donna, se sono quel che vogliono essere. Toh, si baciano, penso.

A meno che.

A meno che i due uomini che vedo baciarsi non siano due politici della Lega. In quel caso, mi spiace, ma un po’ di fastidio ce l’ho. Cioè, davanti a due uomini politici della Lega che si baciano, lo ammetto, provo un po’ di repulsione. Anche solo immaginarli, io faccio una fatica che non vi dico. Mi si storce la bocca.

Anche due donne eh, se sono politiche della Lega e le vedo baciarsi, stessa cosa, mi si smuove un po’ lo stomaco, mi tocca voltarmi.

E pure se un uomo politico della Lega baciasse una donna politica della Lega, e ci fossi io lì a vederli, diomio che robaccia!, ma cosa mi tocca vedere!?

E a dirla tutta, anche un uomo politico della Lega da solo, o una donna, pure lei politica della Lega da sola, che sta lì e basta, non bacia nessuno, non c’è nessun altro, c’è proprio lui e basta, o lei e basta, fermo, ferma, a far niente, a fare il politico leghista, a fare la politica leghista, ma dico io, vedere una scena simile, insomma, ma non si vergognano?

Tagliare (davvero) i parlamentari

Ho letto che il governo vuole tagliare il numero dei parlamentari. Così facendo, diminuirebbero i costi della politica. L’idea è di tagliarne 345. Non so perché 345, forse perché è un numero facile da ricordare, tipo 123 o 1789 (che intuito, i francesi, a fare la rivoluzione quell’anno lì), oppure c’è un motivo più serio. Ma non credo.

Su questo fatto di tagliare i parlamentari ho un solo dubbio: se l’obiettivo è quello di risparmiare, che senso ha tagliarne solo 345? Che senso ha tenersi tutti gli altri (circa 600), spendendo comunque una cifra considerevole? Tanto vale darci un taglio davvero, e lasciarne solo uno, che a quel punto deciderà su tutto e per tutti. E anzi, secondo me, se togliamo di mezzo tutti i parlamentari tranne uno, quell’unico che avrà il potere assoluto lo stipendio neanche lo vorrà, e non spenderemo nemmeno un centesimo per far funzionare la democrazia.

Ciocca ribelle

Mi perdoneranno Luca Morisi e il suo staff, ma non ho in grande considerazione la comunicazione leghista. Al di là dei contenuti, su cui non mi pare nemmeno il caso di sprecare aggettivi, non mi sembra niente di innovativo; nulla cioè che non sia già stato ampiamente teorizzato – e anche messo in pratica – nei primi decenni del Novecento. Hanno preso i principi base della propaganda, ci hanno investito una bella somma (diciamo una piccola frazione di 49 milioni di euro, per dare un metro), e grazie alla velocità di reazione e alla raccolta dati che il Web permette hanno ottenuto una simpatica macchina crea-elettori. Nessuna strategia d’avanguardia, nessuna inventiva. Messaggi sempre ben chiari, ai limiti dell’ovvio. Una noia mortale, insomma.

Mica come l’eurodeputato leghista Ciocca, il quale, stanco di questa comunicazione oltremodo nella norma, istituzionale, si è ribellato. A Strasburgo infatti è salito sul palco dove aveva parlato il commissario Moscovici, ha preso i suoi appunti e li ha calpestati. Compiendo però un gesto artistico, inusuale, avanguardistico persino. Perché Ciocca non ha scelto la strada più ovvia, ovvero non ha calpestato davvero gli appunti di Moscovici, gettandoli a terra di fronte al tavolo e pestandoci sopra come chiunque altro avrebbe fatto. No. Ciocca è andato dietro al tavolo, ha preso gli appunti, li ha sistemati a dovere sul tavolo stesso, si è tolto una scarpa e infine l’ha usata con le mani a mo’ di timbro, schiacciandola sui fogli.

Io, devo dire, sono rimasto folgorato. Finalmente un leghista che provoca spaesamento. Finalmente un leghista che ti costringe a rivedere il video più volte cercando di capire che cosa voglia significare con quel gesto, un leghista che ti costringe a leggere la notizia per capire, che ti spinge a leggere il suo tweet in proposito per comprendere. Finalmente una performance artistica che smuove nel pubblico dubbi, ragionamenti, ricerche. Un leghista che – mette i brividi – fa pensare.

Spero davvero che questo gesto non solo non sia isolato, ma anzi rappresenti un manifesto. Perché qui gli elementi per una nuova e vivace corrente artistica ci sono tutti. Una corrente che potremmo chiamare Cioccapitouncazzismo. O una roba così.

La fine di ogni marketing

Cari amici del marketing,

cari amici che per lavoro cercate (più o meno alla lontana) di far comprare alle persone dei prodotti o dei servizi: licenziatevi. Oppure chiudete la vostra ditta. Dite addio al vostro capo, ai vostri dipendenti, al Mac, alla scrivania Ikea, al tavolo in vetro e acciaio della sala riunioni, ai post-it, alle videochiamate, ai brainstorming, alle skill, alle strategy, alle slopties (me lo sono inventato, sì, ma pure voi… ), a tutto il vostro assurdo, complicato, nebuloso mondo.

Mi spiace, ma non servite più a un cazzo di niente. Ritiratevi in provincia, comprate un fazzoletto di terra per farci l’orto, allevate galline, girate con la barba lunga e un bastone nodoso in mano su sterrati polverosi, parlando da soli di brand awareness (i turisti vi adoreranno). Fate i bagagli e andate in Messico, o alle Canarie, e stabilitevi lì. Qualche soldo l’avrete pur fatto, se non siete l’ultimo dei copy. Poi si vedrà. Comunque sia, ritiratevi, perché in questo mondo qui non servite più. Non siete più utili, e già non eravate dilettevoli. Perché non servono più strategie, campagne, slogan. Non servono più idee geniali alle 3 del mattino, capacità SEO, scelta dei canali, testi coinvolgenti e tutto il resto. Il marketing è morto.

