Nella mente del grillino

Io, di mio, sono abbastanza ingenuo.

Nel senso, ho una lettura della realtà piuttosto immediata. Considero i fatti, gli eventi, i comportamenti, anche con attenzione: difficilmente però risalgo la catena delle cause per arrivare, quando si tratta dell’agire umano, alle potenziali motivazioni. Persino con la politica mi comporto così: non risalgo, non congetturo, non scavo. In un certo senso sono un superficiale. Sempre sorpreso, spesso allibito, superficiale.

O almeno lo ero, fino a un po’ di tempo fa.

Poi sono arrivati i grillini, con quel loro spirito del “c’è sempre sotto qualcosa”. Non dico il complottismo becero, quello è ridicolo, si sa. Dico quell’automatica negazione di ciò che appare alla vista, in superficie; dico quella spinta in profondità verso le ragioni reali delle scelte politiche, quel ricostruire le trame non ovvie, i legami, i pesi.

E grazie a loro ho imparato ad analizzare la situazione con altri occhi, non più cieco nella notte della politica.

Così, adesso, sulla questione del ddl Cirinnà, ho voluto mettere alla prova questa mia nuova abilità.

Perciò ho saltato tutta la parte in cui il M5S spiega com’è andata (le questioni procedurali, la democraticità della discussione, la presenza cattolica nel PD, l’assenza di una maggioranza ecc.), che sarebbe la superficie, il non importante, che a noi dotati di profondità di analisi non interessa più di tanto, e ho scavato.

E scavando sono arrivato a pensare che forse il M5S si è comportato come si è comportato perché certi sondaggi dicono che verso destra c’è spazio. Ovvero c’è un elettorato che potrebbe simpatizzare con chi ha messo in opera il fallimento (o tentato tale) di una legge sulle unioni civili.

Oppure potrei pensare che l’abbiano fatto perché in Italia avere l’appoggio delle gerarchie cattoliche, lo sanno pure le pietre scheggiate, è una buona garanzia di conquistare spazi di potere.

Oppure magari Casaleggio ce l’ha coi froci, vai a sapere.

Sono congetture, ovviamente. Ma non me la sento di scartarle.

Perché la paranoia, se la semini, poi cresce.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *