Manifestare meno. Manifestare tutti

L’idea non è per niente sbagliata. Manifestare è un bell’impegno: ci vogliono tempo ed energia, innanzitutto. Poi, ovviamente, un minimo di pianificazione. Bisogna difendersi dal freddo, dalle cariche della polizia, preparare qualche panino e qualche fiasco di vino, i cartelli, gli slogan e tutta quella parte di forclore che fa di una protesta una protesta di successo, che meriti cioè un servizio nei tiggì delle 20.

Così, questi forconi, che lì per lì sembravano dei buzzurri, invece hanno dimostrato di avere un cervello fino, perché hanno ragionato così: invece di starci a rompere – quei quattro gatti che siamo – tutto il giorno in piazza o nelle strade, a prendere freddo, a spendere in speck e fontina, a vuotare le damigiane di casa, telefoniamo un po’ in giro e tiriamo su dei turni. Chiamiamo i contadini, gli autotrasportatori, gli artigiani del legno, i tifosi esagitati, gli appassionati di motocross, i collezionisti di spranghe, i metalmeccanici dentisti, i pescatori di frodo, gli impiallacciatori e anche tutti gli altri, e ci dividiamo questo rottura di manifestare. Turni di un’ora, un’ora e mezza. Se siamo abbastanza, ci tocca più o meno un turno a settimana. La protesta continua imperterrita ma noi si fa tutti l’indispensabile senza strafare.

A ragionare così, fanno la figura dei comunisti. Altroché.

Rivoluzionet!

La protesta dei Forconi dimostra quanto sia ancora ampio in Italia il digital divide.

Altrimenti non c’è spiegazione.

Noi in Italia ci piace parecchio gridare alla rivoluzione, poi però di farla, insomma. Grillo, per dire, a forza di invocare la rivoluzione ha mandato i suoi in Parlamento, che non è esattamente l’esito che uno si aspetta da un movimento rivoluzionario.

Comunque, questi Forconi, che siano scesi nelle strade, suona un po’ strano. Com’è che sono passati all’azione? Si sta tanto bene su Internet, su Facebook più che altro, a inneggiare alla rivolta, a insultare la classe politica, a sbraitare contro qualsiasi cosa sembri in qualche modo legata al potere. In Rete la rivoluzione c’è ogni giorno, cosa gli è passato per la testa a questi qui?

L’unica spiegazione è che non abbiano Facebook, non abbiano Internet, che a casa loro l’adsl non arrivi, e nemmeno prenda bene lo smartphone. Se uno è tagliato fuori così dalla rivoluzione quotidiana, certo che poi prende e va a manifestare per davvero.

Robe da matti.