Ma come, direte voi, quand’è successo? (eravamo in riunione alla macchinetta del caffè, stavamo storitellizzando)

Da poco. Il suo cadavere è ancora caldo (hot, direste voi). Manca solo il riconoscimento della salma. Ci penserà una IA.

Sì, ma com’è morto, insomma?, insisterete.

È stato ucciso dalla più recente propaganda politica. Quella che ha abbandonato studi, strategie, idee, ha preso qualche cartello, ci ha scritto sopra col pennarello “Gli immigrati ha casa loro”, poi ci ha riscritto “Gli immigrati a casa loro”, “Basta invasione”, “L’Italia agli italiani”, e l’ha mostrato continuamente, per mesi, ripetendo sempre questi stessi slogan, incessantemente, senza aggiungere altro, rozzi, scarni, così, senza una spiegazione, senza un asterisco, senza guru, senza esperti, con la solita grafica intercambiabile.

Anzi, non è stato ucciso da questa propaganda, il marketing. È stato ucciso dal suo successo. È stato ucciso dal fatto che è bastato ripetere “Ci stanno invadendo”, per rendere reale l’invasione, per convincere tanti (troppi) che l’invasione era in atto. Anche se ti affacciavi alla finestra e non era così, anche se uscivi in strada e non era così.

Qual è lo scopo del marketing, se non quello di convincere le persone che hanno bisogno di qualcosa? Qual è stato il risultato di questa propaganda, se non quello di aver convinto molti (troppi) che c’è bisogno di fermare l’invasione, che c’è bisogno di difendersi dalla (pure questa inventata) criminalità dilagante, che c’è bisogno di combattere certi oscuri poteri che ci vogliono sudditi, schiavi?

A cosa serve allora, il marketing, se basta mostrare sempre lo stesso cartello un po’ sgrammaticato e gridare le stesse cinque parole per convincere le persone che addirittura la realtà non è quella che percepiscono, ma quella che gli raccontano con quegli slogan?

Non serve a niente. Ha smesso di avere senso.

Il marketing finisce qui. Spiace.

Fate altro.

 

Di cosa ha bisogno il PD

Ormai, l’abbiamo capito, tutto è narrazione.

I concetti di vero o di falso non sono più utili, perché alla narrazione non si applicano. La narrazione può essere convincente oppure no, funzionare o meno.

(Una narrazione che ha funzionato molto, ultimamente, per esempio, è quella dell’emergenza immigrazione, dell’invasione. Una storia sapientemente costruita, con pazienza, con le giuste immagini, i giusti toni, basata sulla reiterazione quasi ossessiva di pochi elementi di base, facilmente comprensibili, e che ha funzionato così tanto da divenire, per molti, paradigma interpretativo della realtà. Così come, dopo aver visto The Matrix, ti convinci di vivere all’interno di un software, coi suoi bug, le sue routine, Keanu Reeves e così via, dopo aver visto un TG ti convinci di essere circondato da immigrati che ti rubano soldi, lavoro, casa, donne, account Instagram.)

E se qualcosa abbiamo imparato dalla narrativa fantasy, è che nel momento più buio, quando ogni speranza pare svanita e il mondo sull’orlo di un baratro ormai inevitabile, allora, in quel preciso istante, appare una profezia. Scritta su una qualche pergamena che si credeva perduta. Pronunciata da un vecchio saggio morente. Comparsa sul tronco di un albero millenario o postata su Google+. Una profezia anche incomprensibile, misteriosa, che però serva da faro, da speranza.

Questo serve al – e dal – PD, adesso: una profezia.

Basta che non sia scritta da Veltroni.

Uscita dall’Euro. Le eventuali mete

Il tema dell’uscita dall’Europa ormai è più mainstream della vita quotidiana di Leone Lucia Ferragni, figlio della nota fashion blogger Chiara Ferragni e dei tatuaggi di Fedez. Nonostante ciò, come argomento ricorda un po’ il sesso quando si è adolescenti: tutti ne parlano con piglio da esperti ma quasi nessuno ha la benché minima idea di cosa sia nella pratica. Lo dimostra il fatto che tutti coloro che propongono di uscire dall’Europa sembrano trascurare l’ovvia e conseguente domanda: per entrare dove?

Per ovviare a questa mancata chiarezza, faremo qui qualche ipotesi, in modo da avere ben presenti i pro e i contro di un eventuale spostamento del Belpaese verso altri scenari internazionali.

Oceania
Passeremmo da essere una penisola a essere un’isola, ovviamente, con grande vantaggio dei settori pesca e turismo, e con grande soddisfazione del sottoinsieme “navigatori” della popolazione. Anche i poeti forse ne guadagnerebbero. Ai santi, a meno di non camminare sull’acqua, non sarà di particolare vantaggio. Ci toglieremmo per sempre di torno il progetto del ponte sullo Stretto, perché se tutto è un’isola si ragiona da marittimi, e si va in barca o in aereo. Il vero problema è che lì hanno già la Nuova Zelanda, il nostro alter ego australe. Cosa se ne farebbero di un’altra?
Vantaggi: pesce sempre fresco. Svantaggi: tsunami.

Asia
La Cina è più vicina, si sa. Se quatti quatti spicchiamo un salto, è fatta. Ci piazziamo nel continente iper-produttivo e solo per emanazione guadagniamo 7 punti di PIL. E circa il 65% di inquinamento in più. C’abbiamo delocalizzato tre quarti di settore industriale, il trasloco completo non dovrebbe essere questo grande problema. Un paio di scatoloni ed è fatta. Il vero problema è che, con i numeri che hanno lì in termini di popolazione, usciremmo dall’Europa come nazione ed entreremmo in Asia come cittadina di medie dimensioni, il cui centro storico è l’Umbria. A meno che non riescano a infilarci in blocco in una fabbrica, raggiungendo un obiettivo mai nemmeno sognato da alcun ministro del lavoro: la disoccupazione a zero.
Vantaggi: ristoranti cinesi ovunque. Svantaggi: ristoranti cinesi ovunque.

America
Staremmo molto più a nostro agio in Sud America, ma di calcio ne abbiamo già in quantità industriale. Inoltre si tratta di territori che in un recente passato hanno subìto una forte immigrazione dal nostro paese, ed è inutile viaggiare se poi ti ritrovi accanto gente che parla, mangia e pensa come te. Se proprio l’Italia deve spostarsi, che lo faccia lontano dagli italiani. Il che significa: Nord America. Il che significa: Stati Uniti, la terra delle mille opportunità! (se avete pensato al Canada, siete dei burloni; se avete pensato a qualsiasi altra nazione a sud degli USA, spiace ma c’è giù Cuba a fare il nostro mestiere lì) Gli Stati Uniti ci adorano, anche perché siamo una specie di loro colonia. Ci accoglierebbero come una madre amorevole con un figlio scapestrato. E ci sistemerebbero con cura, al sicuro, in un posto che ci faccia sentire a nostro agio: Las Vegas.
Vantaggi: benzina a basso costo. Svantaggi: giubbotto anti proiettile sempre addosso.

Africa
Veniamo tutti da lì, torneremo tutti lì. Tanto vale farlo subito. L’effetto immediato sarebbe il completo capovolgimento della questione immigrati. Da una parte sarebbe come rimpatriarli tutti. Dall’altra saremmo noi gli immigrati. La Lega si dissolverebbe in una nuvoletta di fuzzy logic. Salvini sparirebbe per tre giorni, dopodiché tornerebbe in scena con nuovo soggetto politico che combatte l’ingerenza occidentale negli affari africani (mentre il PD si presenterebbe alle elezioni  con lo slogan “Aiutateci a casa nostra!”). Passeremmo per ricchi e politicamente stabili. Saremmo la Germania africana.
Vantaggi: le gazzelle. Svantaggi: i leoni.

Antartide
Soli e isolati, diverremo materia di leggende. Il mondo parlerà di noi bisbigliando, per la paura di evocarci. E tutti temeranno un inverno più rigido del solito, e quei ghiacci che potrebbero permetterci di raggiungere le terre civili per portare il più vero di tutti i Made in Italy: il caos.
Vantaggi: winter is coming. Svantaggi: il riscaldamento globale.

 

Il cavaliere mascherato

Silvio Berlusconi è morto in un incidente stradale nel 1999.

Sull’identità della persona che da allora finge di essere il leader di Forza Italia ci sono diverse ipotesi:

1) Francesco Maria Voltolini, autotrasportatore di Vigevano, attore teatrale amatoriale recante una non banale somiglianza col Berlusconi degli anni ’90. Successivamente, invecchiando, tale caratteristica è andata sfumando, il che spiegherebbe l’attuale utilizzo di una maschera nelle situazioni pubbliche. Lo scambio di identità sarebbe avvenuto (e in seguito mantenuto operativo) su proposta di Veronica Lario e Gianni Letta.

2) Luisa Melandri Morelli, imitatrice di San Sepolcro lanciata nel 1996 dalla trasmissione “Uguale sputato” di Tele Toscana 31. Contattata dai vertici di Forza Italia appena dopo l’incidente fatale, è stata sottoposta a un intervento di chirurgia estetica affinché potesse somigliare in modo verosimile a Berlusconi, più basso di 31 cm. Leggenda vuole che durante una puntata di “Uguale sputato” la Melandri Morelli abbia litigato furiosamente con un giovane Matteo Renzi seduto fra il pubblico e inalberatosi per un paio di battute sugli scout di Pontassieve.

3) Amhal ibn Gazizi, pizzaiolo pakistano. Di lui si sa pochissimo. Secondo alcuni ha conosciuto Berlusconi a Rho, nella sua pizzeria, durante la campagna elettorale per le politiche del 1994. In tale occasione Gazizi avrebbe confessato al futuro Presidente del Consiglio: “Vorrei essere come lei”. E Berlusconi avrebbe risposto: “Puoi esserlo, caro. Tutti possono” (fonte: Chi).

4) Veronica Lario, seconda moglie di Silvio Berlusconi. Secondo questa ipotesi il leader di Forza Italia non è mai stato coinvolto in alcun incidente fatale ed è tuttora in vita. Prostrato però dalle fatiche e dalle delusioni della vita politica, nel 1999 decise di ritirarsi da ogni incarico di tal genere per concentrarsi sulla sua carriera imprenditoriale. Veronica Lario scelse quindi di raccogliere l’eredità e la responsabilità politica del marito (ma alcuni dicono che lo fece solo per sete di potere) e di comune accordo si scambiarono di ruolo. Il pesante trucco utilizzato da entrambi serve appunto a mascherare tale messinscena.

5) Bettino Craxi. Il leader decaduto del PSI, tornato dal suo esilio di Hammamet (dove poco dopo, nel 2000, ne fu simulata la morte), ha continuato la sua carriera politica sotto mentite spoglie fino al 2011, successivamente sostituito da Francesco Maria Voltolini (vedi 1). Attualmente è Ministro dell’Economia in Venezuela.

Sulla scarsa lungimiranza delle promesse elettorali

Una delle qualità che più mancano nella politica e nei politici, soprattutto in Italia, è la lungimiranza, ovvero quella capacità di guardare lontano nel tempo, ben oltre il ristretto periodo di una legislatura, e di sapersi proiettare almeno qualche decennio nel futuro, in modo da prevedere, date le condizioni attuali, quali problemi sorgeranno e quali soluzioni possiamo già da ora mettere in atto. Un esempio classico sono i cambiamenti climatici: senza uno sguardo a medio e lungo termine siamo praticamente ciechi, perché ogni anno potremmo dire “quest’anno la temperatura globale è aumentata solo di 0,5 gradi, figurati se è un problema”, ma nel giro di cinquant’anni saremo pronti per essere serviti con del purè. Insomma, ci vuole un occhio al futuro, ma i politici, soprattutto in campagna elettorale, non sembrano prenderlo in seria considerazione.

