Ulteriori motivi per scegliere una fidanzata dell’Est

(la storia la sapete già, probabilmente. Proseguiamo sulla stessa linea, all’incirca):

  1. Si accontentano di una cuccia in terrazzo o nel ripostiglio.
  2. Forniscono ai figli un genere di educazione che è il giusto compromesso tra il socialismo e il capitalismo, generando una discendenza che si troverà a proprio agio in un mondo assoggettato alla potenza cinese.
  3. Sanno programmare in COBOL.
  4. Prima di inciampare chiedono il permesso.
  5. Lavano 50 piatti utilizzando un solo bicchiere d’acqua. Al posto del sapone usano lo Sguardo truce dell’Est©.
  6. Praticano il Rusty trombone abitualmente, di cui conoscono anche tutte le varianti.
  7. Se vedono che il loro uomo sta per mettere un piede in una pozzanghera, si apprestano rapidamente a berla.
  8. Picchiate, accoltellate o investite dall’acido, mantengono una pelle morbida e dal colorito sano.
  9. Cedono senza alcun problema tutti i diritti di sfruttamento della propria immagine e del proprio corpo a titolo gratuito.
  10. Se tradite, chiedono scusa e s’impongono un mese di penitenza.
  11. Si vestono con sobrietà, ma sotto indossano sempre una tuta di latex.
  12. Non vogliono fare le astronaute, le biologhe, le ricercatrici in antropologia.
  13. Se la casa è fredda, possono aumentare la loro temperatura corporea al fine di riscaldare l’ambiente.
  14. Parlano la lingua degli elettrodomestici.
  15. Se il loro uomo ne ha necessità, gli cedono volentieri gli organi interni.
  16. Emettono un delicato aroma di mughetto e musica lounge.
  17. Sottoposte a fiamma, si esibiscono in una danza della loro tradizione.
  18. Sono capaci di fotosintesi clorofilliana.
  19. Assorbono raggi gamma e pm10.
  20. Secernono vodka da un beccuccio.
  21. Possono essere utilizzate come avvitatori o chiavi a brugola.
  22. Rispettano e ammirano la madre del loro uomo, a cui si avvicinano sempre in ginocchio e di cui hanno dei poster in cucina.
  23. Sintonizzano il digitale terrestre senza usare il telecomando, emettendo appositi raggi infrarossi.
  24. Orbitano attorno al loro uomo, da cui ricevono luce e calore per la sopravvivenza.
  25. Guardano sempre Ra1.

Lei

Lei era di una bellezza abbacinante. Questo però lo capii solo molti anni più tardi, quando lessi nel dizionario la definizione di abbacinante. Lì per lì pensai solo che fosse una donna bellissima.

Appena la vidi compresi subito che quella sarebbe stata la donna che mi avrebbe chiesto il divorzio. Prima però avrebbe dovuto sposarmi. La cronologia era dalla mia parte.

Non ricordo come fosse vestita, ma di certo lo era, altrimenti i miei ricordi sarebbero ancora più appannati.

Sedeva come nulla fosse al bancone del bar, anche se non c’erano sgabelli. Forse il merito era di quei tacchi vertiginosi che indossava. Ci passai sotto e appoggiai gomiti e lingua accanto a lei.

Aveva davanti un drink sofisticato: una parte di tetracloruro di potassio, una parte di perossido d’azoto, una parte di vodka estratta dal cadavere dello Zar Nicola. Con una scorzetta di limone. Agitato non stressato.

Per fare colpo ordinai un bicchiere di vetro di Burano soffiato al momento con dell’acqua tonica sgasata. Senza limone, per dimostrare quanto tenessi alla regolarità intestinale.

Lei mi notò subito, quando provai a bere con le orecchie. Allora le sorrisi. Il drink le andò per traverso e iniziò a tossire violentemente. Quando si riprese avvicinò la bocca al mio orecchio e sussurrò: Hai un pastore maremmano fra i denti.

Era Pozzy, il mio cane. Ogni volta che uscivo faceva di tutto pur di farsi portare fuori.

Cercai di sdrammatizzare. Ti piacciono i toscani? le dissi indicando il cane. Lei annuì, prese Pozzy, lo accese e iniziò a fumarlo con grandi boccate. Che donna.

Posso offrirti da bere? le chiesi. Il bar è mio, mi rispose. Puoi offrirmelo tu, allora? tentai, ma lei non abboccò.

Quando stacchi? le domandai. Nel 2038, rispose. La fissai intensamente e le dissi Ok, ma non farmi aspettare.

Uscii dal bar in preda alla delusione. Oltrepassai la soglia convinto che l’aria fredda della notte mi avrebbe investito. Invece ci pensò una station wagon.

Cose che restano da dire sul femminicidio

Mettiamo da parte il fatto che in Italia le cose si fanno solo quando c’è una sorta di emergenza, nel senso proprio dell’emergere.

E mettiamo anche da parte il fatto che quasi sempre quest’emergenza è fasulla, statisticamente parlando, e si tratta di un’emergenza in senso mediatico, perché i numeri danno prova del problema da chissà quanto tempo, ma nessuno se n’era mai accorto, chissà perché.

E mettiamo anche da parte il fatto che è l’onda mediatica ad accendere gli animi, creare discussioni, avviare movimenti e associazioni, fiaccolate, aizzare lo sdegno, produrre speciali dedicati, fiction a tema (un ritorno ci vuole, no?), e soprattutto a risvegliare i politici dalla costante pennichella istituzionale (perché si sa, in Italia ci sono sempre le elezioni, fra poco, ed è meglio farsi vedere attivi – anche se incapaci – che inattivi) giusto il tempo per produrre in fretta e furia un testo di legge che spegnerà gli ardori e non risolverà niente, perché fra i proclami e l’applicabilità dei provvedimenti c’è un mare, e fra l’applicabilità e la funzionalità c’è un oceano.

E mettiamo anche da parte il fatto che per l’ennesima volta in un provvedimento che doveva regolamentare le castagne ci sono finite anche le noci (consigliano sempre di usare frutta di stagione, volevo provare), e nonostante tutti si siano messi a gridare allo scandalo, lo scandalo è stato approvato, perché sai, c’è l’emergenza.

E mettiamo anche da parte il fatto che questo vizio di regolamentare a scale sempre minori, verso casi ogni volta più specifici, spostando il peso dalla saggezza del giudicante al suo mero rispetto della normativa, che è un altro modo per dire disumanizzazione, prima o poi ci porterà a un sistema di una complessità tale da risultare completamente paralizzato (già adesso i ritmi sono molto bassi, e i tempi di conseguenza molto lunghi), incapace di giudicare alcunché, e in grado tuttalpiù di calcolare unicamente una pena quantitativa in base a quelli che saranno nient’altro che algoritmi di un codice più simile a quello software che a quello penale.

Messo da parte tutto questo, non è che resti molto da dire. Anzi.