Coi fiocchi

Il 1° dicembre del 1973, il signor Walter “Sparky” Gibbs, elettricista, mentre percorreva con la sua Pontiac Grand Safari la statale 135 tra Crested Butte e Gunnison, in Colorado, si ritrovò, un paio di miglia dopo Almont, in mezzo a una bufera di neve.
Non c’era molto di cui stupirsi. La vallata, in quel periodo dell’anno, era solita fare scherzi del genere. Sparky, che la percorreva continuamente su e giù per lavoro, non ci fece nemmeno caso. Mise i tergicristalli al massimo, rallentò, e alzò un po’ il volume della radio, perché quelle vecchie spazzole facevano un rumore infernale. Il notiziario sportivo della KFCR era tutto dedicato alla partita dei Broncos dell’indomani, lo speaker non faceva che ripetere che i Cowboys erano i favoriti, ‘sto stronzo.
D’un tratto, mentre il tizio continuava a blaterare e portare iella, Sparky vide la bufera aprirsi, e i tergicristalli fare avanti e indietro a vuoto, perché non cadeva più un fiocco di neve. Era così per una cinquantina di yarde tutt’attorno, oltre le quali la bufera andava avanti come pochi istanti prima. Colto dal dubbio, Sparky rallentò e accostò.
Scese dall’auto e ci girò attorno, guardando in tutte le direzioni in cerca di anche una mezza spiegazione. Era freddo, molto più freddo di quello che si aspettava. Anzi, molto più freddo di quello che sarebbe dovuto essere. Aprì il portabagagli per prendere il giaccone che usava per i lavori all’esterno e all’improvviso sentì alzarsi un forte vento gelido. Guardando verso il muso dell’auto attraverso il vetro del portabagagli vide qualcosa che correva nella sua direzione. Per un istante pensò a un camion, viste le dimensioni, poi però si rese conto che quella cosa bianca, larga e alta non meno di 20 piedi, che accelerava portata dal vento, era innegabilmente un enorme fiocco di neve. Fece appena in tempo a gettarsi a terra, Sparky. Il fiocco prese in pieno il muso dell’auto. Sparky sentì il cristallo di neve schiantarsi e andare in pezzi, insieme a radiatore, cofano, vetro anteriore, specchietti e il resto della parte frontale dell’auto.
Si tirò su, il vento era cessato. La temperatura stava salendo visibilmente, e a un certo punto ricominciò a nevicare. La bufera riprese.

Il precedente avvistamento non provato di un fiocco di neve di dimensioni atipiche era stato nel gennaio del 1887 a Fort Keogh, in Montana. Il cristallo misurava circa 15 pollici.

Le leggi fisiche non pongono limiti alle dimensioni di un fiocco di neve.

Mezzi nevicati

Insomma qui è arrivata la prima neve. Non che ci abbia colto di sorpresa. I vari meteo la preannunciavano da giorni, insieme ovviamente al freddo. A fine novembre ci può stare, checché ne dicano gli adoratori del caldo e i Guardiani della notte.

Quando il meteo mette neve, di norma indica anche fino a che quota. Spesso si tengono sul vago: rilievi, basse quote, pianura, a livello del mare, cessi delle discoteche. Altre volte strafanno e indicano la quota metrica. È in quest’ultimo caso che si possono verificare fenomeni inconsueti.

Mettiamo per esempio che stia nevicando fino a 400 metri di quota. E mettiamo che qualcuno durante la nevicata si trovi lì, ma a 399 metri s.l.m. Cioè, i suoi piedi sono a 399 metri, mentre il resto del corpo sale per tutta la sua altezza, poniamo 1 metro e 80, fino a 400 metri e 80 centimentri. Questa persona sarà perciò sottoposta alla nevicata per soli 80 centimentri del suo corpo, diciamo fino alla cinta (o all’elastico delle mutande, se uno di quelli coi pantaloni a vita bassa). Col giaccone tutto innevato, ma i calzoni e i piedi asciutti.

Se vi sembra una stranezza, fate caso a quelli che quando nevica camminano tutti piegati in avanti: lo fanno per stare sotto quota neve.

Anch’io, per dire, finché la neve non arriva a basse quote sono a posto.