I politici, inoltre, sono diretta espressione dei loro elettori. Nel senso che nessuno politico – a parte Matteo Renzi ovviamente – proporrà cose che non sono accettabili dalla propria base elettorale, tantomeno in campagna elettorale. Potremmo chiamarla demagogia, potremmo chiamarla customer retention. In breve, significa tenersi il proprio pubblico. Il che, insieme al conquistarsene dell’altro, fa la differenza quando ci sono le elezioni.

Questo significa che nel momento in cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio promettono di eliminare l’obbligo vaccinale sanno di trovare un buon appoggio nei loro elettori, i quali quindi sono in buona parte pronti a rifiutare – al di là dei motivi per cui lo fanno – la somministrazione dei vaccini ai propri figli.

Le altre forze politiche non sembrano voler puntare su questa abolizione: se ne desume quindi che i loro elettori non hanno alcun problema nei confronti dei vaccini.

Perciò, se ragioniamo a breve termine, la proposta di Salvini e Di Maio di abolire l’obbligo vaccinale ha il suo ritorno politico, perché è una buona garanzia di ottenere voti e quindi potere.

Però, se ragioniamo usando un po’ di lungimiranza, e proiettiamo questa proposta su un arco di tempo più ampio, dell’ordine di qualche decennio, le cose cambiano.

Non vaccinarsi significa esporsi a una serie di pericoli per la salute. Malattie, per farla breve. Sappiamo che fino a una certa soglia di popolazione vaccinata il sistema funziona a dovere (anche per chi – categoria di cui sembrano fregarsene abbastanza coloro che non vogliono i vaccini – non può vaccinarsi, e dipende dal grado di protezione offerto dal “gregge”). Al di sotto di tale soglia le malattie riemergono, si diffondono e le persone non vaccinate si ammalano: alcune guariscono, alcune subiscono danni permanenti, alcune muoiono. Detta con l’accetta: meno ci si vaccina, più si muore. Se non ci credete, date un’occhiata ai dati dell’OMS.

Ne consegue che, a lungo termine, Salvini e Di Maio perseguono, con la loro proposta di abolizione dell’obbligo vaccinale, un aumento importante della mortalità dei loro elettori, e quindi anche una prospettiva di sconfitte elettorali sempre più cocenti col passare del tempo.

Contemporaneamente, con la loro proposta stanno anche andando contro, a lungo termine, ad alcuni dei loro cavalli di battaglia politica, ovvero la lotta all’immigrazione (e agli immigrati) per la Lega, e la lotta contro il PD per il M5S. Questo perché, in conseguenza delle vaccinazioni, che loro invece non rifiutano, gli immigrati e gli elettori del PD sopravvivranno e prospereranno, mentre gli elettori di Lega e M5S diminuiranno costantemente fino a contare poco o niente, e gli unici con cui potranno prendersela saranno i loro rappresentanti politici, a partire da Salvini e Di Maio, ben poco lungimiranti.

(sebbene non sia riuscito a individuarla, in questo ragionamento dev’esserci senz’ombra di dubbio una falla, perché una forza politica che punta sull’eliminazione – pur a lungo termine – del proprio elettorato è davvero un’assurdità)

Tutte le tasse che non pagherem(m)o

È un peccato che le elezioni possano vincerle solo alcuni.

Se le vincessero tutti, e tutti rispettassero le promesse elettorali, non avremmo più le seguenti tasse:

Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili, Addizionale comunale sull’Irpef, Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup. 185 kw, Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale, Addizionale regionale sull’Irpef, Bollo auto, Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv, Cedolare secca sugli affitti, Concessioni governative, Contributo Ambientale Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), Contributi concessioni edilizie, Contributi consorzi di bonifica, Contributo Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), Contributo SSN sui premi RC auto, Contributo unificato di iscrizione a ruolo, Diritto Albo Nazionale Gestori Ambientali, Diritti archivi notarili, Diritti catastali, Diritti consolari, Diritti delle Camere di commercio, Diritti di magazzinaggio, Diritti per contrassegni apposti alle merci, Diritti SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), Imposta catastale, Imposta di bollo, Imposta di bollo sui capitali all’estero, Imposta di bollo sulla secretazione dei capitali scudati, Imposta di registro e sostitutiva, Imposta di scopo, Imposta di soggiorno, Imposta erariale sui aeromobili privati, Imposta erariale sui voli passeggeri aerotaxi, Imposta ipotecaria, Imposta municipale propria (Imu), Imposta per rivalutazione terreni e partecipazioni, Imposta plusvalenze cessioni azioni (capital gain), Imposta provinciale di trascrizione, Imposta regionale sulle attività produttive (Irap), Imposta regionale sulla benzina per autotrazione, Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, Imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato, Imposta sostitutiva sui premi e vincite, Imposta sulla sigaretta elettronica, Imposta su immobili all’estero, Imposta sugli oli minerali e derivati, Imposta sugli spettacoli, Imposta sugli spiriti, Imposta sui gas incondensabili, Imposta unica sui concorsi pronostici e scommesse, Imposta sui tabacchi, Imposta sul gas metano, Imposta unica su giochi a distanza con vincite in denaro, Imposta sul lotto e le lotterie, Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), Imposta sul valore aggiunto (Iva), Imposta sulla birra, Imposta sulle assicurazioni, Imposte su assicurazione vita e previdenza complementare, Imposta Regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio e patrimonio indisponibile, Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione, Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax), Imposta sull’energia elettrica, Imposte comunali sulla pubblicità e sulle affissioni, Imposte sul reddito delle società (Ires), Imposta sul reddito di impresa (Iri), Imposte sulle successioni e donazioni, Maggiorazione IRES Società di comodo, Nuova imposta sostitutiva rivalutazione beni aziendali, Prelievo erariale unico, Proventi dei Casinò, Imposta sostitutiva rivalutazione del Tfr, Ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale, Ritenuta sui compensi ai raccoglitori occasionali di tartufi, Ritenute sugli utili distribuiti dalle società (dividendi), Sovraimposta di confine su gas incondensabili, Sovraimposta di confine su gas metano, Sovraimposta di confine sugli spiriti, Sovraimposta di confine sui fiammiferi, Sovraimposta di confine sui sacchetti di plastica non biodegradabili, Sovraimposta di confine sulla birra, Sovrimposta di confine sugli oli minerali, Tassazione addizionale stock option settore finanziario, Tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili, Tassa di ancoraggio, Tassa emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto, Tassa erariale imbarco e sbarco merci trasportate per via aerea, Tasse ipotecarie, Tassa occupazione di spazi e aree pubbliche TOSAP, Tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti dello Stato, Tassa regionale di abilitazione all’esercizio professionale, Tassa regionale per il diritto allo studio universitario, Tassa scolastica di iscrizione, Tassa scolastica di frequenza, Tassa scolastica per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di maturità e di abilitazione, Tassa scolastica di rilascio dei relativi diplomi, Tassa smaltimento rifiuti (Tari), Tassa sulle concessioni regionali, Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela , protezione ed igiene dell’ambiente, Tributo per i servizi indivisibili (Tasi), Tributo speciale discarica (Ecotassa).

