M5S e Dragonball

C’è questa cosa, col Movimento 5 Stelle, che è un po’ faticosa, e cioè, per essere più precisi, che quando si parla di chi comanda davvero, di chi tira i fili, di chi prende le decisioni, anche se poi sono tutti lì pronti a dire che sono gli eletti, i cittadini, gli iscritti al blog e i militanti a farlo, e i due che sappiamo se ne stanno un po’ nascosti, in disparte, talmente in un angolo che dicono dal blog che si chiama come uno di loro che sulla stepchild adoption i loro parlamentari possono votare come vogliono, oppure fanno firmare dei contratti a quelli di loro che si candidano come sindaco di Roma, perché non facciano di testa loro, nel caso vengano eletti, ecco, alla fine comunque vada o la si pensi, li si nomina come fossero i capi, e che lo siano o meno qui poco importa, perché il motivo è pratico, di economia della scrittura, di comunicazione, perché tutto sommato, se parlano come una voce sola, se dirigono insieme, sempre d’amore e d’accordo, allora, invece di stare ogni volta a scrivere Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che è parecchio inchiostro, svariati pixel, si potrebbe fare come su Dragonball, quando alcuni personaggi usavano la tecnica della Fusione, e pensarli e dirli con un solo nome, tipo Gianbeppe Casagrillo.

Fratello social

Stupirsi, su internet, è diventato piuttosto difficile. Dopo aver scoperto che esistono dei tutorial per insegnare al vostro iguana a suonare il piano o i feticisti delle sopracciglia non vi resta poi molto spazio per la sorpresa. Ogni tanto, però, ancora succede.

A me è successo l’altro giorno, quando ho scoperto che San Francesco c’ha Twitter. Non saprei dire come ci sono finito (che è quello che disse Colombo ai primi indigeni che incontrò appena sbarcato), fatto sta che vagando mi sono ritrovato al cospetto di @francescoassisi.

La prima cosa che ho pensato è che questi santi cristiani sono una vera potenza, se a quasi ottocento anni dalla morte gestiscono un profilo Twitter. La seconda invece era una riflessione sulla regola della povertà divulgata dal santo e l’eventuale contrasto col possesso di un profilo social. La mia conclusione è stata che Twitter, essendo gratis, non rappresenta una violazione della regola. Poi non so se la policy di Twitter dice diversamente. La terza era che ok, Twitter è gratis, ma un pc o uno smartphone dovrai pure averlo, per usarlo. Ma magari Francesco scrocca internet come tanti altri, quindi niente.

Alla fine mi sono accorto che @francescoassisi su Twitter non è esattamente Francesco d’Assisi, il santo, ma si tratta dell'”Account ufficiale della Basilica San Francesco di Assisi – Organo di stampa e comunicazione dei Frati del Sacro Convento di Assisi”. Ecco, mi pareva strano.

Ora, non è che uno vuole fare il pignolo a tutti i costi, però, se tu, Account ufficiale ecc., hai come nome account @francescoassisi, ribadito dal nome in neretto San Francesco Assisi, le cose sono due: o mi stai un po’ truffando, e allora è meglio se nella bio specifichi che sei un fake, una parodia, insomma lo sei per finta, San Francesco, oppure mi stai dicendo che parli ufficialmente a suo nome, in pratica ne sei lo staff, e allora sarebbe meglio che nei tweet specifichi con ST quando non è lui direttamente a parlare. Per esempio:

Laudate et benedicite mi Signore, et rengratiatelo et serviatelo cum grande humilitate.

quando twitta lui di persona, sennò:

Questa sera alle 18 Francesco sarà a Vimercate insieme a @Pontifex_it per l’inaugurazione della chiesa a lui dedicata. #SFtour2014 #DueFranceschi ST

Altrimenti si rischia una gran confusione.

Che va bene che San Francesco parlava con gli animali, ma i follower sono molto più duri di comprendonio.