Grazie, attrazione gravitazionale

Certe volte la forza di gravità l’abbraccerei.

Se avesse un corpo, un corpo materiale, lo farei volentieri. Anche perché, ne sono certo, sarebbe un donna bellissima. La stringerei fra le mie braccia e le sussurrerei Grazie all’orecchio. La bacerei anche. Castamente, sulle guance. Oppure con passione. Poi lei mi darebbe uno schiaffo e finirei in un universo parallelo o ridotto come una stella di neutroni, una roba del genere. Ne varrebbe la pena però, pur di mostrarle la mia gratitudine.

Grazie, attrazione gravitazionale, le direi, Grazie perché questi uomini potenti, che in tanti modi governano le nostre vite con la loro politica, la loro fede e le loro aziende, e che spesso si fanno beffe delle leggi della giustizia e dell’etica, se ne stanno così assorti nella contemplazione della loro grandezza che dimenticano le uniche leggi a cui, nonostante il potere sconfinato che hanno a disposizione, non possono sottrarsi.

E allora grazie, forza di gravità (scusa se ti chiamo col vezzeggiativo), grazie di riportarceli giù a terra, questi potenti, quando ne hai l’occasione. Come l’altro giorno, a Genova, con Berlusconi che è volato giù dal palco.

Grazie per ricordare a questi signori, ogni tanto, che possono governarci sì con le loro leggi o le loro divinità o i loro prodotti, ma se inciampiano cascano, come tutti noi.

E come cascano.

Allingiù

Dev’esserci poi anche un pianeta, da qualche parte nell’Universo, molto simile al nostro, anzi, uguale in tutto e per tutto, tranne che per un unico dettaglio, che però è di gran conto. Sul quel pianeta, che per dargli un nome chiameremo Allingiù, la gravità è infatti repulsiva. Stesso modulo, stessa direzione, ma verso opposto alla nostra. Invece di spingervi a terra, vi spinge in aria. Se vi cade qualcosa, e non c’è un soffitto a fermarla, finisce nello spazio.

Facile da immaginare. Più difficile viverci, anche per gli stessi autoctoni, gli allingiuani, che sono in tutto e per tutto simili a noi, tranne che per un paio di dettagli: sono tutte persone coi piedi per terra e sono tutti, nessuno escluso, dei gran testardi.

Questi due tratti caratteriali, che su un pianeta a gravità attrattiva passerebbero inosservati praticamente a tutti, su Allingiù hanno effetti ben visibili. Gli allingiuani, infatti, teste dure come sono, hanno deciso che non sarà certo la natura a imporre loro di avere i piedi per aria, come si converrebbe su un pianeta a gravità repulsiva. Così, invece di camminare coi piedi, loro camminano con le mani, e tengono i piedi magari non a terra, ma quantomeno verso la terra, anche se quella li respinge. E vivono sempre costantemente facendo la verticale, e hanno i marciamani ai lati delle strade, e mettono le scarpe alle mani, e i guanti ai piedi, ma solo se è freddo.

Però, nonostante le difficoltà, qualche vantaggio c’è. Se uno muore cadendo nello spazio, cosa che non capita poi così spesso, più o meno quanto da noi uno che cade in un burrone o dal tetto, rispetto a qui da noi loro hanno la soddisfazione, per via delle mani tenute all’insù, di essere già nella posizione giusta per fare finta di volarsene via, tipo Superman.

Ma dove vanno i moderati

L’Universo non ha un centro. Se lo avesse, il sabato sera vedremmo sfilare una moltitudine di astronavi in quella direzione. Ci sarebbero ingorghi e clacson che sbraitano. E le vedremmo anche tornare indietro, le astronavi, più diluite, fino all’alba della domenica mattina. Qualcuna, ahimè, non tornerà: le famosi stragi astronautiche del sabato sera.

La politica invece, a quanto pare, un centro ce l’ha. Se sia nato prima di destra e sinistra è questione di lana bovina. Fatto sta che da qualche tempo a questa parte vediamo sfilare in quella direzione, e non solo il sabato sera, una moltitudine di politici, al punto che ci coglie il dubbio se si tratti di una questione gravitazionale. Calcolarne l’accelerazione potrebbe risolvere il dilemma, ma nessuno sembra intenzionato a farlo.

Questo flusso centripeto di politici può sembrare molto strano, addirittura sospetto. Ma forse è come nelle grandi città: uno in centro ci va a lavorare, mica ci abita.