Peccato che vincano solo alcuni.

E peccato, soprattutto, che a nessuno venga mai in mente di rispettare le promesse elettorali.

Outdipendenza

Premesso che io sono per l’abolizione degli stati nazionali e per la creazione di una federazione planetaria (e, quando sarà, interplanetaria), un po’ perché

1) diomio cerchiamo di non essere ridicoli, è il 2017 e le merci vanno ovunque e le informazioni (leggi: internet) pure vanno ovunque ma le persone sono ancora sottoposte al Chi è lei? Cosa viene a fare? Che lingua parla? Ha del cibo in valigia? Mi mostra per favore un pezzo di carta dov’è scritto che in effetti sì, può venire qui? Parlerà male di noi quando tornerà a casa? Ma ce l’ha una casa?
E un po’ perché
2) col regresso all’infinito verso il basso (mi separo dall’Europa, mi separo dall’Italia, mi separo dalle Marche, mi separo dalla provincia di Macerata, mi separo da Barbatruccoli, mi separo da via Manzoni, mi separo dal civico 21, mi separo dal secondo piano, mi separo dalla sala da pranzo, mi separo da me stesso, e il giorno dopo sul Carlino “Indipendentista estremo trovato decapitato”) non si finisce mai bene,

se uno deve proprio indire un referendum per l’indipendenza di una regione, non può certo chiedere il parere di quelli che abitano lì nella regione. È sbagliato come approccio, secondo me, e così è davvero poco democratico. Se fai un referendum del genere, il quesito va posto a tutti gli altri. Per esempio, invece di indire un referendum in Veneto per l’indipendenza del Veneto, bisognerebbe indirlo in tutto il resto d’Italia per l’indipendenza del Veneto. Cioè, non sono i veneti che devono dire “L’Italia ci sta sul cazzo, ce ne andiamo”, ma gli italiani che devono affermare “I veneti hanno rotto il cazzo, che se ne vadano”.

La democrazia funziona così, con la maggioranza che decide. Non me lo sono mica inventato io.

M3S

Qualche giorno fa si rifletteva sull’opportunità di fondare l’M3S, il Movimento Tressette, promuovendolo con lo slogan “Uno (nel senso dell’asso) vale uno”.

Come base elettorale, gli anziani da bar sarebbero una buona garanzia.

Adesso, fra una partita e l’altra, ci pensiamo meglio.

 

Fondamenti di sinistra quantistica

Figura d’interferenza sinistro-quantistica (realizzata da Milena)

La meraviglia che ognuno di noi prova nel contemplare la superba perfezione dell’Universo è pari solo allo stupore che ci assale di fronte ai suoi misteri o a una dichiarazione di Borghezio.

A differenza di Borghezio però questi misteri sono sondabili, risolvibili. Le capacità intellettuali che la natura stessa ci ha messo a disposizione ci consentono di completare un po’ a fatica i sudoku in spiaggia ma anche di studiare i fenomeni naturali e di comprendere le leggi che li regolano.


Dio non gioca a dadi con l’Universo. Preferiscono la briscola.
Albert Einstein


In questa incredibile avventura della conoscenza hanno avuto e hanno tuttora un ruolo da protagoniste le scienze politiche, con il loro ambito di studio più paradossale: la sinistra quantistica. Settore che ha dimostrato in modo definitivo che aprire un negozio di toelettatura anguille tutto sommato non è poi così assurdo, se confrontato con la realtà politica.

La recente scoperta di un’ulteriore scissione nella sinistra, cioè quella che ha caratterizzato SEL (Sinistra Elettroni e Libertà) e LED (L’Ennesima Divisione), ci offre l’opportunità di trattare alcuni dei fondamenti teorici che spiegano il comportamento della sinistra. Parliamo, ovviamente, della LQM (Left Quantum Mechanics).

Einstein nella sua famosa imitazione di Ignazio Marino

Le origini di questa teoria risalgono ai primi del Novecento, quando Marx Planck (pensate stia scherzando?, N.d.A.), fisico tedesco, si trovò a dover affrontare il problema della radiazione del corpo rosso, inteso come insieme degli elettori di sinistra. L’applicazione delle ben note equazioni di Marxwell (adesso sì, N.d.A.) a questo problema portava infatti a un risultato assurdo: una qualsiasi formazione ideale di sinistra avrebbe emesso un continuo di elettori di potenza infinita (catastrofe dell’ultrarosso). Situazione che era in contrasto con ogni evidenza elettorale.

Planck, pur titubante, avanzò l’ardita ipotesi dei quanti, in base alla quale l’energia della sinistra e la sua evoluzione ideologica non fossero descrivibili secondo le leggi della politica classica, e che le emissioni e le oscillazioni sinistrorse avvenissero solo per quantità discrete. Il postulato di Planck si dimostrò valido. Una nuova scienza politica era nata: la LQM, la meccanica sinistro-quantistica.

Scoperti i limiti della sinistra classica, adatta a descrivere il mondo macroscopico delle grandi masse operaie e delle basse energie riformiste, la LQM iniziò a mostrare cosa avveniva a scale politiche più fondamentali, permettendo di gettare uno sguardo sulla micro e micromega-politica.


