Se si baciano due uomini

Se si baciano due uomini, a me non dà alcun fastidio. Non parlo di diritti, ovviamente. Quello è un altro discorso. Ognuno ha il diritto di baciare chi gli pare. Sempre che l’altro sia d’accordo, certo. O anche di baciare cosa gli pare, e in questo caso non c’è bisogno che la cosa sia d’accordo, perché le cose si lasciano baciare sempre, anche se raramente ricambiano. Parlo proprio di assistere a un bacio fra due uomini.

So che ad alcuni non piace, una scena del genere. Alcuni si scandalizzano, altri provano repulsione, certi emettono versi di riprovazione, altri ancora minacciano azioni legali, terrene o divine, mostrando i pugni al cielo, e altri ancora, ma pochissimi, si strappano via gli occhi con violenza e intraprendono un cammino di redenzione visiva che li porterà su pullman canterini diretti verso santuari che promettono pochissimo in termini di miracoli ma moltissimo in termini di accoglienza alberghiera.

Io invece, se vedo due uomini che si baciano, penso Toh, si baciano. E anche per due donne, stessa cosa. Toh, si baciano. Invece, molti di quelli che si scandalizzano se vedono due uomini baciarsi (bleah!), si scandalizzano un po’ meno se a baciarsi sono due donne (mmh). Io invece penso Toh, si baciano. Se sono due uomini, se sono due donne, se sono un uomo e una donna, se sono quel che vogliono essere. Toh, si baciano, penso.

A meno che.

A meno che i due uomini che vedo baciarsi non siano due politici della Lega. In quel caso, mi spiace, ma un po’ di fastidio ce l’ho. Cioè, davanti a due uomini politici della Lega che si baciano, lo ammetto, provo un po’ di repulsione. Anche solo immaginarli, io faccio una fatica che non vi dico. Mi si storce la bocca.

Anche due donne eh, se sono politiche della Lega e le vedo baciarsi, stessa cosa, mi si smuove un po’ lo stomaco, mi tocca voltarmi.

E pure se un uomo politico della Lega baciasse una donna politica della Lega, e ci fossi io lì a vederli, diomio che robaccia!, ma cosa mi tocca vedere!?

E a dirla tutta, anche un uomo politico della Lega da solo, o una donna, pure lei politica della Lega da sola, che sta lì e basta, non bacia nessuno, non c’è nessun altro, c’è proprio lui e basta, o lei e basta, fermo, ferma, a far niente, a fare il politico leghista, a fare la politica leghista, ma dico io, vedere una scena simile, insomma, ma non si vergognano?

Aggiornamento M5S

Oggi è una giornata cruciale per il Movimento 5 Stelle. Sulla piattaforma Rousseau infatti, a parte il voto su Di Maio, evento di ben poco conto e alquanto scontato nell’esito, usciranno i nuovi aggiornamenti di Toninelli, ministro pentastellato contraddistinto da una serie di bug che fin dall’inizio del suo mandato ne ha compromesso il funzionamento.

Di seguito, la lista degli aggiornamenti che i 5 Stelle rilasceranno in giornata per risolvere alcuni dei bug che affliggono Toninelli:

  • TNL 1331.2: risolve il bug 99Ag “Toninelli fissa il vuoto dopo una domanda di un giornalista”; con questo aggiornamento i tempi di reazione dovrebbero passare da 11 secondi a 5 secondi e mezzo;
  • TNL 1378.004: risolve il bug P0Rt1 “il comando vocale ‘Toninelli chiudi i porti’ fallisce” ; con questo aggiornamento Toninelli avvierà la procedura di chiusura dei porti tramite messaggio vocale di Salvini;
  • TNL 1403.a: risolve il bug COn1 “overflow per conteggio di interi – Toninelli conta solo fino a 31, poi si azzera”; con questo aggiornamento Toninelli riuscirà a contare fino a 33 [solo per macchine con RAM>8GB]
  • TNL 1414.7: risolve il bug “output vocale random – Toninelli fa dichiarazioni casuali e non booleane”; con questo aggiornamento Toninelli non emetterà più frasi come “ponte su cui si potrà mangiare e giocare” o “tunnel del Brennero” o “cicci cicci birilli cacca pupù”;
  • TNL 1449.r1: risolve il bug “riavvio inaspettato”; con questo aggiornamento Toninelli non si riavvierà più quando dovrà rispondere a domande molto tecniche, ma andrà in sleep mode;
  • TNL 1502.4: risolve il bug “overflow per flusso di lavoro”; con questo aggiornamento Toninelli andrà in stand-by dopo 8 ore di geolocalizzazione presso il ministero;
  • TNL 1513.y1: risolve il bug “surriscaldamento CPU per dossier ministeriali”; con questo aggiornamento viene aumentata la velocità delle ventole di raffreddamento della CPU di Toninelli, in modo da evitare surriscaldamenti in fasi critiche di lavoro (lettura, scrittura, divisione per 3);
  • TNL 1622F: risolve il bug “salvataggio di Salvini da sequestro di persona”; con questo aggiornamento Toninelli potrà salvare Salvini anche da altre accuse e in altri formati;
  • TNL 1638.1: risolve il bug “basso volume permanente”; con questo aggiornamento si potrà dare più volume ai capelli di Toninelli;
  • TNL 1717: risolve il bug “mancata selezione altre lingue”; con questo aggiornamento si potrà ascoltare Toninelli, oltre che in lingua originale, anche in italiano;
  • TNL 1721S: risolve il bug “rimozione sicura di sottosegretari”; con questo aggiornamento si potrà rimuovere qualsiasi sottosegretario senza rischiare il crash del sistema;
  • TNL 1753: risolve il bug “fallita disinstallazione”; con questo aggiornamento si potrà disinstallare Toninelli dal proprio pc, ma resterà comunque nella memoria, per molto molto tempo.

