Di cosa ha bisogno il PD

Ormai, l’abbiamo capito, tutto è narrazione.

I concetti di vero o di falso non sono più utili, perché alla narrazione non si applicano. La narrazione può essere convincente oppure no, funzionare o meno.

(Una narrazione che ha funzionato molto, ultimamente, per esempio, è quella dell’emergenza immigrazione, dell’invasione. Una storia sapientemente costruita, con pazienza, con le giuste immagini, i giusti toni, basata sulla reiterazione quasi ossessiva di pochi elementi di base, facilmente comprensibili, e che ha funzionato così tanto da divenire, per molti, paradigma interpretativo della realtà. Così come, dopo aver visto The Matrix, ti convinci di vivere all’interno di un software, coi suoi bug, le sue routine, Keanu Reeves e così via, dopo aver visto un TG ti convinci di essere circondato da immigrati che ti rubano soldi, lavoro, casa, donne, account Instagram.)

E se qualcosa abbiamo imparato dalla narrativa fantasy, è che nel momento più buio, quando ogni speranza pare svanita e il mondo sull’orlo di un baratro ormai inevitabile, allora, in quel preciso istante, appare una profezia. Scritta su una qualche pergamena che si credeva perduta. Pronunciata da un vecchio saggio morente. Comparsa sul tronco di un albero millenario o postata su Google+. Una profezia anche incomprensibile, misteriosa, che però serva da faro, da speranza.

Questo serve al – e dal – PD, adesso: una profezia.

Basta che non sia scritta da Veltroni.

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