Nulla è di sinistra finché non è misurato.
Niels Bohr


Nel 1913 il fisico Niels Bohr, famoso anche per aver inventato le danesi alla crema, sfruttò i risultati di Planck sulla quantizzazione dell’energia di sinistra per applicarli a scala atomica, ottenendo così quello che oggi è conosciuto come modello partitico di Bohr. Tale modello prevedeva un partito formato da un nucleo centrale (dirigenza) composto da dirigenti muniti di carica e dirigenti privi di carica (della famiglia dei baroni, si scoprì più tardi), attorno a cui orbitano un certo numero di elettori (base) che possono allontanarsi dal partito o avvicinarsi a esso solo seguendo percorsi ben definiti e discreti (salto quantoideologico).

Riunione del direttivo comunista della sezione di Sassuolo, 1927

Il precedente modello partitico, elaborato da Rutherford qualche anno prima, soffriva di un grave problema di stabilità politica: gli elettori del partito, infatti, entro una quantità finita di tornate elettorali, finivano per cadere all’interno del nucleo dirigenziale, generando il paradosso di una formazione politica con una dirigenza infinita ma priva di elettori. Inserendo la quantizzazione, Bohr risolse il problema, e le evidenze sperimentali gli diedero ragione. Inizialmente proposto per l’atomo politico più semplice (la sezione di quartiere), il modello trovò applicazione anche per strutture più complesse (provincia, regione, governo centrale, federazione dei pianeti, internet).


Penso di poter affermare che nessuno capisce le affermazioni di Vendola.
Richard Feynman


Qualche anno più tardi Louis de Broglie (scopritore altresì dei brogli elettorali, da cui prendono il nome) scoprì che l’elettorato di sinistra può essere descritto in modo assolutamente equivalente sia come corpuscolo popolare che come onda comunista (principio di plementarieà comunista, o com-plementarietà). Nel volgere di poco Werner Heisenberg e Erwin Schrödinger formalizzarono questa intuizione dando avvio a un nuovo e fecondo campo di studi, quello dei sondaggi elettorali e degli exit poll.

Questa natura ambivalente dell’elettorato di sinistra emerge in modo piuttosto eclatante da una serie di esperimenti (iniziati da Young, detto Il giovane, all’inizio dell’800) chiamati “della doppia fenditura”, o anche del “e mo chi voto?”. In pratica si prende una sorgente di elettori di sinistra e la si dirige verso un muro (famoso, per le dimensioni, quello utilizzato a Berlino fino al 1989, poi abbattuto per mancanza di fondi alla ricerca) dotato di due fenditure, una a sinistra e una più a sinistra, dietro cui è posta una parete in grado di rilevare l’urto degli elettori. Su questa parete durante l’esperimento viene a formarsi la classica figura di comunismo (falce e martello, vedi figura in alto), tipica dei fenomeni ondulatori.


La sinistra non è una rappresentazione della realtà, ma del nostro modo di pensare a Berlinguer.
Werner Heisenberg


Cio che è paradossale è che se si sparano i singoli elettori – corpuscoli di sinistra dotati di tessera elettorale – uno alla volta, sulla parete di fondo viene a formarsi comunque la figura di comunismo, come se il singolo elettore interferisse con se stesso (quantoschizofrenia) e passasse contemporaneamente da entrambe le fenditure (quantoballottaggio). Ancora più assurdo è che se si fa un sondaggio elettorale presso una delle due fenditure, per capire dove passa l’elettore, la figura di comunismo scompare, e sulla parete di fondo si forma il simbolo del PD.

Secondo Richard Feynman (fisico che ha ispirato a Elio e le storie tese la nota strofa di Parco Sempione: “piantala con ‘sti bonghi” ) il paradosso del collasso della funzione d’onda comunista a elettorato corpuscolare del PD è conseguenza del principio d’indeterminazione di Heisenberg.


Questa sinistra quantistica è una bomba!
Robert Oppenheimer


Tale principio, che Heisenberg partorì mentre cercava di calcolare la quantità di Brezel sufficiente per non sbronzarsi completamente con 8 boccali di birra, afferma che è impossibile misurare contemporaneamente e con precisione arbitraria la posizione politica di un elettore di sinitra e la velocità con cui questi si sta spostando verso un altro partito di sinistra.

Se si tenta una misura simile, per esempio con un’intervista telefonica, si avrà questa situazione: più si cerca una risposta precisa dell’elettore, più l’elettore sarà soggetto a un ripensamento. In numerosi esperimenti effettuati è stato confermato che chiedere lista, partito e nome del candidato preferiti ha come conseguenza l’annichilazione dell’elettore stesso, fenomeno che è conosciuto come PCI (People Collapse Interaction).


I gatti sono rivoluzionari reazionari.
Erwin Schrödinger


Per mostrare quanto la LQM sia controintuitiva e lontana dalle leggi della sinistra classica, sarà il caso di accennare a un famoso esperimento mentale ideato nel 1935, quello dell’elettore di Schrödinger. Lo facciamo con le parole dello scienziato stesso:

Si possono anche costruire casi del tutto burleschi. Si rinchiuda un elettore di sinistra in una cabina elettorale, insieme alla seguente macchina infernale: una matita copiativa e una scheda elettorale su cui sono stampati due simboli partitici, quello del PCI e quello del PD. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che l’elettore è di sinistra se nel frattempo ha messo una croce sul simbolo del PCI, mentre non lo è se ha messo la croce sul simbolo del PD. La funzione (PSI) dell’intero sistema porta ad affermare che in essa l’elettore di sinistra e non di sinistra non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso.

In poche parole, fino all’atto della misura, ovvero lo spoglio elettorale, l’elettore è contemporaneamente di sinistra e non di sinistra, cioè in una sovrapposizione di stati (come anche Palestina e Israele, per esempio). Nel momento in cui la scheda viene aperta e osservata dallo scrutatore la funzione d’onda comunista collassa in uno dei sue stati possibili e la sovrapposizione sparisce: l’elettore ha votato o PCI o PD, quindi è di sinistra o non è di sinistra. Per quanto sorprendente, i fondamenti della sinistra quantistica conducono a tali risultati.