Come si può vedere, nonostante l’impegno dei programmatori 5S, i problemi più importanti restano irrisolti. Per quelli, fanno sapere da Rousseau, toccherà attendere il Service Pack “Caduta del governo”.

Tenetevi aggiornati.

Il prossimo dittatore italiano

Facciamo così. Per evitare una serie di polemiche inutili e noiose, e anche una serie di gag che poi alla lunga stufano, il prossimo dittatore italiano, una volta caduto, vediamo di appenderlo dal verso giusto.

Anzi, per essere ancora più sicuri, il prossimo dittatore italiano, quando cade, vediamo di non appenderlo per niente. Lo si appoggia a un muro, lo si stende a terra. Non lo so. Basta non appenderlo.

E se invece, per essere proprio sicuri sicuri al cento per cento, il prossimo dittatore italiano ce lo evitiamo proprio?

Dico soprattutto per praticità.

Il governo come opportunità


Un governo come quello che c’è adesso in Italia, secondo me, è una grande opportunità. Se riusciamo a trovare delle belle vetrinette dove esporlo, e facciamo pagare dieci ma anche quindici euro a visitatore, sono sicuro che un punto un punto e mezzo di PIL lo tiriamo su, perché dall’estero figurati se non vengono a vedere un’attrazione simile, figurati se non fanno le code per visitarla, per farcisi i selfie, per comprare i souvenir dedicati, prendere il catalogo, per raccontare quando tornano a casa che roba incredibile che hanno visto lì, in Italia.

Il governo poi, figurati se si tira indietro davanti a un progetto simile. Gli dici di risollevare le sorti economiche del paese senza che ci sia bisogno che facciano nulla. Anzi, addirittura mettendosi in vetrina. Capace che ci stanziano anche delle cifre.

Così vinciamo tutti.

Ora l’unica cosa è trovare delle belle vetrinette.

Un witz, anche stavolta

Come ormai ogni anno, in occasione del giorno della memoria metto qui un witz, una storiella ebraica. Quella che segue è tratta dal libro di Leo Rosten, Oy oy oy! – Umorismo e sapienza nel mondo perduto dello yìddish, alla voce “Kvell”, che significa “gonfiarsi”, sprizzare orgoglio, soprattutto per i successi (veri o falsi che siano) dei propri figli.  Anche questo è un modo per ricordare.

La signora Blumenfeld e la signora Kovarsky si incrociano al supermercato. La prima dietro il carrello della spesa, la seconda dietro un passeggino con due marmocchi dentro.
«Buon giorno, signora Kovarsky. Che carini i suoi bimbi. Che età hanno?»
«Il dottore tre anni, l’avvocato due» risponde fiera la mamma.

Tagliare (davvero) i parlamentari

Ho letto che il governo vuole tagliare il numero dei parlamentari. Così facendo, diminuirebbero i costi della politica. L’idea è di tagliarne 345. Non so perché 345, forse perché è un numero facile da ricordare, tipo 123 o 1789 (che intuito, i francesi, a fare la rivoluzione quell’anno lì), oppure c’è un motivo più serio. Ma non credo.

Su questo fatto di tagliare i parlamentari ho un solo dubbio: se l’obiettivo è quello di risparmiare, che senso ha tagliarne solo 345? Che senso ha tenersi tutti gli altri (circa 600), spendendo comunque una cifra considerevole? Tanto vale darci un taglio davvero, e lasciarne solo uno, che a quel punto deciderà su tutto e per tutti. E anzi, secondo me, se togliamo di mezzo tutti i parlamentari tranne uno, quell’unico che avrà il potere assoluto lo stipendio neanche lo vorrà, e non spenderemo nemmeno un centesimo per far funzionare la democrazia.

