Direzioni

Siamo nel 2016. Trapiantiamo organi vitali, mandiamo persone nello spazio, giriamo con in tasca dispositivi che accedono istantaneamente a più o meno tutto il sapere disponibile sul pianeta, cuciniamo persino con poco olio. Eppure, nonostante tutti questi e molti altri incredibili progressi, sebbene il mondo sia diventato una miniera quasi infinita di possibilità e opportunità, siamo ancora fermi alle due direzioni tradizionali: destra e sinistra. O di qua e di là, per quelli che si sbagliano sempre. Che senso ha, nel 2016, costringerci a scegliere fra due sole alternative? Quanto progresso ci è precluso perché possiamo andare solo a destra e a sinistra, e non altrove? Non è dunque il caso di cominciare ad aprirci nuove strade, di puntare su tutte le variazioni possibili tra questi due poli che sono stati utilissimi in epoche in cui c’era bisogno di semplicità, di scelte nette, ma che ora sono un peso dell’antichità? Il primo passo da compiere è perciò ovvio: inaugurare subito una o due nuove direzioni. Nobostra e locistra, per esempio (o di qui ecco non proprio e di lì ecco infatti, per quelli che si sbagliano sempre). Ma in questo momento i nomi poco importano, ci penseranno le varie commissioni e istituti che presto fioriranno a questo scopo. Per ora la cosa importante è smettere di dar retta alle solite indicazioni, e a quelli che ci dicono di seguirli perché sanno la strada.

Senso dell’orientamento

Dove diavolo sono finito? Guarda te che mi sono perso. Così imparo, camminare sovrappensiero. Devo aver svoltato da qualche parte senza farci caso. E ora? Dove sono? Vai a sapere. Vagare così, senza badarci, dove ho la testa? E adesso me ne sto qui, sperso. Aspetta, ma quello non è… No, mi sbaglio. Non lo riconosco proprio, ‘sto posto. Che rincoglionito. Da quant’è che cammino, un quarto d’ora? Anche meno. Non è che posso essere arrivato chissà dove. Prendo e torno indietro. Faccio la strada a ritroso e il gioco è fatto. Eh, a ricordarmi le svolte però. Guarda che situazione. Meglio non raccontarla questa. Fosse notte, potrei capirlo, ma in pieno giorno. Ora da questa parte. Mi pare. Qui – aspetta -, qui ci sono già passato. Mi ricordo. All’andata. La direzione è giusta. Ecco, mi pare… Sì, ci sono, ci sono. È fatta. Sono di nuovo in salotto.

Ricordo della Blogfest

Della blogfest, che adesso non si chiama più così, si chiama festa della rete, la cosa che mi è rimasta più impressa è una frase. Me l’hanno detta diverse persone. Gente che mi legge, immagino. Qualcuno non lo conoscevo proprio. Con qualche altro ci si incrocia in rete. Comunque tutte persone che potevano anche non venire a dirmela, quella frase, invece sono venute.

Sono venute lì e mi hanno detto: continua così.

Ora, io non lo so bene cosa intendessero, però, nel dubbio, continuo così.