Inventarsi nuove scuse

Ieri, ascoltando la radio, a un certo punto c’era questa speaker che commentava il messaggio di una ragazza che aveva scritto che lei, siccome faceva l’università, era assillata da tutti quelli che le chiedevano in continuazione “Quando ti laurei?”, e questa speaker le aveva risposto di stare pur tranquilla, tanto dopo la laurea tutti avrebbero iniziato ad assillarla con altre domande, tipo “Quando ti sposi?”, “Quando fai dei figli?”, domande che ti rivolgono soprattutto i parenti e soprattutto durante il Natale, quando ci si ritrova a tavola con loro, e anzi questa speaker si ricordava di una sua zia piuttosto fastidiosa che proprio a un pranzo di Natale continuava a chiederle “Eh ma quando ti sposi?”, e lei alla fine, estenuata, aveva perso la pazienza e le aveva dato una rispostaccia: le aveva detto che era lesbica. Così aveva messo a tacere la zia.

Solo che adesso, ho pensato io dopo aver ascoltato, i gay possono sposarsi. Perciò, ecco, come scusa contro le zie petulanti non funziona mica più, questa qui di essere gay. Tocca inventarsi altro.

Anche il progresso civile, qua e là, ha qualche piccola fregatura.

Chiamateli matrimoni

Davvero qualcuno pensa che dirò cose tipo “Domenica prossima ho un’unione civile e non ho trovato ancora niente da mettermi”? Davvero qualcuno crede che mi arriveranno messaggi su WhatsApp con scritto “Venerdì sera alle 21.30 da noi per vedere le foto dell’unione civile e del viaggio più o meno di nozze”? Davvero c’è chi immagina dialoghi che iniziano con “Hai saputo chi si unisce civilmente?” o “Proprio belle le bomboniere di Carlo e Roberto”? Voi fate come vi pare, ovviamente. Io però li chiamerò matrimoni, senza aggiungere asterischi o postille. Anche se la norma non mi dà ragione. Perché credo che le parole costruiscano la realtà molto più rapidamente delle leggi. E queste ultime, a un certo punto, non possono che adeguarsi.

Una grande comodità

Allora ieri sera sono andato al cinema a vedere un film intitolato Nessuno si salva da solo. Che io poco prima, il pomeriggio, avevo scoperto che era tratto da un libro di Margaret Mazzantini. E avevo scoperto anche che il regista era Sergio Castellitto. Poi dopo mi sono ricordato che sono sposati, Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto, e ho pensato che questa cosa che lei scrive libri e lui li trasforma in film dev’essere di una grande comodità.

Infatti dopo, durante il film, c’è stata una scena in cui i due protagonisti erano dentro una libreria, parlavano, camminavano, e a un certo punto sono passati vicino a uno scaffale basso e tra i libri esposti ne spiccava uno dalla copertina abbastanza riconoscibile, anche senza vedere autore e titolo, perché era tutta di un verde chiaro con in mezzo una figura in rosa, e secondo me era la copertina di un libro di Margaret Mazzantini che s’intitola Non ti muovere.

Può darsi anche che mi sbagli. Però dev’essere comunque di una grande comodità, essere sposati.

Vibrazioni negative

Mia moglie mi ha lasciato per il suo vibratore. La storia andava avanti da mesi, ma io me ne sono accorto solo quando un giorno, rientrando prima dal lavoro, ho sentito del trambusto in camera da letto, e l’ho trovata mezza spogliata e scompigliata che rifaceva il letto in fretta e furia. Insospettito, ho aperto l’armadio e l’ho trovato lì, nudo, con l’espressione colpevole stampata nel silicone.

Ho fatto una scenata che non vi dico. Ho perso la testa. A un certo punto ho minacciato persino di evirarlo. Lui, terrorizzato, ha provato a farmi ragionare, poi ha capito che non era il caso e ha infilato la porta. L’ho inseguito per un paio di rampe di scale, sotto gli occhi curiosi dei vicini. La squillo del terzo piano ha provato anche a dargli rifugio, ma lui è filato via come un missile.

Lei, mia moglie, è rimasta impassibile. Ha iniziato subito a fare le valigie. Sono stanca, mi ha detto, di vivere con un uomo così poco sensibile, così poco romantico, così terribilmente rigido. Non ho avuto nemmeno la forza di oppormi. E forse non volevo neanche farlo. L’ho lasciata andare.

Si sono sposati a Las Vegas, qualche giorno fa. Non ho capito quanto sia valido, come matrimonio, ma questo poco importa.

Ha avuto anche il coraggio, lei, di mandarmi una cartolina: “Spero troverai la felicità, così come l’ho trovata io”.

Che faccia da cazzo.