Ciocca ribelle

Mi perdoneranno Luca Morisi e il suo staff, ma non ho in grande considerazione la comunicazione leghista. Al di là dei contenuti, su cui non mi pare nemmeno il caso di sprecare aggettivi, non mi sembra niente di innovativo; nulla cioè che non sia già stato ampiamente teorizzato – e anche messo in pratica – nei primi decenni del Novecento. Hanno preso i principi base della propaganda, ci hanno investito una bella somma (diciamo una piccola frazione di 49 milioni di euro, per dare un metro), e grazie alla velocità di reazione e alla raccolta dati che il Web permette hanno ottenuto una simpatica macchina crea-elettori. Nessuna strategia d’avanguardia, nessuna inventiva. Messaggi sempre ben chiari, ai limiti dell’ovvio. Una noia mortale, insomma.

Mica come l’eurodeputato leghista Ciocca, il quale, stanco di questa comunicazione oltremodo nella norma, istituzionale, si è ribellato. A Strasburgo infatti è salito sul palco dove aveva parlato il commissario Moscovici, ha preso i suoi appunti e li ha calpestati. Compiendo però un gesto artistico, inusuale, avanguardistico persino. Perché Ciocca non ha scelto la strada più ovvia, ovvero non ha calpestato davvero gli appunti di Moscovici, gettandoli a terra di fronte al tavolo e pestandoci sopra come chiunque altro avrebbe fatto. No. Ciocca è andato dietro al tavolo, ha preso gli appunti, li ha sistemati a dovere sul tavolo stesso, si è tolto una scarpa e infine l’ha usata con le mani a mo’ di timbro, schiacciandola sui fogli.

Io, devo dire, sono rimasto folgorato. Finalmente un leghista che provoca spaesamento. Finalmente un leghista che ti costringe a rivedere il video più volte cercando di capire che cosa voglia significare con quel gesto, un leghista che ti costringe a leggere la notizia per capire, che ti spinge a leggere il suo tweet in proposito per comprendere. Finalmente una performance artistica che smuove nel pubblico dubbi, ragionamenti, ricerche. Un leghista che – mette i brividi – fa pensare.

Spero davvero che questo gesto non solo non sia isolato, ma anzi rappresenti un manifesto. Perché qui gli elementi per una nuova e vivace corrente artistica ci sono tutti. Una corrente che potremmo chiamare Cioccapitouncazzismo. O una roba così.

Velo Di Maio

Io non ne so niente di come si amministra uno stato, e infatti non lo faccio. Qualcosa in più, diciamo le basi, so a proposito di testi che seguono un percorso che va dalle mani dell’autore o degli autori fino alla loro diffusione pubblica, che sia su carta o tramite altri mezzi. E so che durante questo percorso il testo subisce modifiche in molti modi e per opera di mani – o manine che dir si voglia, dipende da quanto volete apparire vicini alla frequentazione della seconda elementare – diverse. E so che queste modifiche possono anche risultare non appropriate, o introdurre errori di varia natura. E so che, proprio perché si corrono tali rischi, il percorso del testo prevede, prima della diffusione, un controllo finale anche e soprattutto a opera di chi è all’inizio della catena di passaggi, ovvero l’autore o gli autori, affinché ci sia la ragionevole certezza che il messaggio che si voleva comunicare sia nel frattempo rimasto intatto, pur nelle modifiche apportate. E so anche che, in caso di catastrofi (per esempio, un libro che esce col nome dell’autore sbagliato in copertina) (sì, può succedere) (per esempio, un libro che esce con parti mancanti e al loro posto pagine bianche) (sì, può succedere), la responsabilità pubblica se la prende l’ente che cura la pubblicazione, che poi, in privato, farà i conti con i responsabili materiali, se sono rintracciabili.
Certo, amministrare uno stato è tutta un’altra cosa, e non ho idea di come si faccia. E infatti non lo faccio.

La fine di ogni marketing

Cari amici del marketing,

cari amici che per lavoro cercate (più o meno alla lontana) di far comprare alle persone dei prodotti o dei servizi: licenziatevi. Oppure chiudete la vostra ditta. Dite addio al vostro capo, ai vostri dipendenti, al Mac, alla scrivania Ikea, al tavolo in vetro e acciaio della sala riunioni, ai post-it, alle videochiamate, ai brainstorming, alle skill, alle strategy, alle slopties (me lo sono inventato, sì, ma pure voi… ), a tutto il vostro assurdo, complicato, nebuloso mondo.

