The Truffer

Ronnie Cortina fu condannato per evasione fiscale. Quando il giudice gli disse che doveva all’erario 15 milioni di dollari, Ronnie rispose: “Ok. E senza ricevuta?”.

Ronnie Cortina, meglio noto all’Interpol come Ronnie D’Ampezzo, Ronnie Francisco Maria de Pista Negra, Ronnie McDonald, Ronnie The Evasor Marilleva, era nato in una famiglia di onesti truffatori. Suo nonno, Diferro Cortina, ai tempi in cui era sufficiente saper copiare la firma altrui per diventare presidente degli Stati Uniti, fu presidente degli Stati Uniti dalle 14.37 del 9 giugno 1911 fino alle 14.53 del 12 giugno dello stesso anno, quando si accorsero del trucco. Grande democrazia, gli USA.

Suo padre, Susan Cortina (aveva deciso di chiamarlo così il padre, per dargli le opportunità di truffa che lui, con un nome maschile, non aveva mai avuto), aveva raggiunto la fama nel mondo della truffaldinità quando era riuscito a vendere al governo dell’Arabia Saudita 900 camion di neve freschissima, proveniente dalle cime del Caucaso, garantendone la lenta liquefazione.

Sua madre, Marylin Monroe Cortina, donna di una bruttezza proverbiale, era stata Miss Bellezza da urlo nel 1922, pur non avendo partecipato al concorso.

In un ambiente famigliare di tal fatta, Ronnie era cresciuto con solidi principi morali, falsificati alla perfezione e indistinguibili da quelli veri. L’iscrizione alla scuola cattolica fece il resto.

All’età di 16 anni, Ronnie era già un genio delle false identità. Ma questo, ovviamente, si seppe molto più tardi. Grazie a questa innata abilità, pur essendo di costituzione piuttosto esile, riuscì a vincere il campionato mondiale di sollevamento pesi nel 1946 e ad ottenere una cattedra in Fisica teorica all’Università di New York, pur confondendosi anche con la tabellina dell’1.

Nel ’47 Ronnie sparì quasi completamente dalla scena. Qualcuno disse perché impegnato in una focosa storia d’amore con un giovane Fidel Castro. L’unica notizia certa fu che trascorse il mese di luglio in un paesino del Nuovo Messico, Roswell, probabilmente per le vacanze estive.

Sul finire degli anni ’40, in un’America che ancora tirava un sospiro di sollievo per non aver subito entro i suoi confini le catastrofi della seconda guerra mondiale, Ronnie fece una fortuna vendendo porta a porta un macchinario per fermare la deriva dei continenti. Fu proprio in quel periodo che l’FBI iniziò a sospettare che fosse un mago della truffa, ma nessuno se la sentì di accusare il vicedirettore dell’agenzia, il cui nonno era stato presidente, oltretutto.

Nel 1951 Ronnie volò in Europa spacciandosi per pilota di linea e guidando lui stesso l’aereo, pur soffrendo in modo evidente di mal d’aria. Quand’era giusto sopra l’Atlantico, si rese conto della grande opportunità che aveva. Lasciò i comandi al copilota e, dopo aver passato qualche minuto in bagno, ne uscì come curatore fallimentare della American Airlines. Prese il microfono e iniziò una vendita all’asta delle singole parti dell’aereo, che i passeggeri acquistarono con entusiasmo trascinati dalle sue capacità commerciali. Lo vendette tutto, lasciandosi da parte giusto i carrelli per l’atterraggio a Parigi. Dopodiché vendette pure quelli, al signor Welch, gommista di Oklahoma City.

Ronnie Cortina nell’Europa della ricostruzione post bellica. Lo immaginate? Truffò così tanto e così tanti che nell’aprile del 1957, tramite un sistema di una complessità senza pari, riuscì, unico caso al mondo, a truffare se stesso. Ci rimise 250mila dollari.

Ripercorrere tutte le incredibili operazioni di raggiro che architettò sul suolo europeo è praticamente impossibile. Ancora oggi qualcuno sostiene che sia il legittimo proprietario del Lussemburgo. E in qualche segreto magazzino tedesco c’è ancora qualche piccolo frammento del “Muro 2”.

Nell’autunno del 1962, dopo aver accumulato una fortuna che nemmeno tutte le sue 134 identità avrebbero potuto dilapidare in una vita intera, Ronnie decise di tornare negli Stati Uniti. Lo fece con una nave russa, convincendo il capitano a fare scalo a Cuba, “per un certo affare”.

Arrivato infine a New York, per prima cosa volle riassaporare una bella tazza di caffè come solo in America non lo sanno fare. Se lo gustò con calma, in un posticino fra la Quinta e Madison, guardando ammirato gli edifici titanici della grande mela. Poi comprò una di quelle barrette di zucchero di cui andava matto e se la mise in tasca. Quando uscì, si ritrovò in faccia le pistole dell’FBI: “Favorisca lo scontrino!”, gridarono gli agenti. Lo aveva lasciato sul bancone.

Fu arrestato così, Ronnie Cortina, mago della truffa, come un Al Capone qualunque.

Oggi, dopo aver scontato la sua pena, conduce un’esistenza tranquilla e onesta. Per evitare i media ha preferito cambiare nome. Ora si fa chiamare Donald Trump.

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