Un giorno come tutti gli altri

Poi ci sono quelli che “ma sì, alla fine Natale è un giorno come tutti gli altri”, a cui bisognerebbe rispondere “mamancoperilcazzo”, solo che di solito chi non pensa che Natale sia un giorno come tutti gli altri pensa anche che a Natale non è il caso di mettersi a litigare con qualcuno, e allora si lascia perdere e si risponde “ma sì, ma sì” e finisce lì. Un gesto natalizio, più o meno.

Solo che quest’anno, vista la situazione, è un po’ vero che Natale è un giorno come tutti gli altri. È un po’ meno Natale, diciamo.

Quindi volevo avvertire quelli che “ma sì, alla fine Natale è un giorno come tutti gli altri” che quest’anno, visto che è un po’ meno Natale, può darsi anche che un vaffanculo se lo prendono.

L’angolo del Natale

Perché poi, se uno ci si mette d’impegno a rifletterci su, andando proprio alle origini della questione, percorrendo all’indietro le tradizioni, le espressioni delle varie culture e società succedutesi, i riti, i legami dell’uomo con la terra che abita, indietro e ancora indietro, anzi più a fondo, fino al nucleo essenziale, originario, viene fuori che a Natale non si fa altro che festeggiare il fatto che l’asse terrestre è inclinato – almeno in questi ultimi tempi – di 23° 27′ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica.

Dopo Natale

Lo sapete già tutti, immagino, che Natale non è sempre stato Natale. Prima di essere Natale, nel senso di Gesù bambino, Natale si chiamava Dies Natalis Solis Invicti, nel senso del Sole, ed era una festa legata ai cicli naturali e al solstizio d’inverno.

Una volta eravamo molto più contadini di oggi, e più che la fratellanza universale e le tripartizioni metafisiche c’interessava che il sole splendesse riscaldandoci e nutrendo i raccolti.

Così, quando il Cristianesimo ha iniziato ad avere successo a Roma, c’è stato bisogno d’inserirlo con una certa delicatezza, sfruttando comunque secoli e secoli di tradizioni precedenti. Perché i contadini son gente semplice, e se gli dici che non si inneggia più al sole che li fa vivere ma a un bambino nato in medioriente da madre vergine e sospettato di essere futuro re del mondo, quantomeno li confondi, e rischi di bruciarti una religione.

Fatto sta che nel volgere di qualche secolo è nato il Natale (la famosa autonatività), così come lo conosciamo, o giù di lì.

Poi da qualche tempo è arrivata questa nuova religione, il Consumismo, e anch’essa ha iniziato, con delicatezza, a innestarsi sul Natale cristiano. Perché noi siamo gente semplice, e se ci dici che non si inneggia più al bambino nato in medioriente da madre vergine e sospettato di essere futuro re del mondo ma all’acquisto di beni e servizi e al consumo di beni di varia (anche scarsa) necessità, quantomeno ci confondi, e rischi di bruciarti questa nuova fede che ha tutte le carte in regola per replicare il successo della precedente.

Allo stato attuale, siamo nella fase di passaggio. Alcuni riti si sono sovrapposti, alcuni si sono sostituiti, altri hanno solo cambiato nome. È un percorso abbastanza classico. È solo questione di tempo.

La vera domanda, casomai, è cosa verrà dopo il consumismo. Cosa ci verrà trapiantato sopra? Da quale religione sarà sostituito?

Stai a vedere che è tutto un gran ciclo, e si torna a pregare il sole.

 

A Natale mi piace

Allora, per Natale ho risolto così: regalo dei like.

Mi risparmio le corse nei negozi e tutte le solite ansie. Niente più Chissà se ce l’ha già? Niente più Ma non gliel’ho fatto due anni fa? Basta anche con Oddio, e adesso la taglia? E non più Meglio verde ragano o grigio pantegana?

Coi like questi problemi sono superati. I like, per definizione, piacciono. Valgono sempre, non bastano mai e sono adatti a tutti. In più, hanno il vantaggio di essere gratis, che di questi tempi non è poco.

Se proprio dovessi trovare un difetto ai like, be’, non ho idea di come s’incartino.

Un po’ come coi soliti regali.