Quarantadue

Oggi, se non ho sbagliato a fare i conti, è il giorno di confinamento numero 42. Confinamento decretato dal governo in conseguenza della pandemia globale di Covid-19, malattia provocata dal virus SARS-CoV-2, che tutti chiamano simpaticamente Corona virus (specifico il tutto giusto per coloro che si fossero svegliati dal coma poche ore fa, in una terapia intensiva insolitamente affollata).

Visto che questo blog da un po’ di tempo a questa parte scarseggia di nuovi contenuti, mi sono detto (perché tanto ormai tutti parliamo da soli, giusto?) Perché non rianimarlo – toh, guarda, del gergo medico sanitario! – proprio nel giorno di confinamento 42, numero topico (nel senso del topos ma anche dei topi, lo sa bene chi l’ha letto) di quel libro di Douglas Adams che porta quel magnifico titolo che è Guida galattica per gli autostoppisti? E dopo essermi posto una domanda così ricca di incisi e di parentesi, mi sono risposto con un’altra domanda, sebbene retorica, ovvero: Perché no?

Dopo averlo riportato in vita, l’obiettivo sarebbe anche quello di offrire a questo blog un’esistenza dignitosa. Quindi la prima cosa da fare è tenerlo lontano da certe RSA divenute piuttosto famose. La seconda è pubblicarci con una certa frequenza contenuti di varia natura e argomento, non necessariamente sanitario-escatologici.

Il contenuto di oggi, visto che si parlava di Douglas Adams, è il seguente. Tra le tante belle idee scaturite dalla mente di Douglas Adams c’è anche l’azzeccatissimo titolo di un disco dei Pink Floyd del 1994, The Division Bell. Lo scrittore “donò” il titolo a David Gilmour, di cui era amico, durante una serata di beneficenza, in cambio di una donazione di 5 mila sterline a un’associazione benefica che si occupava di ambiente. Da grande fan sia dei Pink Floyd sia di Douglas Adams, quando qualche anno fa ho scoperto questa cosa ho pensato che l’universo è fatto anche un po’ come un puzzle, e ogni tanto capita persino che due tessere s’incastrino a dovere.

Da ricchi

I soldi non fanno la felicità. Ma nemmeno viceversa.

Abbiamo la felicità, cosa ci facciamo coi soldi?, direte voi.
Ci comprate le cose, direi io.

Comunque mi ricordo che tanti anni fa, da ragazzini, ogni tanto capitava di fare quella specie di gioco “se divento straricco”, in cui ognuno s’inventava dei modi iperbolici per spendere quella valanga di soldi che non sarebbe mai arrivata, e con un amico, a un certo punto, concordammo che la spesa migliore era un bagno grandissimo e comodissimo che ogni volta che ci andavi c’erano dentro i Pink Floyd (eravamo grandi fan dei Pink Floyd), dal vivo, con tutto il loro palco e light show, che suonavano dei pezzi a richiesta.

Oppure mi ricordo di un’intervista di Mollica a Benigni, dopo che un suo film aveva fatto il botto al cinema, in cui Mollica, pacioso come sempre, a un certo punto diceva a Benigni qualcosa tipo Con questo successo hai fatto anche dei bei soldi, ti sei arricchito, e Benigni gli rispondeva una cosa come Sì sì, infatti adesso se devo comprarmi un nuovo paio di occhiali vado dall’ottico e invece di comprarne uno solo ne compro due paia, o anche coi pantaloni, se me ne serve un paio ne compro due.
Ho sempre pensato che fosse una gran bella risposta.