Mi spiace, ma non servite più a un cazzo di niente. Ritiratevi in provincia, comprate un fazzoletto di terra per farci l’orto, allevate galline, girate con la barba lunga e un bastone nodoso in mano su sterrati polverosi, parlando da soli di brand awareness (i turisti vi adoreranno). Fate i bagagli e andate in Messico, o alle Canarie, e stabilitevi lì. Qualche soldo l’avrete pur fatto, se non siete l’ultimo dei copy. Poi si vedrà. Comunque sia, ritiratevi, perché in questo mondo qui non servite più. Non siete più utili, e già non eravate dilettevoli. Perché non servono più strategie, campagne, slogan. Non servono più idee geniali alle 3 del mattino, capacità SEO, scelta dei canali, testi coinvolgenti e tutto il resto. Il marketing è morto.

Ma come, direte voi, quand’è successo? (eravamo in riunione alla macchinetta del caffè, stavamo storitellizzando)

Da poco. Il suo cadavere è ancora caldo (hot, direste voi). Manca solo il riconoscimento della salma. Ci penserà una IA.

Sì, ma com’è morto, insomma?, insisterete.

È stato ucciso dalla più recente propaganda politica. Quella che ha abbandonato studi, strategie, idee, ha preso qualche cartello, ci ha scritto sopra col pennarello “Gli immigrati ha casa loro”, poi ci ha riscritto “Gli immigrati a casa loro”, “Basta invasione”, “L’Italia agli italiani”, e l’ha mostrato continuamente, per mesi, ripetendo sempre questi stessi slogan, incessantemente, senza aggiungere altro, rozzi, scarni, così, senza una spiegazione, senza un asterisco, senza guru, senza esperti, con la solita grafica intercambiabile.

Anzi, non è stato ucciso da questa propaganda, il marketing. È stato ucciso dal suo successo. È stato ucciso dal fatto che è bastato ripetere “Ci stanno invadendo”, per rendere reale l’invasione, per convincere tanti (troppi) che l’invasione era in atto. Anche se ti affacciavi alla finestra e non era così, anche se uscivi in strada e non era così.

Qual è lo scopo del marketing, se non quello di convincere le persone che hanno bisogno di qualcosa? Qual è stato il risultato di questa propaganda, se non quello di aver convinto molti (troppi) che c’è bisogno di fermare l’invasione, che c’è bisogno di difendersi dalla (pure questa inventata) criminalità dilagante, che c’è bisogno di combattere certi oscuri poteri che ci vogliono sudditi, schiavi?

A cosa serve allora, il marketing, se basta mostrare sempre lo stesso cartello un po’ sgrammaticato e gridare le stesse cinque parole per convincere le persone che addirittura la realtà non è quella che percepiscono, ma quella che gli raccontano con quegli slogan?

Non serve a niente. Ha smesso di avere senso.

Il marketing finisce qui. Spiace.

Fate altro.

 

Di cosa ha bisogno il PD

Ormai, l’abbiamo capito, tutto è narrazione.

I concetti di vero o di falso non sono più utili, perché alla narrazione non si applicano. La narrazione può essere convincente oppure no, funzionare o meno.

(Una narrazione che ha funzionato molto, ultimamente, per esempio, è quella dell’emergenza immigrazione, dell’invasione. Una storia sapientemente costruita, con pazienza, con le giuste immagini, i giusti toni, basata sulla reiterazione quasi ossessiva di pochi elementi di base, facilmente comprensibili, e che ha funzionato così tanto da divenire, per molti, paradigma interpretativo della realtà. Così come, dopo aver visto The Matrix, ti convinci di vivere all’interno di un software, coi suoi bug, le sue routine, Keanu Reeves e così via, dopo aver visto un TG ti convinci di essere circondato da immigrati che ti rubano soldi, lavoro, casa, donne, account Instagram.)

E se qualcosa abbiamo imparato dalla narrativa fantasy, è che nel momento più buio, quando ogni speranza pare svanita e il mondo sull’orlo di un baratro ormai inevitabile, allora, in quel preciso istante, appare una profezia. Scritta su una qualche pergamena che si credeva perduta. Pronunciata da un vecchio saggio morente. Comparsa sul tronco di un albero millenario o postata su Google+. Una profezia anche incomprensibile, misteriosa, che però serva da faro, da speranza.

Questo serve al – e dal – PD, adesso: una profezia.

Basta che non sia scritta da Veltroni.

Uscita dall’Euro. Le eventuali mete

Il tema dell’uscita dall’Europa ormai è più mainstream della vita quotidiana di Leone Lucia Ferragni, figlio della nota fashion blogger Chiara Ferragni e dei tatuaggi di Fedez. Nonostante ciò, come argomento ricorda un po’ il sesso quando si è adolescenti: tutti ne parlano con piglio da esperti ma quasi nessuno ha la benché minima idea di cosa sia nella pratica. Lo dimostra il fatto che tutti coloro che propongono di uscire dall’Europa sembrano trascurare l’ovvia e conseguente domanda: per entrare dove?

Per ovviare a questa mancata chiarezza, faremo qui qualche ipotesi, in modo da avere ben presenti i pro e i contro di un eventuale spostamento del Belpaese verso altri scenari internazionali.

