Sarà che è primavera

Forse l’ho già scritto, ma qualche giorno fa una persona mi ha chiesto Come si chiama il tuo blog?, così gli ho detto Mixmic punto it. Solo che non ha capito, perché mixmic in effetti non si capisce, a voce, com’è scritto, e allora gliel’ho ripetuto, ma non ha capito di nuovo, e alla fine gliel’ho scritto su un pezzo di carta, per fare prima. Allora ho pensato che forse era meglio usare un nome che, a voce, si capisca com’è scritto, e ho fatto una serie di cose tecnomagiche per cui adesso, se mi chiedono Come si chiama il tuo blog?, posso dire Cristianomicucci punto it, anche se non è proprio vero. Magari non lo capiscono la prima volta che lo dico, ma alla seconda sì.

Poi, già che c’ero, sarà che è primavera, ho pure cambiato il nome del blog che compare in cima, e che prima era Mix, e che adesso invece è Delle cose che ho scritto. Secondo me come titolo spiega meglio cosa c’è, dentro questo blog. Ho anche tolto un po’ di robe che non servivano, come il sottotitolo, e messo in alto il logo della barba che ride, che chissà perché non avevo messo, prima.

Nient’altro, mi pare. In caso vi faccio sapere. So che ci tenete.

Tornano i blog

Tutto scorre, diceva Eraclito, sopravvalutando la coda alle poste e la realtà in generale. Ma c’è da capirlo: ai suoi tempi il mondo era piccolo e semivuoto, e ogni cosa sembrava una novità.

Tutto torna, disse Nietzsche due millenni e mezzo più tardi, molto più realistico sulla questione, inaugurando il concetto di remake e facendo la fortuna dell’attuale cinematografia.

Nel tempo sono tornati i pantaloni a vita bassa, quelli a vita alta, quelli avvita e svita, i baffi a manubrio, i boomerang, i piumini, le camicie a quadrettoni, gli skateboard, l’odio razziale, gli scaldamuscoli, gli occhiali a specchio, le ricevute delle raccomandate, le battute sull’ora legale, i dischi di vinile, il cibo cinese, i jeans strappati, gli yo-yo, la Terra piatta, la cometa di Halley, D’Alema e molto altro. Giusto le sonde Voyager sembrano convintamente non voler tornare, ma chissà.

Tutto torna. O forse tutto si ripropone, perché non ce la facciamo a sfornare e digerire continuamente novità.

Tutto torna, se non si è capito. E adesso tornano pure i blog, mi hanno detto.

C’era bisogno? No. Ma quasi di niente c’è davvero bisogno. Tutto il resto è riempimento.

 

A Roma ci sono i siti internet dal vero

Sono stato a Roma un paio di giorni. Ogni tanto ci faccio un salto. Da qui mi sta abbastanza comoda, in treno. Più comoda di San Francisco, nel senso.

Ci vado per diversi motivi, primo fra tutti la possibilità, tornato poi in provincia, di dire “Toh! Ma che bella è la mia provincia?”. Una sorta di autosuggestione. Immagino che anche i romani, e in generale chi abita in città, faccia lo stesso, quando torna da fuori: “Toh! Ma che bella è la mia città?”. Uno le cose le apprezza quando le ritrova. È la famosa legge del portafogli.

Girando per Roma, questa volta, ho fatto una scoperta incredibile, che non immaginavo nemmeno lontanamente: i siti internet esistono dal vero.

Mentre camminavo lungo questa grande via vedo che sopra una vetrina è scritto IBS, e penso “Come il sito internet, la libreria online, pensa te”. Sbircio all’interno e vedo degli scaffali con dei libri, e della gente che si aggira. Allora, preso dalla curiosità, entro. E scopro che si tratta proprio della libreria online, ma dal vero. Come fossi dentro il sito. Anzi, chissà se qualcuno mi ha visto, da internet, mentre ero lì. Ho fatto anche un giro, comprato un paio di libri, solo che me li hanno dati subito, senza spedirli.

Mentre uscivo hanno provato a darmi un volantino, senza riuscirsi. C’ho AdBlock.

Ho cercato anche Google, dal vero, ma niente da fare. Magari è in periferia.

Bestiario contemporaneo #2

Gattyno (felis digitalis)

Questo quadrupede gattiforme composto unicamente di pixel popola il cyberspazio, habitat all’interno del quale si è ricavato una nicchia ecologica particolarmente adatta alla sua proliferazione: i social network. Dominatore assoluto della scena digitale, ha scalato la catena alimentare del web fino a diventare un meme. Si nutre della cosiddetta puccyness, una forma di tenerezza che riesce a far emanare ai navigatori della Rete (homo telematicus), in particolar modo agli esemplari femminili nubili sopra la trentina. Osservato in una sterminata varietà di forme e colori (famosi sono i LOLcat, o il Nyan Cat), ricava la sua tana all’interno di gif, gif animate e jpeg. Si riproduce a ritmo vertiginoso per copia-incolla e per condivisione. Leggenda vuole che, scomparsa la specie umana, erediterà Internet.

Nessuno dovrebbe mai incontrare l’Internet

Succede un po’ come con i romanzieri o i musicisti. Uno adora le loro opere, impazzisce per i loro libri e le loro canzoni, e si fa un’idea. Un’idea di com’è quell’artista come persona, e com’è di persona. Nel senso che se ne fa un’immagine non solo, per così dire, psicologica, ma anche fisica. Simpatico, antipatico, snob, alla mano, taciturno, chiacchierone. Bello, brutto, grasso, magro. Cose così.

Poi succede che li incontri davvero, fisicamente. E ci resti male, perché l’immagine psicofisica che ti eri fatto non corrisponde. Quasi non li riconosci. Ti dici “no, non è lui, sarà uno che si spaccia per lui”. E invece no.

Con le persone dell’Internet succede la stessa cosa. Io, per esempio, secondo me la gente legge quello che scrivo e pensa che devo essere piuttosto alto. E invece no. Mi dispiace.