Casi referendari

Per dire, un signore di nome Silvano all’inizio aveva deciso di votare sì. Poi, col passare dei giorni e dei mesi, aveva cambiato idea, e infine aveva scelto no. Silvano, che inizia con il Si e finisce con il no.

C’era un altro, il nome non si sa, che pur di votare sì era pronto a votare sì. Così diceva.

Una signora di Lugo pensava che votare sia sì che no fosse la cosa più giusta da fare, visto che c’erano sia pro sia contro.

C’era una che diceva a tutti che avrebbe votato no, poi in cabina votò sì. E mentre votava, fuori sentivano che ridacchiava.

Uno era talmente poco convinto del no che votò sì. Un altro era anche lui talmente poco convinto del no che votò no. A volte basta un attimo di distrazione.

Un tizio di Sulmona era stato minacciato dalla moglie: “Se voti sì non ti faccio più la pasta e fagioli che adori”. Infatti poi aveva votato no, per sicurezza.

Uno aveva deciso di astenersi, l’avevano trascinato a votare per forza. Aveva provato pure a fare resistenza, a scappare, ma con la sedia a rotelle non aveva più lo scatto di una volta.

Uno aveva detto al figlio: “Io voto no, tu voti no. Funziona così”. Il figlio aveva risposto: “Ho 16 anni, non voto. Funziona così”. Niente paghetta per un settimana.

Una sulla scheda voleva scrivere le motivazioni della sua scelta, ma era un discorso lungo e alla fine aveva fatto un disegno, anche niente male.

Uno di Marotta aveva chiesto al prete cosa fare, perché aveva dei dubbi. “C’ho capito poco”, aveva risposto il prete. Poi gli aveva detto di affidarsi al Signore. Quel tipo di Marotta poi si era astenuto.

C’era un gruppo di amici, era la prima volta che votavano, ne avevano già le scatole piene. “Se è sempre così”, aveva detto uno con gli occhiali, “mi sa che smetto presto”.

Una voleva votare a casa, aveva anche chiamato l’ufficio comunale per chiedere, ma le avevano detto che si poteva solo in caso di persone inferme, che non si potevano muovere. Lei aveva risposto che faceva tutti i giorni 10 chilometri a piedi.

Uno votava all’estero. Ci aveva pensato a lungo, aveva deciso qual era la scelta migliore e poi aveva votato l’altra. Perché tanto comunque lui non voleva tornare.

Un bambino di 5 anni aveva insistito talmente tanto che l’avevano fatto votare, anche se per finta. Aveva votato “BILLI”, che era il suo pupazzo preferito.

Uno sulla scheda aveva scritto “TRAMP”. Era abbastanza convinto, oltretutto.

Una era invischiatissima nel no, faceva propaganda, portava i volantini, stava ai gazebo, andava agli incontri, poi il 4 aveva la febbre a 39.

Uno era talmente schifato dal tifo da stadio che invece di andare a votare era andato alla partita.

Uno aveva deciso che era l’ultima volta che votava, e infatti aveva scelto il no, simbolicamente.

Un tizio di Siracusa aveva dei forti dubbi, come su tutto.

Una signora di Vieste aveva deciso di andare a votare solo perché le era rimasto un solo timbro da mettere sulla tessera, e così non ci pensava più.

Uno si era letto per benino tutta la riforma. Non ci aveva capito un cazzo. Alla fine si era astenuto, perché non si può votare quello che non si capisce.

Uno si era letto per benino tutta la riforma. Non ci aveva capito un cazzo. Alla fine aveva votato no, perché voleva dire che stavano cercando di fregarlo.

Uno si era letto per benino tutta la riforma. Non ci aveva capito un cazzo. Alla fine aveva votato sì, perché tanto se lo volevano fregare lo fregavano comunque.

Uno era convinto si votasse il 5.

Una signora era arrivata al seggio col cane, aveva chiesto se poteva votare pure lui. “Tanto ormai”, aveva detto.

Un tizio a Cremona si era presentato all’ultimo secondo. Voleva proprio votare per ultimo, perché, diceva, “Pensa se voto no e il no vince per un voto. L’ho fatto vincere io!”. “E se invece col tuo voto li fai pareggiare?”, gli avevano chiesto. Lui era rimasto un po’ lì sulla soglia del seggio, poi era andato a casa.

Una signora di una certa età aveva chiesto consiglio a sua figlia. Anche lei a sua volta aveva chiesto consiglio a sua figlia, che poi era la nipote della signora di una certa età. “È complicato”, aveva detto la ragazzina.

Uno invece aveva chiesto consiglio al gommista, mentre quello gli cambiava le gomme. Il gommista gli aveva fatto tutto un bel discorso chiaro e articolato sulla riforma, sui pro i contro e i dubbi che circolavano, e alla fine gliel’aveva messo in conto.

Uno aveva deciso subito, mesi prima, che il no era meglio del sì, solo che quando aveva aperto la scheda, in cabina, era passato talmente tanto tempo che si era dimenticato, e aveva votato sì, però a caso.

Uno al bar diceva sempre che non è il caso di chiedere ai cittadini una roba così complicata, poi ordinava un cappuccino in vetro tiepido con poca schiuma niente cacao e se ci scappa un disegnino sopra.

Uno si era informato talmente tanto che era morto. Ma non è certo che fosse quello il motivo.

Una aveva tutte le amiche che votavano no, lei voleva votare sì, e non sapeva se doveva votare no o cambiare amiche.

Un signore di Mantova pensava si dovesse pagare, per votare. Quando gli hanno detto che no, non si paga mica, ci è andato anche volentieri.

Uno diceva che non era andato a votare, ma venne fuori che qualcuno l’aveva visto entrare al seggio.

Un signore di Alessandria diceva che il suo partito diceva di votare no. “Che partito?”, gli avevano chiesto, e lui aveva risposto. Quel partito non c’era più da vent’anni.

“Tu voti?”, avevano chiesto a una signora di Gorizia, “Quand’è il caso”, aveva risposto.

Uno si era deciso: “Se piove voto no, se c’è il sole voto sì”. Era variabile.

Uno sulla scheda aveva scritto “Adesso però basta eh”.

Un signore di Todi aveva votato no. Poi dopo mezz’ora si era ripresentato dicendo che nel frattempo aveva capito alcune cose e aveva cambiato idea, e se c’era modo di modificare il suo voto, tanto era passato così poco tempo che la sua scheda si trovava facilmente, nell’urna.

A una signora di una certa età avevano chiesto “Cosa voti?”, e lei aveva detto “Stagnozzi”, che era il sindaco di quando era giovane.

Uno era andato a votare convinto, solo che dopo venti minuti non aveva trovato parcheggio e allora niente, era tornato a casa.

Uno in un paesino si era recato al seggio e gli avevano chiesto il documento. “Ma non mi riconoscete?” aveva chiesto al presidente, al segretario, agli scrutatori. “No”, avevano detto quelli. Allora era tornato a casa, perché non aveva documenti con sé, ed era ritornato al seggio. “Ah, ma certo!”, aveva detto il presidente, dopo aver visto la foto sulla carta d’identità.

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