Oceania
Passeremmo da essere una penisola a essere un’isola, ovviamente, con grande vantaggio dei settori pesca e turismo, e con grande soddisfazione del sottoinsieme “navigatori” della popolazione. Anche i poeti forse ne guadagnerebbero. Ai santi, a meno di non camminare sull’acqua, non sarà di particolare vantaggio. Ci toglieremmo per sempre di torno il progetto del ponte sullo Stretto, perché se tutto è un’isola si ragiona da marittimi, e si va in barca o in aereo. Il vero problema è che lì hanno già la Nuova Zelanda, il nostro alter ego australe. Cosa se ne farebbero di un’altra?
Vantaggi: pesce sempre fresco. Svantaggi: tsunami.

Asia
La Cina è più vicina, si sa. Se quatti quatti spicchiamo un salto, è fatta. Ci piazziamo nel continente iper-produttivo e solo per emanazione guadagniamo 7 punti di PIL. E circa il 65% di inquinamento in più. C’abbiamo delocalizzato tre quarti di settore industriale, il trasloco completo non dovrebbe essere questo grande problema. Un paio di scatoloni ed è fatta. Il vero problema è che, con i numeri che hanno lì in termini di popolazione, usciremmo dall’Europa come nazione ed entreremmo in Asia come cittadina di medie dimensioni, il cui centro storico è l’Umbria. A meno che non riescano a infilarci in blocco in una fabbrica, raggiungendo un obiettivo mai nemmeno sognato da alcun ministro del lavoro: la disoccupazione a zero.
Vantaggi: ristoranti cinesi ovunque. Svantaggi: ristoranti cinesi ovunque.

America
Staremmo molto più a nostro agio in Sud America, ma di calcio ne abbiamo già in quantità industriale. Inoltre si tratta di territori che in un recente passato hanno subìto una forte immigrazione dal nostro paese, ed è inutile viaggiare se poi ti ritrovi accanto gente che parla, mangia e pensa come te. Se proprio l’Italia deve spostarsi, che lo faccia lontano dagli italiani. Il che significa: Nord America. Il che significa: Stati Uniti, la terra delle mille opportunità! (se avete pensato al Canada, siete dei burloni; se avete pensato a qualsiasi altra nazione a sud degli USA, spiace ma c’è giù Cuba a fare il nostro mestiere lì) Gli Stati Uniti ci adorano, anche perché siamo una specie di loro colonia. Ci accoglierebbero come una madre amorevole con un figlio scapestrato. E ci sistemerebbero con cura, al sicuro, in un posto che ci faccia sentire a nostro agio: Las Vegas.
Vantaggi: benzina a basso costo. Svantaggi: giubbotto anti proiettile sempre addosso.

Africa
Veniamo tutti da lì, torneremo tutti lì. Tanto vale farlo subito. L’effetto immediato sarebbe il completo capovolgimento della questione immigrati. Da una parte sarebbe come rimpatriarli tutti. Dall’altra saremmo noi gli immigrati. La Lega si dissolverebbe in una nuvoletta di fuzzy logic. Salvini sparirebbe per tre giorni, dopodiché tornerebbe in scena con nuovo soggetto politico che combatte l’ingerenza occidentale negli affari africani (mentre il PD si presenterebbe alle elezioni  con lo slogan “Aiutateci a casa nostra!”). Passeremmo per ricchi e politicamente stabili. Saremmo la Germania africana.
Vantaggi: le gazzelle. Svantaggi: i leoni.

Antartide
Soli e isolati, diverremo materia di leggende. Il mondo parlerà di noi bisbigliando, per la paura di evocarci. E tutti temeranno un inverno più rigido del solito, e quei ghiacci che potrebbero permetterci di raggiungere le terre civili per portare il più vero di tutti i Made in Italy: il caos.
Vantaggi: winter is coming. Svantaggi: il riscaldamento globale.

 

Verbale di denuncia per furto

Oggi, 27 marzo 2018, alle ore 13 circa, presso la caserma di Frattalta Scalo, dinnanzi agli agenti Caiogiulio Cesare e Tormentato Tomasso, il sottoscritto Lovelio Suonabene denuncia l’essere stato vittima di un furto di dati, dichiarando quanto segue:

“Come ogni mattina mi recai, intorno alle 8.15 a.m., al Bar Buongiornissimo di Polentano, frazione di Frattalta Scalo dove risiedo, per assumere la consueta colazione con cappuccino e crafen. Ordinato quanto detto al barista Luigi, conoscenza ventennale, intavolai una conversazione con un altro avventore, anch’egli conoscenza di lunga data, Lucilio Scaproni, radiatorista in Polentano, coinvolgendo anche il barista Luigi medesimo. Trattandosi il tema della conversazione di età e date di nascita, dichiarando il sottoscritto l’età di 61 anni, venivo fatto oggetto di scherno da parte dello Scaproni, il quale, convinto che fossi di età maggiore, desumendolo dal mio aspetto fisico, mi sfidava a mostrare a lui e al barista Luigi apposito documento di identità. Avendo infine il sottoscritto scommesso il pagamento della colazione sulla questione, estrassi dal portafogli la carta d’identità, esibendola aperta ai due. ‘Ma qui è tutto mezzo cancellato’ affermò lo Scaproni posto davanti al documento di identità, ribadito in ciò dal barista Luigi. A tale reazione, volsi il documento verso i miei occhi per visionarlo direttamente, accorgendomi in effetti che i dati personali solitamente ivi contenuti (nome, cognome, data e luogo di nascita, cittadinanza ecc) erano assenti, e anche la foto riportava un rettangolo bianco, rimanendo intatti nel documento solo le firme (titolare, sindaco) e il luogo e la data di emissione del documento. Colto da sorpresa, chiesi lumi allo Scaproni e al barista Luigi, i quali non seppero chiarire la mia perplessità, alla quale rispose la cassiera signora Clelia, moglie del barista Luigi, la quale affermò: ‘Sa cos’è? È un furto di dati, sì sì. Ho letto sul giornale che su internet può succedere. Lei ha internet?’. Avendo il sottoscritto in effetti collegamento a internet in ufficio, ho deciso di denunciare il fatto presso l’autorità competente”.

A testimonianza di quanto affermato, il Suonabene ha mostrato al Caiogiulio e al Tormentato il suddetto documento d’identità, dimostrando l’effettiva assenza dei dati normalmente riportati.

Piccoli irrilevanti aumenti

Entro nel solito bar. Saluto e chiedo un caffè. Mentre il barista me lo prepara appoggio sul bancone un euro. Pronto il caffè, il barista si volta, mette la tazzina sul piattino e fa per prendere la moneta, poi si ferma.
«Mi spiace ma è aumentato» dice.
«Ah, ok. Quanto? 10? 20?» dico infilando la sinistra in tasca, in cerca di monetine.
«80 centesimi. Ora costa 1 e 80» dice il barista mentre mi fa lo scontrino.
Gli do un altro euro. Mi consegna scontrino e resto. Bevo il caffè.
«Un po’ caro, come aumento» gli dico.
«Cosa vuoi che sia?» dice, «È meno di un caffè al giorno».
Saluto ed esco.
1 e 80 per un caffè, penso. Potrei cambiare bar, certo. Ma vuoi mettere la comodità?

Il cavaliere mascherato

Silvio Berlusconi è morto in un incidente stradale nel 1999.

Sull’identità della persona che da allora finge di essere il leader di Forza Italia ci sono diverse ipotesi:

1) Francesco Maria Voltolini, autotrasportatore di Vigevano, attore teatrale amatoriale recante una non banale somiglianza col Berlusconi degli anni ’90. Successivamente, invecchiando, tale caratteristica è andata sfumando, il che spiegherebbe l’attuale utilizzo di una maschera nelle situazioni pubbliche. Lo scambio di identità sarebbe avvenuto (e in seguito mantenuto operativo) su proposta di Veronica Lario e Gianni Letta.

2) Luisa Melandri Morelli, imitatrice di San Sepolcro lanciata nel 1996 dalla trasmissione “Uguale sputato” di Tele Toscana 31. Contattata dai vertici di Forza Italia appena dopo l’incidente fatale, è stata sottoposta a un intervento di chirurgia estetica affinché potesse somigliare in modo verosimile a Berlusconi, più basso di 31 cm. Leggenda vuole che durante una puntata di “Uguale sputato” la Melandri Morelli abbia litigato furiosamente con un giovane Matteo Renzi seduto fra il pubblico e inalberatosi per un paio di battute sugli scout di Pontassieve.

3) Amhal ibn Gazizi, pizzaiolo pakistano. Di lui si sa pochissimo. Secondo alcuni ha conosciuto Berlusconi a Rho, nella sua pizzeria, durante la campagna elettorale per le politiche del 1994. In tale occasione Gazizi avrebbe confessato al futuro Presidente del Consiglio: “Vorrei essere come lei”. E Berlusconi avrebbe risposto: “Puoi esserlo, caro. Tutti possono” (fonte: Chi).

4) Veronica Lario, seconda moglie di Silvio Berlusconi. Secondo questa ipotesi il leader di Forza Italia non è mai stato coinvolto in alcun incidente fatale ed è tuttora in vita. Prostrato però dalle fatiche e dalle delusioni della vita politica, nel 1999 decise di ritirarsi da ogni incarico di tal genere per concentrarsi sulla sua carriera imprenditoriale. Veronica Lario scelse quindi di raccogliere l’eredità e la responsabilità politica del marito (ma alcuni dicono che lo fece solo per sete di potere) e di comune accordo si scambiarono di ruolo. Il pesante trucco utilizzato da entrambi serve appunto a mascherare tale messinscena.

5) Bettino Craxi. Il leader decaduto del PSI, tornato dal suo esilio di Hammamet (dove poco dopo, nel 2000, ne fu simulata la morte), ha continuato la sua carriera politica sotto mentite spoglie fino al 2011, successivamente sostituito da Francesco Maria Voltolini (vedi 1). Attualmente è Ministro dell’Economia in Venezuela.

Anche quest’anno un witz

Come ormai succede da qualche anno (siamo al quinto!), in occasione di questo giorno dedicato alla memoria metto qui un witz, ovvero una storiella ebraica. Questo in particolare è tratto da “OY OY OY! Umorismo e sapienza nel mondo perduto dello yìddish”, un libro di Leo Rosten:

Il signor Rubin è appena tornato dal suo primo viaggio in Europa, ed è con gli amici assai prodigo di racconti.
«A Roma ci sei stato?» domanda uno di loro.
«Certamente! Come si fa a non andare a Roma?»
«E il Colosseo ti è piaciuto?»
Rubin si profonde in un ampio gesto: «Molto grazioso, ammesso che piaccia il moderno».

Sulla scarsa lungimiranza delle promesse elettorali

Una delle qualità che più mancano nella politica e nei politici, soprattutto in Italia, è la lungimiranza, ovvero quella capacità di guardare lontano nel tempo, ben oltre il ristretto periodo di una legislatura, e di sapersi proiettare almeno qualche decennio nel futuro, in modo da prevedere, date le condizioni attuali, quali problemi sorgeranno e quali soluzioni possiamo già da ora mettere in atto. Un esempio classico sono i cambiamenti climatici: senza uno sguardo a medio e lungo termine siamo praticamente ciechi, perché ogni anno potremmo dire “quest’anno la temperatura globale è aumentata solo di 0,5 gradi, figurati se è un problema”, ma nel giro di cinquant’anni saremo pronti per essere serviti con del purè. Insomma, ci vuole un occhio al futuro, ma i politici, soprattutto in campagna elettorale, non sembrano prenderlo in seria considerazione.

I politici, inoltre, sono diretta espressione dei loro elettori. Nel senso che nessuno politico – a parte Matteo Renzi ovviamente – proporrà cose che non sono accettabili dalla propria base elettorale, tantomeno in campagna elettorale. Potremmo chiamarla demagogia, potremmo chiamarla customer retention. In breve, significa tenersi il proprio pubblico. Il che, insieme al conquistarsene dell’altro, fa la differenza quando ci sono le elezioni.

Questo significa che nel momento in cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio promettono di eliminare l’obbligo vaccinale sanno di trovare un buon appoggio nei loro elettori, i quali quindi sono in buona parte pronti a rifiutare – al di là dei motivi per cui lo fanno – la somministrazione dei vaccini ai propri figli.

Le altre forze politiche non sembrano voler puntare su questa abolizione: se ne desume quindi che i loro elettori non hanno alcun problema nei confronti dei vaccini.

Perciò, se ragioniamo a breve termine, la proposta di Salvini e Di Maio di abolire l’obbligo vaccinale ha il suo ritorno politico, perché è una buona garanzia di ottenere voti e quindi potere.

Però, se ragioniamo usando un po’ di lungimiranza, e proiettiamo questa proposta su un arco di tempo più ampio, dell’ordine di qualche decennio, le cose cambiano.

Non vaccinarsi significa esporsi a una serie di pericoli per la salute. Malattie, per farla breve. Sappiamo che fino a una certa soglia di popolazione vaccinata il sistema funziona a dovere (anche per chi – categoria di cui sembrano fregarsene abbastanza coloro che non vogliono i vaccini – non può vaccinarsi, e dipende dal grado di protezione offerto dal “gregge”). Al di sotto di tale soglia le malattie riemergono, si diffondono e le persone non vaccinate si ammalano: alcune guariscono, alcune subiscono danni permanenti, alcune muoiono. Detta con l’accetta: meno ci si vaccina, più si muore. Se non ci credete, date un’occhiata ai dati dell’OMS.

Ne consegue che, a lungo termine, Salvini e Di Maio perseguono, con la loro proposta di abolizione dell’obbligo vaccinale, un aumento importante della mortalità dei loro elettori, e quindi anche una prospettiva di sconfitte elettorali sempre più cocenti col passare del tempo.