Elettore di Schrödinger

È il caso di far notare, per non incorrere in fraintendimenti, che il cosiddetto “centrosinistra”, che spesso i non addetti ai lavori scambiano per una sovrapposizione degli stati “centro” e “sinistra” nell’ambito della LQM, è in realtà un concetto proprio di una teoria chiamata Gravità Quantistica a DC (Divine Center Quantum Gravity), nata allo scopo di superare l’incompatibilità tra la LQM e la RG (Right Gravity). La DCQG si configura infatti come una teoria di unificazione, in grado di spiegare ogni interazione politica esistente in natura. Essa parte dall’assunto che le varie forze politiche conosciute siano nient’altro che espressioni a bassa energia di una, sola, cattolica, apostolica, forza partitica che ad altissime energie elettorali le riunisce tutte.

La Gravità Quantistica a DC, allo stato attuale, non ha ottenuto alcuna conferma sperimentale.

 


Questo scritto è stato pubblicato in origine su Diecimila.me. Era il 17 luglio 2014. A parte qualche dettaglio (cambiano le sigle, restano le scissioni), il resto dell’apparato teorico sembra essere ancora valido. Probabilmente resterà tale fino alla prossima rivoluzione. Scientifica.

 

Referendoom

Non ci vuole molto per capire che, indipendentemente dal risultato del 4 dicembre, abbiamo già perso tutti.

Ha già vinto invece il potere. Il quale, tra le tante altre cose, è l’arte di convincerci che le persone sono divise in fazioni.

(e se quando avete letto “potere”, qui sopra, avete pensato a un politico in particolare, direi che ci è proprio riuscito)

Come manipolerei i grillini se fossi un potere forte

Già che viviamo ormai in piena fantascienza, facciamo fantascienza.

Diciamo che sono un potere forte. Anzi, più esattamente, diciamo che sono uno stipendiato da un potere forte, un potere economico tipo grande azienda.

Quello che si aspetta il potere forte da me, come suo dipendente dell’area marketing o giù di lì, è che faccia vendere di più i prodotti dell’azienda. O, equivalente, che faccia vendere di meno alla concorrenza.

Per prima cosa individuo un insieme omogeneo e ampio di consumatori accomunati non tanto da preferenze commerciali ma da convinzioni politico-ideologiche: per esempio i grillini.

Dopodiché, coadiuvato dagli stipendiati dell’area social, creo una serie di profili falsi. Anzi, più probabile che non ci sia bisogno di crearli ex novo, se l’area social sa fare il suo lavoro.

A questo punto individuo una potenziale motivazione di rottura tra questo gruppo di consumatori e l’azienda concorrente. Non serve granché, basta anche solo un posizionamento pubblicitario “sbagliato”, ovvero un messaggio promozionale inserito all’interno o in corrispondenza di una trasmissione che potrebbe esibire opinioni in contrasto col credo politico ideologico di questa fetta di consumatori.

Fatto ciò, aspetto.

Aspetto finché non arriva una puntata in cui questo contrasto supera un certa soglia. Non è necessaria chissà quale faziosità, è sufficiente un servizio critico, un’intervista un po’ pressante, una grafica ambigua.

Ottenuto ciò, sguinzaglio i falsi profili social che ho a disposizione per lanciare messaggi contro l’azienda concorrente, tacciandola di essere di parte e di appoggiare, con quell’inserimento pubblicitario, la trasmissione e quindi la parte politico-ideologica avversa alla mia. E, in conseguenza di ciò, dichiaro il boicottaggio dei loro prodotti.

Se lavoro bene e ho un po’ di fortuna, riesco a smuovere la massa critica per accendere quel po’ di viralità che serve allo scopo, e il gioco è fatto.

La concorrenza perde qualche quota di mercato, il mio potere forte è contento, e io mi becco un premio produzione.

Certo, è fantascienza. Ma non ho iniziato io.

I want to Brexit

C’è quest’argomentazione tipica, a favore dell’andarsene dall’Europa, o dall’Euro, o da un buffet in piedi, o comunque da qualsiasi situazione in cui un potere più distante dirige un potere meno distante, che secondo me è uno dei soliti trucchi dei politici per continuare a essere politici.

Agisce sull’orgoglio nazionale, sull’identità, sulla sovranità, sull’autodeterminazione. Chiamiamolo nazionalismo. Chiamiamolo “a casa mia comando io”. Chiamiamolo Benny Hill.

Se vivessimo in una democrazia diretta, Benny Hill sarebbe sacrosanto. Io, cittadino, sarei contemporaneamente governante e governato. Un solo livello di potere, una quantità inverosimile di decisioni da prendere, pochissimo tempo libero. Funzionerebbe anche. Sarebbe uno splendido incubo.

Viviamo invece (tolte le dittature e quelli che lavorano da Amazon) in democrazie rappresentative. Ovvero trasferiamo il nostro potere ad altri, che fungono da nostri rappresentanti ai vari livelli di governo. Deleghiamo, in sostanza, il che ci consente di fregarcene di un mucchio di questioni, almeno finché le cose vanno bene. Appena iniziano ad andar male, possiamo protestare vivacemente. È un sistema basato sulla pigrizia e sull’ipocrisia, e infatti ha un buon successo.

Nel momento in cui un politico, per convincervi a uscire dall’Europa o dall’Euro o dal buffet, vi dice che qualcun altro sta prendendo le decisioni che spettano a voi, dice inconsapevolmente la verità, perché quel qualcun altro è lui stesso. Voi avete deciso solo una volta, votandolo come rappresentante. Da lì in poi ha deciso tutto lui. Sempre che abbiate vinto le elezioni, altrimenti niente.

