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A tagliarmi i capelli

Condivido con gli adepti di Scientology la credenza che meno sono i capelli che una persona ha in testa più bassa è la temperatura che questa percepisce. I pelati infatti hanno sempre freddo. In realtà non so se quelli di Scientology credano in una roba del genere, però non mi stupirebbe, visto che credono in cose ben più assurde. Meno capelli meno caldo, quindi, è il mio dogma. Dogma che mi porta di corsa, quando le temperature superano la soglia della vivibilità, a ridurre la quantità di capelli che ho in testa tramite il cosiddetto taglio.

L’altro giorno, visto che i capelli che avevo in testa mi avevano portato a percepire fino a 35° all’ombra, sono andato a tagliarmeli, per abbassarli fino ai ben più piacevoli 27°-28°. Ho un parrucchiere preferito, dove però non vado fisso perché questi esercenti bisogna sempre un po’ tenerli sulle spine, sennò si abituano, ti danno per scontato e poi ti trattano ogni volta un po’ peggio, fino alle percosse fisiche. Se invece li tieni sul filo del “chissà, magari vado da un altro”, sfoderano un livello di qualità più alto. Questa strategia la chiamo ORT, Owner Relationship Terrorism.

Trovare un parrucchiere alternativo (al mio preferito, nel senso; non nel senso che ti lava la testa con la San Pellegrino) nel mio quartiere è facile, basta uscire da casa e entrare nel civico successivo. O in quello precedente. O in quello di fronte. O in qualunque altro. Si tratta di un fenomeno inquietante. Io non ho mai visto una così alta concentrazione di parrucchierie. La mia speranza è che buona parte di queste siano semplici coperture per attività criminali, non tanto perché tifo criminalità, quanto perché l’unica altra spiegazione possibile è che i parrucchieri si riproducano per mitosi, scenario non bello.

Ieri quindi sono uscito e ho infilato una porta a caso del quartiere, ritrovandomi ovviamente in un negozio che conteneva specchi, poltrone, forbici, tagliacapelli ma soprattutto un essere umano addetto a tagli e acconciature. Un semplice “si accomodi” e la la procedura è iniziata.

Durante la procedura, convenzione sociale vuole che fra acconciatore e acconciato s’intrattenga una conversazione che esula da quella strettamente professionale e necessaria a dirigere la procedura stessa del taglio (“come li facciamo?” ecc.). La qualità e la quantità di tale conversazione dipende da molti fattori, e può andare dal livello più basilare (meteo, critiche allo Stato) fino a quello più estremo (confessione di reati, dichiarazione d’amore, versetti danteschi).

Visto che a causa dei social network ci si ritrova fin troppo spesso ad affrontare le opinioni becere e le idee tremende degli sconosciuti, in real life, come dicono a Milano, tendo a tenere la manopola della conversazione tra “sono timido” e “mi fingo morto”. Anche con così poche parole scambiate però è apparso subito chiaro che il mio acconciatore avesse origini napoletane.

Ed è per questo che, finito il taglio, perfettamente riuscito, quando mi sono alzato dalla poltrona e ho estratto il portafoglio, ci sono rimasto a dir poco malissimo quando l’acconciatore chiaramente napoletano mi si è avvicinato e:

«Ecco la ricevuta, sono venti euro».
«Mi scusi?»
«Sono venti euro».
«Quello l’ho capito. Ma la ricevuta…»
«La ricevuta cosa?»
«Mi ha fatto la ricevuta»
«Be’, certo»
«Senza chiedermelo»
«Funziona così, non è mica a richiesta»
«Non doveva farmela»
«Ma come no?»
«Al limite dovevo essere io a chiederla stizzito»
«Guardi, mi dia i venti euro e siamo a posto»
«Non si fa così!»
«Non capisco»
«Ma scusi, non è napoletano?»
«Sì, ma cos…»
«E allora lei così mi rovina»
«Per venti eur…»
«Non doveva farmela, la ricevuta!»
«Starà mica dicendo che noi napol…»
«Ma certo che lo sto dicendo. È così che dev’essere. Altrimenti le battute?»
«Quali battute?»
«Quelle che scrivo. Mi pagano per quello… Ma così lei mi manda in rovina!»
«Cosa c’entro io con le sua battute? Mi dia venti euro e se ne v…»
«Dove andremo a finire senza gli stereotipi? Su cosa si faranno le battute? Senza napoletani truffaldini, romani sfaticati, milanesi cocainomani, genovesi tirchi, siciliani mafiosi, marchigiani contadini, molisani inesistenti su cosa scherzeremo? Non ci sarà più niente da dire, la comicità sarà finita e io sarò rovinato, e la colpa è sua, sua e di quella ricevuta maledetta che…»
«Basta! La strappo. Strappo la ricevuta. Ecco. Mi dia ‘sti venti euro e non torni mai più»
«Va be’ ma senza ricevuta facciamo quindici, no?»

 

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