Grazie, Lombardia

Da un paio di mesi ho trovato un modo fantastico per sviare qualunque tipo di discorso o di responsabilità: mi gioco la Lombardia.

Se per esempio in una conversazione mi trovo messo all’angolo da un’affermazione del tipo “c’è da portare giù l’umido” o “sei ingrassato, forse dovresti metterti a dieta”, corro subito ai ripari così: stringo gli occhi fino a ottenere uno sguardo pensieroso e preoccupato e dico “che casino in Lombardia”. Tanto basta per riportare nei loro comodi abissi quei pericolosissimi temi e portare il dialogo altrove.

Oppure, quando mi viene rivolta un’ingiusta accusa del tipo “hai finito tutto il banana bread!”, immediatamente metto su un’espressione sdegnata, prendo il telefono in mano  e dico “ecco, guarda qui, in Lombardia sono tutti in giro”, mostrando il video (con l’audio a zero) di un concerto qualunque tenutosi a Wembley negli anni ’90.

O ancora, se torno a casa e mi viene rivolta la domanda “hai preso le mascherine in farmacia?”, domanda che mi ricorda che no, non sono passato in farmacia a prendere le mascherine, però sono passato in edicola a comprare l’inserto speciale Gattini e micetti nell’orto, del mensile La rivista dei gattini e dei micetti in vari luoghi, ma questo non è il caso di dirlo in quel momento, prontamente replico che sì, sono passato in farmacia, ma niente da fare, le mascherine non si trovano, non arrivano, ne stavano aspettando due milioni, dovevano arrivare ieri, invece sai chi si è messa in mezzo e se le è accaparrate tutte? La Lombardia. Perché loro dicono che ne hanno più bisogno, perché devono andare a lavorare, e sui navigli ad assembrarsi come dice ogni giorno Repubblica, e sui monopattini elettrici bevendo cocktail tipici della Terra del fuoco serviti in una busta di mater-bi mentre fanno una call per il briefing sull’asporto iraniano migliore in zona Porta Genova che non è tanto il cibo che alla fine fa cacare ma vuoi mettere l’esperienza?
E il gioco è fatto.

E quindi grazie, Lombardia. Grazie per risolvermi queste situazioni.

Adesso, per un po’, ce la prendiamo con te.

Niente di personale.

 

 

 

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