Chiamateli matrimoni

Davvero qualcuno pensa che dirò cose tipo “Domenica prossima ho un’unione civile e non ho trovato ancora niente da mettermi”? Davvero qualcuno crede che mi arriveranno messaggi su WhatsApp con scritto “Venerdì sera alle 21.30 da noi per vedere le foto dell’unione civile e del viaggio più o meno di nozze”? Davvero c’è chi immagina dialoghi che iniziano con “Hai saputo chi si unisce civilmente?” o “Proprio belle le bomboniere di Carlo e Roberto”? Voi fate come vi pare, ovviamente. Io però li chiamerò matrimoni, senza aggiungere asterischi o postille. Anche se la norma non mi dà ragione. Perché credo che le parole costruiscano la realtà molto più rapidamente delle leggi. E queste ultime, a un certo punto, non possono che adeguarsi.

Direzioni

Siamo nel 2016. Trapiantiamo organi vitali, mandiamo persone nello spazio, giriamo con in tasca dispositivi che accedono istantaneamente a più o meno tutto il sapere disponibile sul pianeta, cuciniamo persino con poco olio. Eppure, nonostante tutti questi e molti altri incredibili progressi, sebbene il mondo sia diventato una miniera quasi infinita di possibilità e opportunità, siamo ancora fermi alle due direzioni tradizionali: destra e sinistra. O di qua e di là, per quelli che si sbagliano sempre. Che senso ha, nel 2016, costringerci a scegliere fra due sole alternative? Quanto progresso ci è precluso perché possiamo andare solo a destra e a sinistra, e non altrove? Non è dunque il caso di cominciare ad aprirci nuove strade, di puntare su tutte le variazioni possibili tra questi due poli che sono stati utilissimi in epoche in cui c’era bisogno di semplicità, di scelte nette, ma che ora sono un peso dell’antichità? Il primo passo da compiere è perciò ovvio: inaugurare subito una o due nuove direzioni. Nobostra e locistra, per esempio (o di qui ecco non proprio e di lì ecco infatti, per quelli che si sbagliano sempre). Ma in questo momento i nomi poco importano, ci penseranno le varie commissioni e istituti che presto fioriranno a questo scopo. Per ora la cosa importante è smettere di dar retta alle solite indicazioni, e a quelli che ci dicono di seguirli perché sanno la strada.