Quindi, di potere ne avete ben poco. Facciamo anzi che non ne avete per niente, per approssimazione. Più chiaramente: non contate un cazzo. Se siete fortunati e avete votato rappresentanti con idee molto vicine alle vostre, e questi hanno vinto le elezioni e quindi sono al governo, può anche accadere che una loro scelta ogni 25 coincida con quella che sarebbe stata la vostra, nel primo anno di legislatura. Poi basta. Più chiaramente: fanno il cazzo che vogliono.

Tiriamo le fila del ragionamento. Voi non contate un cazzo. Loro fanno il cazzo che vogliono. Quando vi chiedono di uscire dal buffet non è per farvi contare qualcosa in più, ma per continuare a fare il cazzo che vogliono loro, perché con un potere ulteriore sopra di sé, qualche limite ci scappa.

Insomma, avere un altro livello di potere in cima non lederà il vostro, che è già inesistente, azzerato. Sottrarrà potere a quelli appena sotto. I quali, preoccupatissimi da tale evenienza, cercheranno di convincervi che siete importanti e vi trascineranno a votare qualche follia che permetta loro di andare avanti così, facendo il cazzo che vogliono senza tante rotture.

O magari è più complicata di così. Ma non di molto.

Ai seggi elettorali

Pare che a Barricello Molvina, all’atto dello scrutinio, una scheda recasse un messaggio per il Movimento 5 Stelle: “Avete restituito tutto, mo prendetevi pure ‘sti 10 euro che ho trovato per terra”.

Pare che in un seggio di San Giuseppe Coprello un elettore sia stato vittima di una crisi d’indecisione così acuta da richiedere l’intervento dei sanitari. Ne avrà per 5 anni.

Pare che a Vorrito Caracciolo qualcuno abbia votato per la Monarchia.

Pare che a Vorrito Caracciolo ci fosse un candidata che di cognome faceva Monarchia. Ha preso pochissimi voti, ma più di quelli che immaginava.

Pare che uno volesse portarsi a casa la scheda, dopo aver votato. “Altrimenti che segreto è?”, pare abbia detto, giustificando la richiesta.

Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede. Infatti una signora a Calmate Turpenze è entrata in cabina e ne è uscita immediatamente lamentando la presenza di un grosso occhio con un triangolo attorno. Quando sono andati a vedere, l’occhio non c’era, ma si è sentito un rumore di sgommata.

Pare che a Santoraccia il Sindaco abbia emesso un’ordinanza che vietava di votare con atteggiamento spocchioso. La valutazione dell’atteggiamento era a carico dei rappresentanti di lista.

Pare che a Bussanello nessuno sia andato a votare perché nessuno aveva capito che c’erano le elezioni. Infatti non c’erano.

Pare che ad Adrissona un uomo sia entrato nel seggio minacciando di votare il meno peggio e le urne di cartone abbiano sospirato.

A Giombi Scalo – pare – un giovane scrutatore ha sbagliato a mettere delle croci nei registri e ha fatto vincere il suo cane, che però ha rifiutato con sdegno l’incarico.

A Villa Candello uno ha chiesto altre due schede: una per la moglie e una per il figlio, che non avevano voglia di andare e avevano lasciato detto a lui.

A Sbuffo a uno che aveva completato la tessera elettorale hanno regalato un ombrello.

Uno ha dato la mano a tutto il seggio: presidente, vicepresidente, segretario e scrutatori. Poi se n’è andato senza votare.

Una ha chiesto chi doveva votare, gli hanno detto che non potevano dirglielo, e lei ha risposto “Se non lo sapete voi qui”.

Uno ha riportato una matita copiativa delle elezioni del ’94. Gli era rimasta in tasca.

Uno ha chiesto se doveva lasciare lì il telefono, gli hanno detto di sì, ha votato e se n’è andato, lasciando lì il telefono.

Uno è entrato al seggio e ha chiesto se aveva già votato.

Uno è entrato al seggio e ha chiesto se aveva già votato. Gli hanno detto di no, e allora lui “Ah, va bene”, e se n’è andato.

Uno alle 7.20 della mattina voleva sapere il dato dell’affluenza.

Uno voleva votare all’estero ma abitava solo in periferia.

Uno non aveva alcuna intenzione di recarsi ai seggi ma ce l’hanno portato a forza perché era il presidente.

Uno è entrato in cabina cantando Bandiera rossa ed è uscito cantando Bandiera gialla.

Uno è entrato in cabina ed è rimasto lì a lungo, convinto che dovessero fargli delle domande come nei quiz.

Uno non ha trovato il seggio, ha votato al bar. Gli hanno detto che vale comunque.

Qualcuno, su una scheda, ha spruzzato un po’ di profumo.

A Roma, in un seggio del centro, quando hanno aperto l’urna ci hanno trovato i resti di un’antica villa romana. Ora sono lì che aspettano la Soprintendenza.

Silenzio elettorale

Fosse per me, il giorno prima delle elezioni proclamerei il chiasso elettorale, invece del silenzio.

E durante questo chiasso elettorale, per 24 ore, i politici possono parlare e straparlare, dirne di cotte e di crude, proclamare e inneggiare, aizzare, mentire o dire il vero, gridare, risvegliare, smuovere, giurare e promettere, possono cantare a squarciagola inni e sigle, urlare motti e slogan, sussurrare favori, promettere a gran voce l’inverosimile, litigare con gli avversari, insultarli, deprecarli, ammonirli e sbugiardarli. Possono far battute, proclami e reclami, ammissioni di fede e di colpa, scongiuri. Possono pregare, bestemmiare, maledire e benedire. Oppure dimostrare, provare, render noto, chiarire, precisare, dettagliare, arzigogolare. Possono usare qualsiasi tono, qualsiasi volume, ogni lingua e parola, qualsiasi suono fisiologicamente producibile, che esca dalla bocca, dal naso, dalle orecchie, dal culo, che sia un battere di mani o di pugni o di piedi pestati a terra. Fischi, ululati, grugniti, sospiri, sbuffi, denti digrignati e scrocchiar d’ossi. Tutto. Possono tutto, quel giorno lì.

Poi zitti, per tutto il resto del tempo. Almeno fino alle prossime elezioni.