Contemporaneamente, con la loro proposta stanno anche andando contro, a lungo termine, ad alcuni dei loro cavalli di battaglia politica, ovvero la lotta all’immigrazione (e agli immigrati) per la Lega, e la lotta contro il PD per il M5S. Questo perché, in conseguenza delle vaccinazioni, che loro invece non rifiutano, gli immigrati e gli elettori del PD sopravvivranno e prospereranno, mentre gli elettori di Lega e M5S diminuiranno costantemente fino a contare poco o niente, e gli unici con cui potranno prendersela saranno i loro rappresentanti politici, a partire da Salvini e Di Maio, ben poco lungimiranti.

(sebbene non sia riuscito a individuarla, in questo ragionamento dev’esserci senz’ombra di dubbio una falla, perché una forza politica che punta sull’eliminazione – pur a lungo termine – del proprio elettorato è davvero un’assurdità)

Tutte le tasse che non pagherem(m)o

È un peccato che le elezioni possano vincerle solo alcuni.

Se le vincessero tutti, e tutti rispettassero le promesse elettorali, non avremmo più le seguenti tasse:

Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili, Addizionale comunale sull’Irpef, Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup. 185 kw, Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale, Addizionale regionale sull’Irpef, Bollo auto, Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv, Cedolare secca sugli affitti, Concessioni governative, Contributo Ambientale Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), Contributi concessioni edilizie, Contributi consorzi di bonifica, Contributo Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), Contributo SSN sui premi RC auto, Contributo unificato di iscrizione a ruolo, Diritto Albo Nazionale Gestori Ambientali, Diritti archivi notarili, Diritti catastali, Diritti consolari, Diritti delle Camere di commercio, Diritti di magazzinaggio, Diritti per contrassegni apposti alle merci, Diritti SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), Imposta catastale, Imposta di bollo, Imposta di bollo sui capitali all’estero, Imposta di bollo sulla secretazione dei capitali scudati, Imposta di registro e sostitutiva, Imposta di scopo, Imposta di soggiorno, Imposta erariale sui aeromobili privati, Imposta erariale sui voli passeggeri aerotaxi, Imposta ipotecaria, Imposta municipale propria (Imu), Imposta per rivalutazione terreni e partecipazioni, Imposta plusvalenze cessioni azioni (capital gain), Imposta provinciale di trascrizione, Imposta regionale sulle attività produttive (Irap), Imposta regionale sulla benzina per autotrazione, Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, Imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato, Imposta sostitutiva sui premi e vincite, Imposta sulla sigaretta elettronica, Imposta su immobili all’estero, Imposta sugli oli minerali e derivati, Imposta sugli spettacoli, Imposta sugli spiriti, Imposta sui gas incondensabili, Imposta unica sui concorsi pronostici e scommesse, Imposta sui tabacchi, Imposta sul gas metano, Imposta unica su giochi a distanza con vincite in denaro, Imposta sul lotto e le lotterie, Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), Imposta sul valore aggiunto (Iva), Imposta sulla birra, Imposta sulle assicurazioni, Imposte su assicurazione vita e previdenza complementare, Imposta Regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio e patrimonio indisponibile, Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione, Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax), Imposta sull’energia elettrica, Imposte comunali sulla pubblicità e sulle affissioni, Imposte sul reddito delle società (Ires), Imposta sul reddito di impresa (Iri), Imposte sulle successioni e donazioni, Maggiorazione IRES Società di comodo, Nuova imposta sostitutiva rivalutazione beni aziendali, Prelievo erariale unico, Proventi dei Casinò, Imposta sostitutiva rivalutazione del Tfr, Ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale, Ritenuta sui compensi ai raccoglitori occasionali di tartufi, Ritenute sugli utili distribuiti dalle società (dividendi), Sovraimposta di confine su gas incondensabili, Sovraimposta di confine su gas metano, Sovraimposta di confine sugli spiriti, Sovraimposta di confine sui fiammiferi, Sovraimposta di confine sui sacchetti di plastica non biodegradabili, Sovraimposta di confine sulla birra, Sovrimposta di confine sugli oli minerali, Tassazione addizionale stock option settore finanziario, Tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili, Tassa di ancoraggio, Tassa emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto, Tassa erariale imbarco e sbarco merci trasportate per via aerea, Tasse ipotecarie, Tassa occupazione di spazi e aree pubbliche TOSAP, Tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti dello Stato, Tassa regionale di abilitazione all’esercizio professionale, Tassa regionale per il diritto allo studio universitario, Tassa scolastica di iscrizione, Tassa scolastica di frequenza, Tassa scolastica per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di maturità e di abilitazione, Tassa scolastica di rilascio dei relativi diplomi, Tassa smaltimento rifiuti (Tari), Tassa sulle concessioni regionali, Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela , protezione ed igiene dell’ambiente, Tributo per i servizi indivisibili (Tasi), Tributo speciale discarica (Ecotassa).

Peccato che vincano solo alcuni.

E peccato, soprattutto, che a nessuno venga mai in mente di rispettare le promesse elettorali.