La vita al tempo degli antivaccinisti

Non credo che l’imbecillità basti per spiegare quei genitori che decidono di non vaccinare i propri figli.

Dev’esserci qualcosa di più. Uno stimolo, una passione.

Sì perché se sei imbecille allora sbraiti contro il sistema con gli amici del bar o in ascensore o alle poste, e sputtani a destra e a manca questo complessissimo meccanismo segreto (di cui parlano tutti) che ci schiaccia ogni giorno, ci frega, ci sfrutta, che ci ha trasformato in nient’altro che un esercito di fantocci nelle mani di pochi, ma poi, a casa, quando arriva un foglio con su scritto che c’è da vaccinare tuo figlio, prendi tuo figlio e lo porti a vaccinare, perché un conto è essere imbecilli, un conto è mettere in pericolo la sua salute.

Chi mette in pericolo così tanto dev’essere spinto da una motivazione potentissima, spropositata.

E c’è solo una passione tanto ardente: quella per il Medioevo.

È l’amore per i secoli bui che spinge queste persone. Il bruciante desiderio di prendere le conquiste della civiltà, metterle in un sacco e sotterrarle ai piedi di una grande quercia in cima alla collina. E riaprire il sacco fra, non so, tre o quattro secoli, dipende come va.

Tornare a uno stato più naturale, non dico primitivo perché comunque non è che siamo animali eh, ma comunque più semplice e più vicino al vero spirito umano. Uno stato di sincera violenza, in cui contavano i rapporti di forza e poco altro, in cui le autorità erano stabili e indiscutibili e indifferenti, i poteri inattaccabili, e sì, eravamo come un esercito di fantocci nelle mani di pochi, è vero, ma con molta più naturalezza, in un mondo enormemente meno complesso di quello di oggi, in cui se volevi una cosa la prendevi al più debole, poi arrivava il più forte e lui la prendeva a te, in un ciclo virtuoso e a km zero di prevaricazione, paura e assenza di diritti in cui la vita contava meno di un battito di martello del fabbro ubriaco. Senza tanta tecnologia a rubarci il tempo e la fatica dei lavori manuali, senza tante sostanze a inebetirci, liberi di provare tutto il dolore che un umano può provare, immersi in un ambiente non avvelenato, praticamente intatto, violento e pericoloso, in cui l’animale era ancora un avversario alla pari, quasi sempre vincente. Un tempo in cui l’aspettativa di vita vi faceva arrivare più o meno, in termini attuali, alla fine dello stage gratuito in azienda. La morte sempre in agguato, in mille forme quasi tutte sconosciute.

È questo che cercano coloro che si rifiutano di vaccinare i propri figli.

Ed è sacrosanto che queste persone perseguano la loro passione, il loro ideale di ritorno al Medioevo.

E quindi mi aspetto anche, da queste persone, che disdicano i contratti di acqua, luce e gas, anzi, forse è proprio il caso che vadano ad abitare in una capanna fredda e puzzolente, che vendano l’auto e la moto e la bicicletta e si spostino solo a piedi, tutt’al più con un asino, ma nemmeno, e che smettano di andare al supermercato, che coltivino e allevino i prodotti per la loro alimentazione, che paghino i tributi richiesti in silenzio e senza ritardi, che smettano qualsiasi protesta contro qualsiasi autorità, e che siano anzi obbedienti fino alla morte al loro sovrano temporale e a quello spirituale, sempre che non siano la stessa persona, che smettano di usare qualsiasi medicina o rimedio a meno che non siano naturali, nel senso di preparati con le proprie mani, che rinuncino a ogni tecnologia, a ogni ritrovato della scienza, a ogni conquista civile e sociale, e vivano nella costante incognita dell’arrivare al domani, e il domani smetta di arrivare molto presto, almeno rispetto ai giorni nostri.

E chi non se la sente, gentilmente, si limiti a essere imbecille. E a vaccinare i proprio figli.