Ancora un witz

Per rispettare l’ormai tradizione e rendere omaggio alla memoria senza farsi mancare un sorriso, ecco un witz – una storiella ebraica – tratto dalla voce Kalikèh (che significa storpio, ma anche goffo, maldestro, stupido) di quella specie di dizionario che è “OY OY OY! Umorismo e sapienza nel mondo perduto dello yìddish”, un libro di Leo Rosten:

Il signor Katz prova il suo abito su misura dal sarto e sbraita: «Guardate questa manica! È lunga dieci centimetri di troppo!»
«Provate a sporgere il gomito e vedrete che la manica è perfettamente giusta!»
«Il collo, poi! Mi arriva fino a metà testa!»
«Bene, tendete il collo e portate il capo leggermente all’indietro: vedete, ora il colletto scende.»
«Ma la spalla sinistra è sei centimetri più larga della destra!»
«Chinatevi, così, ecco, ora si livella.»
Il signor Katz lascia il laboratorio in questa bizzarra postura: gomito destro proteso in avanti, collo dritto e testa indietro, spalla sinistra insaccata. Si avvicina uno sconosciuto.
«Mi scusi, le spiacerebbe dirmi chi è il suo sarto?»
«Il mio sarto?» urla Katz. «Ma lei è matto! Come può venirle in mente di andare dal mio sarto?!»
«Se è riuscito a vestire un kalikèh come lei, dev’essere un genio!»

 

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